• TUTTI I SANTI

Al Carmelo. Maria, suprema Maestra di santità

Cos'è la festa di tutti i Santi se non la prova sensibile che siamo fatti per il Paradiso e che il Paradiso è fatto per noi? E chi se non la Madonna, può renderci "visibile" la via della santità e, su di essa, condurci con sicurezza? A padre Antonio Maria Sicari abbiamo chiesto di raccontarci il metodo di Maria sulla strada verso il Cielo, in particolare di come la Madonna abbia compiuto la sua opera di "Madre di santità" nelle straordinarie vite dei santi del Carmelo.

Madonna del Carmelo

"Madre amata, io nella mia piccolezza come te possiedo in me l'Onnipotente. Ma perché son debole io non mi turbo: i tesori della madre vanno ai figli ed io sono figlia tua, diletta Madre. Mie sono le tue virtù, mio è il tuo Amore! E quando in cuore mi scende l'Ostia bianca, di riposare in te crede Gesù Agnello! Tu mi fai capire che m'è ben possibile l'orme tue seguir, Regina degli Eletti. La via stretta al Cielo l'hai resa visibile!". (Teresa di Gesù Bambino, Poesia, n. 54, 5-6)

Nell'immenso e inestimabile patrimonio regalatoci da coloro che già abitano la Patria Celeste, queste parole di Teresa di Gesù Bambino descrivono, con la perfezione propria del cuore dei santi, il mistero che oggi ci troviamo a festeggiare. Cos'è infatti la festa di tutti i Santi se non la prova sensibile che siamo fatti per il Paradiso e che il Paradiso è fatto per noi? E chi sono i Santi se non quegli uomini che, per Grazia di Dio, hanno già conquistato in terra il loro meraviglioso pezzo di Cielo?  Infine: chi se non Maria, colei che è Paradiso di Dio e insieme umile Madre nostra, può renderci "visibile" la via della santità e, su di essa, condurci con sicurezza?

Perciò, per festeggiare questa festa, una delle più eccitanti che la Chiesa regala al popolo di Dio, ovvero la festa in cui gli abitanti del Cielo e della Terra rompono ogni indugio e si uniscono per godere ed esultare al Re dei Re, ebbene per omaggiarla a dovere ci faremo guidare proprio da Lei: la Regina dei Cieli.

A padre Antonio Maria Sicari, carmelitano scalzo nonché tra i maggiori esperti delle vite dei santi, abbiamo chiesto di raccontarci il metodo di Maria sulla strada verso il Cielo ed in particolare di come la Madonna abbia compiuto la sua opera di "Madre di santità" dentro alle straordinarie vite dei santi del Carmelo.


Maria è Regina e Maestra di Santità. Si può certamente dire che nei santi del Carmelo questa maternità di Maria, come generatrice di santità, si concretizza in modo straordinario. Come?

Nell’Ordine Carmelitano l’affidamento a Maria ha alcune caratteristiche particolari, radicate nella sua storia. I primi eremiti cristiani (che si raccolsero sul Monte Carmelo sul finire del secolo XI) si sentirono eredi e custodi di antiche tradizioni che ricollegavano la santa montagna al profeta Elia (considerato fondatore del monachesimo già nel Vecchio Testamento) e alla Sacra Famiglia di Nazareth, che avrebbe ripetutamente visitato quegli antichi monaci.  
A Maria venne dunque dedicata la prima cappella da loro costruita sul sacro monte, e gli eremiti iniziarono a farsi chiamare “fratelli della Beata Vergine Maria”.
Quando poi (nel sec. XIII) furono costretti ad abbandonare la Palestina e a passare in Occidente, rivendicarono questo titolo come espressione della loro particolare vocazione e identità. Mantennero anche una forte devozione al mistero della Annunciazione (dedicando ad esso tutte le loro chiese) vedendovi l’icona della vita contemplativa: la prima creatura intenta ad adorare il Mistero che la inabita.  
Anche il riferimento alla Maternità di Maria ebbe, nell’Ordine Carmelitano, una particolare accentuazione (nella persuasione di essere stato da lei “generato”). Più tardi si svilupparono i racconti della Sua particolare custodia, concretizzata nel dono dello Scapolare (la veste materna da lei donata ai frati come segno di protezione in vita e in morte). Tale devozione fu successivamente estesa a tutti i cristiani. E Maria venne così venerata col bel titolo di "Mater omnium" (“Madre di tutti”): Colei che raccoglie tutti sotto il suo manto materno.

