• LA STORIA

All'inferno di droga e disperazione e ritorno. Storia di Donald

L’inizio della storia di quest’uomo è la stessa di centinaia di ragazzi di una generazione, la nostra, ferita da famiglie distrutte, dall’ignoranza su Dio, dalla mancanza di un senso per cui dare la vita e quindi di fuga da essa in divertimenti sempre più autodistruttivi. Una generazione così diseducata che a volte ci pare ormai persa, irrecuperabile. Eppure c’è qualcosa che va oltre il buon senso con cui giustamente si guarda a questi giovani, che non elimina il giudizio ma lo completa superando la rassegnazione e lasciando spazio a una speranza costruttiva.

Donald cresce senza che gli manchi alcun bene materiale, ma il fatto che la madre abbia divorziato per ben due volte e che non gli sia stato comunicato alcun ideale per cui sacrificarsi lo porta alla ribellione e alla fuga nei piaceri per anestetizzare la sua sete di senso. Cresciuto in California dall’età di 13 anni comincia a frequentare compagnie pericolose, dove circola la droga e si fa largo la delinquenza, fino a portarlo all’arresto. Il tentativo di tappare il vuoto che lo spaventa con la trasgressione ripetuta lo conduce alla disperazione, per cui comincia a maturare pensieri suicidi. Ma quando Donald Calloway è nel pieno dell’adolescenza, la sua famiglia decide di traslocare in Giappone per motivi di lavoro. Il giovane reagisce malissimo alla notizia della partenza e una volta emigrato cerca anche lì coetanei convinti che la ribellione sia l’unica modalità di vivere degnamente. Subito viene in contatto con la mafia giapponese: “Ero un piccolo giovane caucasico, perciò potevano riempire il mio zaino di droga e di soldi da portare in diversi casinò della grande isola di Honshu, quella principale del Giappone”, ha raccontato in una testimonianza che gira in rete. Ma scoperto dalle autorità locali e ricercato dal governo giapponese e da quello americano, viene espulso dal paese “con due militari che mi avevano legato mani e piedi”. Messo in un centro di recupero per ragazzi problematici fu poi rilasciato per ritornare negli Stati Uniti.

Per dimenticare nuovamente la disperazione in cui si sentiva ormai irreversibilmente intrappolato, Donald comincia a bere e a drogarsi continuamente, in modo da non essere mai pienamente sobrio, scacciando così, come da sempre, la domanda di senso che fin da piccolo riemerge nel suo cuore. Nel frattempo sua madre “divenne cattolica, come gli ricordo spesso per merito mio”. Infatti, esasperata dal figlio e dal suo passato di fallimenti matrimoniali la donna cerca un appiglio “e Dio le aveva riposto lavorando nel suo cuore e poi conducendola nella Chiesa cattolica”. La sua vita cambia radicalmente, al centro ci sono la preghiera incessante e i sacramenti ricevuti assiduamente, fra cui la Messa, “a cui mi diceva di partecipare, ma di cui ovviamente non mi interessava nulla”, ha continuato Donald. La donna, però, non si arrende e continua ad implorare il miracolo pregando senza sosta e scoraggiamento per quel figlio apparentemente spacciato.

Finché una sera Donald, preso dal terrore e da pensieri suicidi continui, non sapendo più che fare afferra meccanicamente un libro dagli scaffali di casa. “Era un libro sulle apparizioni mariane e fui rapito dalla descrizione di questa donna che non conoscevo nemmeno, la bellezza più bella che avessi mai visto, era unica, mi pareva così speciale, divorai il libro”. Donald ha chiarito che il volume “parlava di una bellissima donna di nome Maria, che era la madre di Gesù e che era bellissima, così bella che faceva piangere i bimbi piccoli che cadevano alle sue ginocchia rapiti dalla sua femminilità e dal suo amore. Fui affascinato”.

Il giorno successivo il giovane cerca di dire alla madre quanto accaduto ma, privo della terminologia religiosa, fatica a spiegarsi. La donna chiama quindi alcuni amici preti per cercare di capire cosa sia successo. Ma essendo le 6 di mattina nessuno risponde. Imbarazzato Donald le chiede se non c’è li vicino c’è “una…una, penso si chiami cappella”. Sgranando gli occhi la madre annuisce, lo fissa e risponde: “Sì, Donnie. Corriamo”. Giunti sul posto un sacerdote invita il giovane a partecipare alla Messa, dopodiché gli regala un dipinto con raffigurata l’immagine del Gesù misericordioso: “Ero scioccato perché non mi guardava come se volesse punirmi. Ma il suo era un gesto di benedizione. Cominciai a piangere. Capii che ero amato e che ero voluto da Dio”.

Così il giovane comincia a leggere altri libri sulla Madonna: “Crebbi nella relazione con lei e mi portò, come fa sempre, a Gesù. E così sono passato per la “divina disintossicazione”, come la chiamo io e Maria mi ha portato nella Chiesa cattolica”. Non solo, perché Donald è poi diventato padre Donald: “La purezza di Maria mi ha condotto a una vocazione di verginità, al sacerdozio” e “la sua femminilità mi è servita per farmi ritrovare la mia mascolinità, la Madonna mi ha reso un uomo. La devozione a lei non è per le donne appena. Anzi. Ho poi scoperto che tanti santi dicevano lo stesso, che l’uomo è reso tale da una donna come Maria. Lei ci cambia attraverso la preghiera”.  

Ora che è sacerdote dell’Immacolata concezione, padre Donald spesso viaggia per dare testimonianza e spiegare che “sono un prodotto della divina misericordia. Ho fatto così tante cose orribili, ho ferito così tante persone, eppure c’è misericordia anche per uno come me. E se questo è vero, e lo è, allora in tutto il mondo c’è un oceano di misericordia che ci attende. Gesù ti ama ed è venuto per te. Dio è follemente innamorato di te e cerca la tua amicizia. Arde per il tuo cuore. Daglielo”.

Come già la vicenda di santa Monica e sant’Agostino dimostra, davvero nulla è impossibile a Dio quando le nostre preghiere gli vengono presentate da sua madre Maria. Che supera anche le richieste fatte. Perché i Rosari recitati per Donald da sua madre, dopo essere stata salvata lei stessa, hanno non solo convertito un figlio che pareva perso, ma lo hanno reso un grande testimone della potenza di Dio per tutto il mondo.