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In che anno morì Erode? Un test per i lettori
di Ruggero Sangalli 15-01-2011
Erode


Uno dei riferimenti storici più citati per collocare cronologicamente i fatti descritti nei Vangeli, riguarda la data della morte di Erode il grande: il 4 a.C. per molti commentatori.
Questa data è dovuta agli scritti di Giuseppe Flavio, che comunque non la esplicita mai: essa è solo dedotta dal numero degli anni di regno di Archelao, Filippo ed Antipa, nominati ufficialmente eredi di Erode. Tuttavia lo stesso Giuseppe Flavio fornisce almeno una dozzina d'informazioni che concorrono a rendere inadeguata la data di morte di Erode nel 4 a.C., tanto più che non era infrequente indicare come anni di regno di un erede al trono anche il periodo in cui tale sovranità vigeva pur essendo ancora in vita il vecchio re.     

Stranamente oggi molti scrivono che “certamente Erode morì nel 4 a.C.” con acritica fiducia in un dato indiretto, sfiduciando ben altri dati, molto più precisi. Infatti Giuseppe Flavio dice di Erode che morì settantenne. E che iniziò a regnare quindicenne, nel nono anno di Arcano, messo al potere da Pompeo, quando nel 63 a.C. i Romani conquistarono Gerusalemme.

Inoltre sappiamo che all’epoca della battaglia di Azio, nel settembre del 31 a.C., Erode era nel suo settimo anno di regno. Nel computo di anni utilizzato in Antichità giudaiche, il regno durò trentasette anni, ossia da trenta a trentuno anni dopo la battaglia di Azio. Sappiamo che Erode prese la decisione di ricostruire il tempio nel suo diciottesimo anno (quindicesimo secondo il computo che, in Guerre giudaiche, gli attribuisce 34 anni di regno), all’indomani della visita di Cesare Augusto in Siria, la cui data, 19 a.C., è certa tramite gli storici Romani. Insomma: nel 4 a.C. Erode era ancora vivo, altrimenti Giuseppe Flavio non sarebbe così certificante come lo vorrebbe chi svaluta la cronologia desumibile dal vangelo di Luca.

L’astronomia è ancora una volta un valido aiuto per “cronometrare la storia”, facendo giustizia delle qualità di storico di Giuseppe Flavio e anche di quelle di Luca, a danno di molti moderni commentatori. Scrive infatti Giuseppe Flavio che Erode morì circa due settimane dopo una spettacolare eclisse di luna e che i funerali furono celebrati prima della successiva pasqua ebraica.
I cataloghi della NASA permettono di ricostruire le date delle eclissi lunari avvenute nel periodo che stiamo indagando, scartando quelle non visibili dalla Palestina.

Chi sostiene che Erode è morto nel 4 a.C. ha puntato sull’eclissi del 13 marzo (calendario giuliano) del 4 a.C. Quell’anno il 14 nisan cadeva il 12 aprile, ventinove giorni dopo. Considerando tutto ciò che Giuseppe Flavio descrive come accaduto in quel frattempo, il tempo appare troppo poco perché la data sia quella. Non sfugga un particolare spesso trascurato, ma decisivo: il 13 marzo sarebbe il 14 di adar II, cioè un giorno di festa (il purim), collegato al 13 Adar, giorno di Nicanore, festivo dal tempo dei Maccabei.

Ebbene, Giuseppe Flavio attesta che, pochi giorni prima, due rabbi avevano incoraggiato una sommossa antiromana, distruggendo un’aquila dorata che Erode aveva fatto mettere all’esterno del tempio di Gerusalemme. A scanso di guai, Erode ritenne conveniente processare i due rabbi fuori città, a Gerico, dove soggiornava per curare alle terme le sue malattie. Li fece ardere vivi (Antichità Giudaiche, cap. XXVII), proprio il giorno dell’eclisse.

Pensiamo al rispetto ebraico per le festività: nessuna corte, per quanto illegale, avrebbe deliberato in giorno di festa (Est 9,17-18), addirittura contro due famosi rabbi… L’intera nazione se ne sarebbe scandalizzata. E Giuseppe Flavio scrive che la corte giudicante in questo caso era addirittura la Suprema Corte dei Giudei, i tutori della legalità. Tanto più che, ancora Giuseppe Flavio, ricorda che proprio Archelao (effettivamente co-regnante con Antipa e Filippo a partire dall’anno 4 a.C.), di fronte alle rimostranze di chi contestava la sentenza, non mancò di giustificarsi definendola “secondo la legge”. Anche per Gesù la “legge” fece in modo da affrettare l’esecuzione per non profanare il giorno di festa.

Il 14 adar non può essere la data dell’eclisse e il 4 a.C. non è l’anno che ci interessa.  Erode, un idumeo, non avrebbe fatto ardere due rabbi nel giorno in cui si bruciava l’effige di Haman, come da antica tradizione del purim. Per chi nutrisse ancora dubbi, Giuseppe Flavio all’indomani di questa “esecuzione impossibile” e prima della Pasqua, elenca una sfilza di fatti prima della morte di Erode (avvenuta circa due settimane dopo l’eclisse lunare), il cui calendario è incompatibile con i giorni mancanti al 14 nisan.

Ci serve dunque un’altra eclisse: nei cataloghi della NASA ce ne sono due particolarmente adatte. La prima è il 10 gennaio del 1 a.C., la seconda il 29 dicembre del 1 a.C. In entrambi i casi c’è sufficiente tempo per inserire realisticamente tutti gli episodi descritti da Giuseppe Flavio prima della pasqua successiva. Abbiamo un documento ebraico, il Megillath Taanith (il rotolo che elenca le festività), composto a ridosso della distruzione del tempio, nel 70 d.C. In questo rotolo ci sono due date non commentate quanto alla loro ragione, ma nelle quali non è permesso non festeggiare: una è il 7 kislev, l’altra il 2 shevat.

M. Moise Schwab, attraverso uno studio complicato e dettagliato, attribuì al 2 shevat la data della morte di Erode, proprio due settimane dopo l’eclisse del 29 dicembre, il 14 gennaio del 1 d.C. del nostro attuale calendario; tra l’altro ad un orario perfetto per essere vista da tutti e destare impressione: proprio al tramonto. Erode (nato nel 70 a.C., regnante dal 37 a.C.) aveva 70 anni di età, con 37 di regno per il computo di Antichità Giudaiche. Gesù era nato da circa un anno, alla fine del 2 a.C.. Tutto torna, per chi fa la prova


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