Appelli e preghiere: l'Italia che non si arrende
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di Ermes Dovico20-06-2017 AA+A++

C’è un’Italia che non si rassegna alla cultura della morte e alla perdita della speranza che stanno pervadendo l’Occidente in conseguenza della sua progressiva scristianizzazione, guidata da gruppi elitari che si credono illuminati e purtroppo dispongono di innumerevoli mezzi per condizionare il nostro modo di pensare. Un’Italia che si mobilita per salvare la vita di una creatura inglese di dieci mesi, perché sa che ogni essere umano ha una dignità incommensurabile, sa che ogni malato ha il diritto di ricevere delle cure e, di certo, la nutrizione, l’idratazione e la ventilazione assistite non possono essere negate. 

Questa Italia chiede che sia rispettato il diritto di vivere del piccolo Charlie Gard, per amore suo e dei suoi genitori e perché è consapevole che l’ingiustizia che si sta commettendo contro questo bimbo inglese potrebbe presto riguardare i bambini e tutti gli ultimi della nostra società. L’aspetto straordinario è che tutte le iniziative sono nate dal basso. Come l’appello rivolto da un gruppo di cittadini al presidente Mattarella per chiedere di concedere la cittadinanza italiana a Charlie e ai suoi genitori, pubblicato sabato dalla Nuova BQ e dall’Occidentale e che ha già raccolto oltre 2.000 sottoscrizioni, ma il numero è da aggiornare al rialzo perché nel momento in cui scriviamo continuano ad arrivare nuove adesioni all’indirizzo salviamocharlie@gmail.com. Intanto, la lettera con le firme è stata inviata materialmente ieri sia al capo dello Stato che all’ambasciatore britannico in Italia, Jill Morris. 

C’è poi l’ora di adorazione eucaristica che si è tenuta in contemporanea domenica pomeriggio a Genova e La Spezia per invocare silenziosamente davanti al Santissimo la salvezza per Charlie. Una fede viva che sa che dietro ogni sofferente, ancor più se bambino, si cela il volto amoroso di Cristo e si rinnova il suo mistero salvifico, come testimoniava mirabilmente il beato don Carlo Gnocchi, illuminandoci su una verità che il mondo guarda con crescente scandalo.  E poi ancora la fiaccolata, organizzata da Citizen Go, che si è svolta a Roma giovedì davanti all’Ambasciata britannica e la veglia delle Sentinelle in Piedi davanti al Consolato britannico di Milano tenutasi sabato 10, per ricordare che il diritto di vivere è un principio alla base della convivenza umana, che ogni vita è inestimabile e nessuna legge o sentenza potrà mai negare questa verità. 

Di fronte a questa mobilitazione spontanea che chiede di non spegnere la speranza per Charlie e per le generazioni future, i media che si sono interessati al caso sono un gruppo sparuto. Secondo la logica della censura silenziosa, i grandi media rappresentativi della cultura dominante hanno perlopiù evitato di parlare di questa ingiustizia.

Oppure, nei rari casi in cui lo hanno fatto, si è trattato di un discorso neutrale (ma il bene e il male non sono neutrali) o perfino tendente a sostenere la decisione dei medici e giudici britannici di interrompere le cure di sostentamento vitale per il bambino. Il tutto mentre si dà ampio risalto a ogni richiesta di andare a morire “con dignità” in macabre cliniche straniere e non passa giorno senza che qualche grosso quotidiano ci dica quanto sia necessario il ddl sulle Disposizioni anticipate di trattamento, cioè una vera e propria legge sull’eutanasia che - se approvata  - moltiplicherà i Charlie di casa nostra (vedi articolo 3 su “minori e incapaci”) e gli omicidi legalizzati. Se buona parte dell’Italia è all’oscuro di quanto sta succedendo o addirittura ne rimane indifferente, c’è però anche un popolo che lotta, prega e spera. Ed è da qui che bisogna ripartire. 


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