Maria per prima ha creduto e credendo ha dato alla luce Gesù Cristo, figlio di Dio. Su imitazione di Maria, i santi del Carmelo ci insegnano che credere significa amare. Cioè, che la fede in Cristo è prima di tutto un atto d’Amore.  Può spiegare?

Per dare pienezza a queste affermazioni sulla fede che è amore, è necessario sostanziarle e non dare loro soltanto un significato affettivo-devozionale, o ideale. Santa Teresa racconta di avere ascoltato da Gesù queste parole: “In te cerca Me, e in Me cerca te”. Tale espressione sintetizza molto bene lo stile di “santità mariana” chiesto ai carmelitani. Essa, infatti, descrive perfettamente i due grandi misteri su cui i primi frati impostarono la loro vita: "L’ANNUNCIAZIONE" (quando il Figlio di Dio cominciò ad abitare fisicamente nella sua creatura, cominciando così ad “abitare in mezzo a noi”) e "L’IMMACOLATA CONCEZIONE" (il mistero che ci rivela Maria già immaginata, pensata, concepita in Cristo e da Lui da sempre abbracciata).  In questo consiste la vera contemplazione. E nell’annunciare e comunicare questi due misteri consiste anche la vera missione del cristiano.

Maria è preghiera. Quando noi preghiamo la Vergine, è piuttosto Lei che prega in noi e che ci porta davanti a Gesù. Come pregano i santi del Carmelo e come ci insegnano a pregare?

Sì, è così! Basta recitare le Litanie per accorgersene. Nelle prime invocazioni ci rivolgiamo alle Persone della SS. Trinità e perciò “preghiamo noi” dicendo ad ognuna di esse: “Signore, Pietà!”. Poi cominciamo a invocare, con tanti titoli affettuosi, la Vergine Santa, ma diciamo: “Prega (Tu) per noi!”.  Come facciamo nell’Ave Maria, quando le diciamo: “Prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte”.  Insomma preghiamo Maria dicendole di non saper pregare senza di lei e senza la sua voce.  I Santi del Carmelo pregano così: si lasciano avvolgere dalla Vergine Santa e (aiutati da lei) cominciano a contemplare i misteri della vita di Gesù e a immedesimarsi in essi.

La Madonna, in quanto madre del Crocifisso, è anche Regina del Dolore. È grazie a Lei che i santi del Carmelo imparano a soffrire con Gesù e ad amare la Croce, perché parte indispensabile del progetto di Amore di Dio su ogni uomo. Qualche esempio di questo?

Tutti i cristiani devono imparare a contemplare la Croce di Gesù e a desiderare di abbracciare ed essere abbracciati dal Crocifisso. La sofferenza non è un male necessario da sopportare virtuosamente o asceticamente. È anzitutto una necessità, affinché possiamo conoscere davvero e interamente Cristo.  La Carmelitana Santa Elisabetta della Trinità, nell’ultimo dolorosissimo periodo della sua vita, si soffermava a lungo a meditare questa espressione di S. Angela da Foligno: “Dove abitava Cristo, se non nel dolore?”.  Ma i Santi Carmelitani ci hanno anche insegnato una maniera inedita di partecipare alla sofferenza di Gesù. Santa Teresa di Lisieux, ad esempio, si soffermava a meditare Gesù sofferente nell’orto degli ulivi e poi Gli diceva: “Ti ricordi di avermi visto, quando soffrivi?”.  Si sentiva coinvolta nella Passione fin dagli inizi, dando senso compiuto a certe frasi (tipo: “Gesù ha sofferto per me!”) che noi diciamo solo in maniera devozionale. I Santi carmelitani non cercano soltanto di attualizzare nel presente “il passato di Gesù”, ma cercano di percepire nella storia di Gesù (che è Vivente) anche il loro presente.

