Afghanistan, ora i jihadisti si combattono fra loro
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di Gianandrea Gaiani19-06-2017 AA+A++

E' terminato dopo dieci ore, e con un bilancio di almeno 12 morti (sei agenti e sei militanti), l'attacco sferrato ieri all'alba da un commando di talebani, fra cui un kamikaze, ad una base della polizia afghana a Gardez, capoluogo della provincia sud-orientale di Paktia. Funzionari locali hanno reso noto che un kamikaze ha fatto saltare un camioncino imbottito di esplosivo davanti all'ingresso della base, permettendo a cinque suoi compagni di penetrare all'interno.

I talebani hanno rivendicato l'operazione. Sardar Wali Tabasum, portavoce della polizia di Paktia, ha detto all'ANSA che "sei militanti sono stati uccisi, insieme a cinque agenti, mentre almeno 20 persone sono rimaste ferite". Ma il dottor Hedayatullah Hamidi, direttore sanitario provinciale, ha menzionato "sei cadaveri arrivati in ospedale", aggiungendo che "21 persone hanno riportato ferite". Si tratta solo dell’ultimo episodio di un’escalation di violenze che vede i governativi, in forte difficoltà, controllare appena il 50% del territorio mentre Talebani e milizie dello Stato Islamico ampliano continuamente le aree sotto il loro controllo. Le perdite per le truppe di Kabul sono altissine: 400/500 caduti al mese, oltre il doppio di feriti e un crescente numeri di disertori.

Per far fronte alla crisi militare, la più grave da quando i talebani vennero cacciati da Kabul alla fine del 2001, Donald Trump si appresta a inviare ulteriori 4.000 soldati in Afghanistan dopo le voci che avevano riferito un numero di rinforzi compreso tra 3mila e 5mila. Pochi giorni fa, il segretario alla difesa James Mattis aveva ammesso: "Gli Usa in Afghanistan non stanno vincendo" e, secondo le indiscrezioni, se gran parte del nuovo contingente sarà incaricato di addestrare le truppe afghane, altri militari Usa saranno destinati a operazioni antiterrorismo. Attualmente vi sono 13mila militari Nato in Afghanistan, 8.400 americani dei quali 2.500 con compiti di combattimento terrestre e aereo nell’ambito dell’Operazione Freedom Sentinel (erede di Enduring Freedom).

Le forze speciali e di sicurezza afghane, sostenute da consiglieri americani, hanno riconquistato nelle ultime ore l'area di Tora Bora nella provincia orientale di Nangarhar che di recente era caduta in mano alla filiale Khorasan (Afghanistan-Pakistan) dell'Isis che l’aveva strappata ai talebani. La conquista di Tora Bora (roccaforte in cui si nascose Osama bin Laden, invano braccato dalle truppe statunitensi nel 2002) da parte dell'Is era stata ammessa da Kabul ma non dai talebani.

In Afghanistan infatti è guerra aperta anche tra i diversi gruppi jihadisti e all’interno dello stesso movimento talebano. Un kamikaze appartenente al gruppo di talebani dissidenti, guidato dal Mullah Rasul, si è fatto esplodere giovedì scorso nella provincia meridionale afghana di Helmand vicino ad una base di talebani appartenenti alla organizzazione ufficiale Emirato islamico dell'Afghanistan, causando la morte di almeno quattro mujaheddin ed il ferimento di altri due. Poche ore prima un attentatore suicida dell'Emirato islamico aveva fatto saltare un'autobomba in una base del gruppo dissidente che, sostengono fonti dell'amministrazione locale, si accingeva ad accettare un dialogo di pace con il governo, causando numerose vittime. Il gruppo di alcune centinaia di mujaheddin agli ordini del Mullah Rasul non ha mai accettato il meccanismo di successione adottato dopo la morte della guida suprema dell'Emirato, il Mullah Omar, opponendosi prima alla nomina del Mullah Mansour (ucciso da un drone Usa), e poi a quella dell'attuale leader, il Mullah Hebatullah Akhundzada. 

Di recente le forze afghane e della coalizione sono state impegnate nella zona in combattimenti contro i Talebani ma dallo scorso marzo le truppe afghane con l'appoggio delle forze speciali americane si sono concentrate nell'offensiva contro l'Is nel distretto di Achin. Almeno 700 militanti dello stato islamico sono stati uccisi negli ultimi tre mesi nella provincia afghana di Nangarhar secondo il generale dell'esercito afghano, Mohammad Zaman Waziri confermate dai militari americani. Si tratta però di successi locali che non migliorano la situazione militare complessiva delle forze di Kabul a cui l’appoggio addestrativo garantito dall’Operazione della NATO “Resolute Support” sembra sempre di più insufficiente, confermando l’errore strategico compiuto con il ritiro affrettato delle forze da combattimento alleate voluto da Obama tra il 2011 e il 2014.

Un ritiro sostenuto mediaticamente da una “narrativa” diffusa da USA e Nato, Italia inclusa, (meglio dire propaganda battente) che voleva dimostrare l’autonomia delle truppe di Kabul nelle operazioni di combattimento.


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