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Abbandono dell'Opec, l'arma di ricatto del Qatar

Sconvolgere i mercati e destabilizzare i prezzi: dal gennaio 2019, sul settore energetico penderà la spada di Damocle del Qatar, che annuncia la sua uscita dall'Opec, l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio. E' una risposta dell'emiro all'embargo degli altri paesi arabi (causato dai suoi finanziamenti al jihad). E l'Italia sta al gioco.

Impianti di gas liquido a Ras Laffan, Qatar

Sconvolgere i mercati e destabilizzare i prezzi: a partire dal gennaio 2019, sul settore energetico penderà la spada di Damocle del Qatar, che annunciato la sua imminente uscita dall’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio. Stando alla motivazione ufficiale, il regime di Doha intenderebbe concentrarsi sul gas liquefatto, del quale è il primo esportatore al mondo, ma si tratta di una scusa e per giunta poco credibile. Gli emiri del clan Al Thani regnanti in Qatar hanno in realtà deciso di aggiungere una nuova freccia al proprio arco di strumenti di dominio e ricatto: insieme al terrorismo e ai denari, ecco l’energia, pronta a essere utilizzata come arma per colpire la comunità internazionale se questa non dovesse comportarsi secondo i loro umori, desiderata o diktat.

Sono queste le modalità che il regime di Doha utilizza nei rapporti con i propri interlocutori, e verso di esse l’Italia si sta dimostrando particolarmente sensibile, o per meglio dire vulnerabile. Attraverso la minaccia di compiere attentati terroristici, ricorrendo alla vasta rete di soggetti radicalizzati che fanno capo alla Fratellanza Musulmana, e attraverso gli investimenti con continua a comprare tutto e tutti, il Qatar è riuscito ad assoggettare la classe dirigente italiana, facendo del paese il proprio avamposto geopolitico in Europa. Lo sganciamento dall’Opec renderà l’Italia ancor più accondiscendente verso il regime di Doha, nel timore di ripercussioni sul crescente business nel settore energetico.  

Sulla scelta di fuoriuscire dall’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, ha certamente influito le forti tensioni con il Quartetto contro il terrorismo, composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, che dal giugno 2017 ha imposto un embargo commerciale, sia aereo che marittimo, ai danni del Qatar. Invece di rispondere positivamente o andare almeno incontro alle condizioni poste dal Quartetto per sollevare l’embargo e ripristinare le relazioni politiche e diplomatiche, il regime di Doha ha risposto facendo esattamente il contrario di quanto richiesto, incrementando il finanziamento del terrorismo e dei gruppi estremisti legati alla Fratellanza Musulmana, rafforzando le relazioni con il regime khomeinista iraniano e con la Turchia islamista di Erdogan, e proseguendo con la divulgazione di propaganda e fake news contro i paesi membri del Quartetto attraverso Al Jazeera.

L’addio all’Opec è l’ultimo guanto di sfida lanciato dagli emiri del clan Al Thani, che stanno ora estendendo al settore petrolifero la loro guerra personale nei confronti della comunità internazionale. Le conseguenze negative delle bellicose politiche del Qatar ricadono infatti non solo sul Quartetto, ma di ciò a Doha non sembrano preoccuparsi. Per fronteggiare le sanzioni e l’isolamento diplomatico possono infatti contare non solo sugli “stati canaglia” alleati, Turchia e Iran, ma anche - ahimè - sul supporto che continuano a garantirgli i governi italiani.