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Al pozzo bianco dove la Madonna consiglia

E’ tra le più antiche chiese di Bergamo, citata già in un lascito testamentario nel 774. La dedicazione a San Michele potrebbe essere l’ulteriore conferma della fondazione longobarda, avendo questo popolo dimostrato sempre una particolare devozione nei confronti dell’Arcangelo per antonomasia. L’appellativo “al pozzo bianco”, rimasto nel toponimo della piazza, si deve probabilmente alla presenza di un antico puteo albo di cui oggi non rimane più traccia.

Anche la chiesa originaria, così com’era, è scomparsa. Ne sopravvivono alcune parti nell’attuale cripta. Tra il XII e il XIII secolo venne, infatti, ricostruita ma l’aspetto odierno risale per lo più al rifacimento quattrocentesco. Ad eccezione della facciata, in pietra viva e stile neo romanico, che fu rifatta all’inizio del Novecento, e del campanile, concluso esattamente nel 1925.

L’aula unica rettangolare interna, scandita in tre campate da arconi a sesto acuto, è ricoperta da travi lignee disposte a capanna. La navata si conclude in tre cappelle, chiuse da inferriate, di cui quella centrale risulta avere dimensioni doppie rispetto alle laterali.

La venerata icona della Madonna del Buon Consiglio, proveniente dalla soppressa chiesa di sant’Agostino, è custodita nella cappella maggiore presso lo scenografico altare seicentesco in legno dorato. L’ambiente è interamente affrescato. I dipinti vennero eseguiti nella seconda metà del Cinquecento dal pittore Gian Battista Guarinoni di Averara e si riferiscono per lo più alle apparizioni di San Michele.  Le scene dell’Arcangelo che caccia Satana nell’inferno, quella degli Angeli fedeli che precipitano gli Angeli ribelli e una Resurrezione sulla parete di fondo completano il ciclo.

Alla stessa mano appartengono gli affreschi della cappella di destra, intitolata a San Giovanni Battista, di cui raccontano la storia.

L’intervento più straordinario fu quello che interessò la Cappella di sinistra, dedicata alla Vergine. L’esecutore fu il celeberrimo Lorenzo Lotto che, in partenza da Bergamo per Venezia, firmò e datò la sua opera al 1525. Sotto una volta in cui campeggia il Padre Eterno tra nuvole tempestose, sorretto da angeli e accompagnato dagli Evangelisti nei pennacchi, si dipanano episodi della Vita di Maria, prima della venuta di Cristo. La Nascita della Vergine, la Presentazione al Tempio, lo Sposalizio e l’Annunciazione occupano le pareti interne mentre all’esterno il fedele è accolto dalla Visitazione, esempio della carità di Maria nei confronti dell’anziana cugina. A Lei, eletta a propria patrona, guardavano come modello di bontà i membri della confraternita parrocchiale dedita ad attività assistenziali, committente dei dipinti.

Lungo le pareti della navata si susseguono affreschi di varia datazione, i più antichi dei quali risalgono al Duecento costituendo una tra le più antiche testimonianze pittoriche della città e della Regione. Ricorre più volte l’immagine della Madonna del Latte e quella del titolare della chiesa, rappresentato in veste di psicopompo, ovvero colui che accompagna le anime nell’ascesa alla vita ultraterrena.

Una ripida scala conduce all’antico ipogeo, la cripta, suddivisa in tre vani e affrescata nel Duecento. Un tempo fungeva da chiesa iemale.