"Abortite se bimbe? Da femminista sono d'accordo"
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di Benedetta Frigerio24-03-2017 AA+A++

I maschi sono preferiti alle femmine che vengono abortite proprio a causa del loro sesso. Lo ha ammesso anche la dottoressa Wendy Savage, che non solo ha praticato 10.000 omicidi di bambini in grembo alle loro madri ma che è membro della commissione etica dell’Associazione dei medici inglesi, sostenendo la liceità della selezione dei feti. E’ risaputo, come ammette la femminista Savage in un’intervista rilasciata al Daily Mail, che per evitare gli aborti delle bambine molti ospedali inglesi non comunicano il sesso di nascita del piccolo se non a gravidanza avanzata o al momento del parto. Infatti, la diffusione dell’aborto selettivo, soprattutto all’interno delle comunità immigrate dall’Asia, portò nel 2012 alla denuncia di alcuni medici, che rimasero impuniti, ma a cui fece seguito un’indagine del governo. Nel 2014 furono pubblicati i dati: all’appello mancavano dalle 1.400 alle 4.700 bambine della popolazione immigrata.

Savage ha ammesso che “è il suo corpo (della donna, ndr) ed è il suo feto”, pertanto “se una donna non vuole un feto di un sesso (…) forzarla a proseguire [la gravidanza] non è bene per il bambino eventuale e nemmeno per la sua salute mentale (della donna, ndr)”. Stupisce che nessuno abbia osato domandare le dimissioni della femminista, che sarebbe stata cacciata da qualsiasi comitato etico occidentale se solo avesse osato parlare dell’aborto come di un omicidio. Ma soprattutto dovrebbe far riflettere che ciò avvenga nella emancipata patria delle suffragette, le prime femministe sorte come movimento in Gran Bretagna nel 1872, che passarono dal diritto di voto alla rivendicazione della loro autonomia e della loro uguaglianza in tutto e per tutto all’uomo, motivo per cui dovevano poter vivere, lavorare e ottenere ogni ruolo sociale concesso fino ad allora prettamente ai maschi.

Come mai se le femministe moderne arrivano a difendere l’aborto delle femmine e,perché no, l’utero in affitto quando è scelta consapevole e non economicamente condizionata di una donna? La risposta è nella coerenza alle premesse del loro pensiero, per cui “l’utero è mio e lo gestisco io” anche a costo di uccidere un’altra vita. Infatti, se la libertà di scelta della donna, a prescindere dalla sua bontà, è un assoluto (come lo è per la teoria femminista) che va contro anche alla libertà di un altro di vivere, dov’è il limite? Evidentemente non può esserci, perché se è giusto uccidere un figlio siccome non lo voglio, deve esserlo anche l’eliminazione di una femmina se non mi piace. A maggior ragione fabbricare artificialmente il figlio, partorirlo per poi darlo via, magari a due uomini che lo pretendano, dovrebbe essere lecito, se lo desidero. Come ha dichiarato una vera femminista come la presidente della Camera Laura Boldrin, svelando che il femminismo non è altro che il primato dei forti sui deboli.

Infatti, nascendo da una ribellione da qualsiasi autorità o legge naturale oggettiva, la donna senza più limiti è destinata a soggiogare chiunque sia più debole, compresa un’altra femmina con meno potere di lei (che in questo caso è una bimba che viene abortita o una donna usata come incubatrice e partoriente per realizzare le chimere altrui). Così, e sempre per lo stesso motivo, le femministe che volevano gestire il proprio corpo, che non volevano essere madri ma anzi assumere ruoli maschili, hanno costretto tutte le altre donne a vivere in società che le sostengono magari come manager ma non come mamme. E che le considerano oggetti sessuali, su cui l’uomo non ha responsabilità, figurarsi i loro figli. Perché, appunto, “l’utero è mio e lo gestisco io”.


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