• PRIMARIE USA

Appello dei conservatori cattolici a non votare Trump

I cattolici conservatori americani hanno dichiarato guerra a Donald J. Trump. A rompere il ghiaccio per primo è stato Catholic Vote, poi è seguita una lettera aperta firmata dai grandi nomi del mondo intellettuale cattolico statunitense, fra cui George Weigel, biografo di san Giovanni Paolo II.

Catholic Vote

I cattolici conservatori americani hanno dichiarato guerra a Donald J. Trump. Per primo ha rotto il ghiaccio, imperiosamente, Catholic Vote, l’advocacy group fondato a Chicago nel 2008 da Brian Burch per convincere i cattolici a eleggere uomini politici in linea con il magistero della Chiesa. Con una massiccia campagna mediatica, Catholic Vote ha invitato a boicottare Trump scegliendo tra Marco Rubio o Ted Cruz (impeccabili entrambi sui “princìpi non negoziabili” benché il primo sia cattolico e il secondo protestante).

Adesso entrano direttamente nell’agone i due intellettuali cattolici più famosi e influenti degli Stati Uniti: Robert P. George, docente di Diritto alla Princeton University nell’omonima cittadina del New Jersey e bandiera internazionale dell’anti-relativismo, e George Weigel, saggista, biografo di due Pontifici, colonna portante dell’Ethics and Public Policy Center di Washington. Praticamente lo stato maggiore dei cattolici seri. Anche George e Weigel hanno scelto la linea dura, pubblicando un appello su National Review, il periodico più importante di tutto il mondo conservatore statunitense, forte di anni di battaglie in prima fila, strategico per il lancio di campagne elettorali decisive (Barry Goldwater, Richard Nixon e Ronald Reagan per non parlare che dei classici), già di suo nettamente schierato contro Trump (reo, dice il periodico, di essere un alieno “non conservatore”) ed en passant (ma mica poi tanto) fondato dal cattolico William F. Buckley Jr. e costantemente popolato da autori cattolici così da farlo spesso ritenere (erroneamente, sul piano strettamente tecnico) “un giornale cattolico”.

L’appello di George e Weigel si regge su un ragionamento profondo e al contempo pratico. «Negli ultimi anni», scrivono i due intellettuali, «il Partito Repubblicano è stato il veicolo – imperfetto, come tutte le istituzioni umane – attraverso cui promuovere cause che stanno al centro delle preoccupazioni sociali dei cattolici negli Stati Uniti». Vale a dire la «protezione giuridica dei bambini non nati, dei disabili fisici e degli handicappati mentali, degli anziani fragili e di altre vittime di quella che san Giovanni Paolo II ha etichettato come “cultura di morte"», la «difesa della libertà religiosa a fronte di assalti senza precedenti condotti da funzionari governativi di ogni livello che in questo modo si sono resi nemici della coscienza», la «ricostruzione di una cultura del matrimonio» e la «reintroduzione di una idea del governo costituzionale limitato in accordo con il principio socio-etico cattolico centrale della sussidiarietà».

Ma «adesso questa possibilità è in grave pericolo, e quindi lo sono anche quelle cause». Trump, infatti, «è manifestamente inadatto a diventare presidente gli Stati Uniti». Le paure razziali cui dà benzina «offendono ogni sensibilità davvero cattolica». Ha detto che da presidente ordinerebbe ai militari «di torturare i sospetti e di uccidere le famiglie dei terroristi», ma queste azioni sono «condannate dalla Chiesa» e «coprirebbe il nostro Paese di vergogna». E poi «nulla nel suo programma o nelle sue prese di posizione del passato dà motivo per credere che condivida il nostro impegno né a favore del diritto alla vita, della libertà religiosa e dei diritti della coscienza, né per la ricostruzione di una cultura del matrimonio, e nemmeno per la sussidiarietà e il principio del governo costituzionale limitato».

I promotori dell’appello sanno benissimo, e lo scrivono, che «molte brave persone, inclusi dei cattolici, sono attratti dalla sua proposta perché Trump parla di questioni legittimamente e genuinamente preoccupanti» quali la «stagnazione dei salari», la «brutale incompetenza dei settori amministrativi», la «spesa pubblica dissoluta», il «deterioramento delle leggi sull’immigrazione», una «politica estera inetta» e un «“politicamente corretto” soffocante». Ma per affrontare questi problemi reali non servono candidati finti; ci vogliono persone serie e credibili, e infatti «ci sono candidati alla nomination Repubblicana» non animati dalla sua «demagogia». Messaggio esplicito. Seguono le firme di parecchi nomi eccellenti del mondo accademico e intellettuale cattolico. Una così, negli Stati Uniti, a destra, tra i cattolici, non si era mai vista.