I santi ci insegnano a lottare contro il male, contro le tentazioni  e le insidie del demonio. E lo fanno con coraggio perché sono sicuri che Dio ha già vinto per loro. La Madonna come li guida in questa battaglia?

La Madonna ci aiuta a non cadere nell’inganno. Da un lato, infatti, bisogna prendere sul serio la battaglia, senza sminuirne la durezza (e questo riguarda noi). Dall’altro però dobbiamo mantenere intatta la coscienza e la certezza che si tratta di una battaglia già vinta: se restiamo in Lui e con Lui.  È diverso lottare quando la vittoria è accaduta!

Di solito, ciò che più colpisce  nei santi è la pace, e la gioia che sgorga dal loro cuore in ogni circostanza di vita, anche quelle apparentemente più avverse. Ancora una volta: è Maria che insegna ai Santi a sorridere sempre a Gesù con il cuore? Come?

I Santi non sorridono facendo delle smorfie per smentire la sofferenza (che può anche essere durissima), ma sanno sorridere, anche se dolorosamente, di tenerezza, per sentirsi coinvolti in un mistero così grande di redenzione e di amore.  Un’esperienza, simile a quella del sorriso, è quella del canto e della poesia che essi riescono a far sgorgare dal loro cuore martoriato. Fu nel buio di un tristissimo carcere che San Giovanni della Croce divenne uno dei più grandi poeti d’amore di ogni letteratura. A volte, per resistere nella sofferenza, ai Santi carmelitani bastava poter guardare una dolce immagine della Vergine Santa.


I santi del Carmelo ci mostrano come l’ultimo gradino verso la santità sia amare la volontà del Padre più che se stessi. Come fa Maria a portarli fino a lì?

In fondo si tratta di dare senso e verità alla preghiera che facciamo sempre, quando chiediamo al Padre la grazia di poterci immedesimare efficacemente nel desiderio “che la sua volontà sia fatta in terra come in cielo”.  Maria ci può insegnare ad avere la stessa volontà di Dio Padre, sentendoci “figli”, “sempre figli”  e “soltanto figli”.  È  bellissimo ricordare l’invocazione di Dante che la chiama “figlia del tuo Figlio”!


Nel pensiero comune il Santo è  il prototipo dell’uomo perfetto quindi irraggiungibile. È così?  La comunione dei santi invece ce li rende più vicini a noi di quanto non si pensi: come?

Il fatto che la Chiesa ci propone dei santi “canonizzati” (che si possono cioè guardare come modelli sicuri) ci può lasciare all’inizio la falsa impressione di “irraggiungibile perfezione”. Ma la Madonna sarebbe invece d’accordissimo con quello che scriveva G. Bernanos: «La casa di Dio è una casa di uomini e non di superuomini. I cristiani non sono superuomini. E nemmeno i santi. Anzi, i santi meno di tutti, perché sono gli esseri umani più umani. I Santi non sono sublimi, non hanno bisogno del sublime; se mai è il sublime che avrebbe bisogno di loro. I santi non sono eroi come i personaggi di Plutarco (…). Un eroe dà l’illusione di superare l’umanità, mentre il santo non la supera, la assume. Si sforza di realizzarla nel miglior modo possibile, si sforza di avvicinarsi il più possibile al suo modello Gesù Cristo, cioè a colui che è stato perfettamente uomo» (I predestinati, Ed. Gribaudi, Milano 1995, pp. 73-93). Infatti Maria l’ha visto accadere per trent’anni proprio nella sua casa, a Nazareth.