• NUOVA GUERRA FREDDA

Armi nucleari, si punta sulla velocità (per la deterrenza)

Putin ha presenziato al test del missile ipersonico Avangard. Può volare a quasi 25mila km/h, rendendo vano ogni tipo di scudo aereo. Ma anche Cina e Usa si stanno attrezzando per la sfida dei missili ipersonici. La velocità diventa l’elemento più importante per mantenere una deterrenza credibile di questa nuova guerra fredda. 

Il 26 dicembre presidente russo Vladimir Putin ha presenziato dalla sala operativa del ministero della Difesa a Mosca al riuscito test del missile ipersonico Avangard. Un test destinato ad avere un importante impatto militare ma anche politico, suggellato dalla presenza di Putin, sempre attento a esaltare i progressi militari e l’impiego dei militari.

L’Avangard sembrerebbe in grado di raggiungere obiettivi fino a 11mila chilometri di distanza (in pratica tutto il mondo se lanciato dalla Russia) trasportando nel caso anche testate nucleari multiple e indipendenti (in grado cioè di colpire più obiettivi con un solo missile) e volando a una velocità di quasi 25mila chilometri orari (20 volte la velocità del suono) che lo mette al riparo da ogni rischio di venire intercettato anche dai più avanzati sistemi di difesa antimissile oggi esistenti. Putin ha annunciato in una riunione di governo che "la Russia ha un nuovo tipo di arma strategica e nel 2019 il nuovo sistema d’arma intercontinentale Avangard entrerà al servizio".

Il test ha visto il missile percorrere circa 6.000 chilometri dalla regione degli Urali fino alla catena del Kura, in Kamchatka. "Il test è stato un successo completo - ha sottolineato il presidente - siamo i primi ad avere questo tipo di arma strategica". Putin mantiene quindi gli impegni assunti lo scorso 1° marzo quando nel discorso sullo stato della nazione assicurò che la Russia ha sviluppato armi "senza pari", in grado di raggiungere qualsiasi punto del globo, pur negando che Mosca sia impegnata in una corsa agli armamenti.

La Russia non è l’unica potenza a sviluppare armi ipersoniche. I cinesi stanno lavorando a missili con elevate prestazioni di velocità, hanno già da qualche anno messo a punto un missile balistico a raggio intermedio da impiegare con testate convenzionali contro le portaerei statunitensi nel Pacifico e nel 2016 hanno testato il missile Xingkong-2 in grado di volare a 7mila chilometri orari.

Gli Stati Uniti hanno programmi analoghi sia per missili basati a terra sviluppati nel programma Prompt Global Strike, sia per armi ipersoniche destinate a essere lanciate dagli aerei come Arrow e Hacksaw, accreditati di velocità pari a Mach 10, come il russo Kinzhal. 

La velocità diventa quindi l’elemento più importante per riuscire a mantenere una deterrenza credibile e impedire che gli avversari possano essere in grado di lanciare un primo attacco devastante che neutralizzi le capacità di risposta nucleare.

Le armi ipersoniche di fatto riducono o annullano il valore strategico degli “scudi antimissile”, i moderni e costosi sistemi di difesa sviluppati negli ultimi decenni per contrastare i missili balistici a corto e medio raggio, anche se presto allo sviluppo di “spade” sempre più affilate e veloci si contrapporranno probabilmente analoghi (nelle prestazioni) “scudi”, cioè difese aeree efficaci anche contro i missili ipersonici.

Già oggi i russi sostengono che il nuovo sistema S-500 sia in grado di intercettare il Prompt Global Strike statunitense e in tutti i paesi avanzati (anche in Europa) sono allo studio armi laser a lunga gittata, basate a terra o imbarcate su navi, potenzialmente in grado di abbattere armi iperveloci.

La sfida in questo campo si gioca sulle frazioni di secondo. La minaccia dei missili ipersonici richiederà la disponibilità di sistemi di scoperta precoce connessi alle armi di difesa anti-missile che individuino e neutralizzano i vettori attaccanti. Per reagire in tempi così stretti sarà necessario affidare sempre di più all’intelligenza artificiale la gestione della risposta ad attacchi di questo tipo, ma al di là dei contenuti tecnologici avveniristici il braccio di ferro tra le grandi potenze continuerà a giocarsi sulla deterrenza.

Cioè sulla disponibilità di tecnologie e armi iperveloci diffusa quanto basta per non illudere nessuno di poter scatenare un “first strike” nucleare vincente e risolutivo. In questa ottica il test del missile Avangard conferma che l’obiettivo strategico di Mosca resta quello di garantirsi la possibilità di colpire con armi atomiche obiettivi in tutto il mondo, mantenendo lo status di grande potenza militare anche se il suo PIL è inferiore a quello italiano.

Uno status non solo di prestigio ma necessario oggi a contrastare gli Stati Uniti nella nuova guerra fredda iniziata nel 2013 in Siria e proseguita l’anno successivo in Ucraina e domani a bilanciare la crescente potenza cinese.