Abbiamo affidato i nostri segreti a russi e americani
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di Gianandrea Gaiani15-02-2017 AA+A++

Prima rivelano pubblicamente nomi e dati personali degli agenti che a Milano uccisero Anis Amri, il terrorista dell’Isis, poi scopriamo grazie allo scoop del Mattino che da anni i nostri vertici politici affidano la sicurezza informatica e le comunicazioni del Ministero degli Esteri a società russe e americane. Un dato sconvolgente emerso sull’onda delle indiscrezioni pubblicate dal britannico Guardian circa i reiterati attacchi di hacker (forse russi) al sistema informatico della Farnesina.

Il Guardian aveva già svelato à il Datagate, cioè lo spionaggio diffuso da parte dell’intelligence americana a danni di tutti i governi e i leader del mondo inclusi gli “alleati” (italiani ed europei) ma è strato il quotidiano napoletano a mettere le mani sulle prove che l’attacco degli hacker non è una fatale conseguenza ma ha responsabilità gravissime in chi ha affidato a stranieri la sicurezza dei dati della nostra politica estera. Inutile dibattere sui rischi delle cyberwar e la necessità di dotarsi di sistemi e infrastrutture più sicure se poi si affida, per negligenza o dolo, la cyber security ad aziende straniere provenienti poi dalle due maggiori superpotenze anche in termini di operazioni cyber difensive e offensive. L’attuale ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha detto sabato che il governo "valuterà il da farsi solo dopo che avremo capito chi è il responsabile" dell’intrusione. Ma non è questo il punto: di cosa vogliamo sorprenderci se gli appalti per la sicurezza informatica della Farnesina sono stati attribuiti da anni alla russa Kaspersky Lab e poi gli statunitensi della FireEye?

La minaccia cyber è furtiva per definizione, non lascia firme inequivocabili, come è già accaduto in passato le intrusioni sono difficilmente attribuibili al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma se si danno le chiavi d’accesso alle potenze straniere la colpa di quanto è accaduto è solo nostra, dei vertici dirigenziali e politici italiani. Chi potrebbe mai affidare a società straniere la gestione e protezione di dati che riguardano gli interessi e la sicurezza nazionali? Abbiamo società italiane molto serie e affidabili in questo settore a cui attribuire tali appalti e anche queste dovrebbero venire monitorate costantemente dai servizi di sicurezza. Le società che operano nel settore cyber sono sempre legate, direttamente o meno, all’intelligence nazionale. Affidarsi a compagnie straniere per la sicurezza dei propri dati e comunicazioni significa mettere tutti i dati in mani altrui: roba da repubblica delle banane.

Il caso Datagate aveva già dimostrato anche alle anime pie, che ancora credono alle favole, che non ci sono amici e nemici, che le alleanze non escludono diffidenza e spionaggio, che tutti spiano tutti perché anche i Paesi amici sul piano politico o militare sono comunque rivali commerciali e perché in ogni caso conoscere i segreti degli altri aiuta ad anticiparne le mosse in tutti campi. E in questo contesto che fa l’Italia? Affida appalti milionari a russi e americani per il controllo delle nostre reti strategiche! Tra l’altro l’Italia non è proprio un paese di scarso peso nello scacchiere internazionale (e lo saremmo di più con una classe politica all’altezza della situazione): siamo tra le prime 10 potenze economiche e le prime 15 potenze militari mondiali.

Dalla Russia poi è lecito attendersi minacce poiché l’Italia ha “dichiarato guerra” a Mosca aderendo alle sanzioni varate da Usa e Ue. Più che normale quindi che i russi cerchino di spiare la nostra politica estera e infatti il portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si è limitata ad affermare che “non vi sono prove” del coinvolgimento russo nell’attacco alla Farnesina. 

Noi italiani non possiamo fidarci di alleati quali gli statunitensi e ancor meno di avversari cui imponiamo sanzioni come i russi, ma soprattutto non possiamo fidarci di chi ci governa e di chi amministra la cosa pubblica.


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