Arcivescovo di Smirne: l'ecumenismo è mariano
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di Stefania Venturino18-07-2017 AA+A++

Incontro l’Arcivescovo di Smirne, monsignor Lorenzo Piretto, a Varazze, nel convento dei Padri domenicani, dove ha trascorso qualche giorno di riposo. Sua Eccellenza si trova in Turchia dal dicembre 1983, ma cominciò a visitarla già nel 1974. Per più di 20 anni è stato superiore dei domenicani e parroco della parrocchia dei santi Pietro e Paolo nel quartiere di Galata, per altrettanti fu vicario generale ad Istanbul. Inoltre ha insegnato italiano per 10 anni alle facoltà tecniche e per 13 latino alla facoltà di teologia islamica dell’Università “Marmara” ad Istanbul, dove alcuni studenti erano già iman responsabili delle Moschee. 

Quale impatto ebbe con persone così fortemente radicate nella cultura islamica?
Ricordo che questi studenti erano estremamente interessati al rapporto fra i filosofi arabi (Avicenna, Averroè) e i filosofi e teologi cristiani del medioevo, come S. Tomaso d’Aquino. Negli studenti islamici ho riscontrato un grande interesse verso l’insegnamento cristiano. Quando per esempio parlavo di temi spirituali come la preghiera cristiana, nella mia vita e in quella delle comunità, vedevo che i loro occhi si illuminavano. Ho sperimentato che ciò che lega profondamente un cristiano ed un musulmano è proprio il senso religioso, lo sguardo a Dio, una autentica e sincera vita di preghiera. Se c’è questo non c’è più diffidenza: con alcuni di questi studenti siamo ancora in contatto.

Com'è stato il primo impatto con questo paese e con il suo popolo?
La prima venuta nel 1974, con la conoscenza delle due comunità di Smirne e Istanbul e con un viaggio in tenda attraverso la Turchia, mi ha permesso di scoprire quella come una seconda Terra Santa, dove si è sviluppata la predicazione degli apostoli e anche di conoscere l’animo aperto e ospitale dei turchi. Da qui il desiderio di poter andare a vivere il più presto possibile in Turchia. Fu una vera e propria chiamata.

Le ha insegnato qualcosa il popolo turco? 
Come ho già detto ho scoperto anzitutto una grande ricchezza di ricordi cristiani da rivitalizzare. Inoltre è nata in me una grande simpatia per questo popolo che è subentrato al popolo cristiano (soprattutto cristiani armeni, greci, siriaci e caldei). Devo aggiungere che la fede in Dio dei turchi mi ha subito spinto all’impegno per l’apprendimento della lingua turca per iniziare un dialogo sincero e concreto con loro.

Quanti sono e come vivono oggi i cristiani in Turchia?
All’inizio del secolo i cristiani rappresentavano circa un terzo della popolazione. Oggi sono circa 100.000, di cui 50.000 armeni apostolici. I cattolici dei vari riti sono circa 30.000. La Chiesa cattolica di rito latino non è ufficialmente riconosciuta. Di fatto viviamo in clima di libertà religiosa, anche se intesa solo come libertà di culto: siamo liberi di svolgere le nostre attività religiose ed educative solo all’interno della Chiesa.

Cosa l’ha colpita di più delle comunità cristiane la cui libertà religiosa non è di fatto piena?
Sono molto riconoscente alle comunità cristiane di Turchia, perché hanno saputo conservare la fede anche in situazioni difficili. Quanto ai cattolici latini, hanno fatto un grande sforzo negli ultimi decenni per adattarsi alle innovazioni del Concilio Vaticano II, sopratutto con l’introduzione della lingua turca nella liturgia. Vi è stato un graduale progresso nel far cambiare l’idea delle nostre comunità come legate a chiese nazionali (italiana, francese, tedesca, ecc.). Finalmente si parla di Chiesa cattolica. In genere i nostri fedeli sono ben integrati. Ed è anche bello vedere come alla celebrazione dei matrimoni e dei funerali vi sia una grande partecipazione di amici musulmani.

Guardando le nostre comunità cristiane (in Italia e in Europa), che cosa osserva e cosa si sentirebbe di dire come pastore a noi Occidentali? Cosa si aspettano da noi i cristiani che vivono in Turchia?
Potendo ora seguire per via satellitare le televisioni straniere, direi che i nostri cristiani rimangono confortati quando vedono le chiese piene e le liturgie ben preparate. Molte delle nostre famiglie pregano ogni sera il Santo Rosario trasmesso da Lourdes. Certamente dai cristiani d’Italia e d’Europa, che vivono in clima di piena libertà religiosa, si attendono una testimonianza viva di fede, ma forse in questo si illudono un po’...

C’è una preghiera, un santo, o una devozione che l’ha aiutata nella sua missione?
La preghiera che amo di più e che spesso recito con le persone musulmane che vengono a chiedermi l’aiuto di una preghiera è il “Padre nostro”. L’ho anche tradotta dal latino e commentata con gli studenti all’Università. Quanto a un santo è la madre di Gesù, Maria santissima, molto venerata anche dai mussulmani. A Istanbul ai visitatori della chiesa che guardavano al volto della Vergine ripetendo “come è dolce”, facevo notare che il Corano parla di Maria come “tutta santa che ha ricevuto Gesù da Dio”, non da un uomo.

La Madonna come chiave dell’ecumenismo?
I Turchi chiamano Maria “Meryem Ana”, “Maria mamma”. E alla casa di Maria a Efeso, dove la Madonna avrebbe vissuto gli ultimi tempi della sua vita e si sarebbe “addormentata”, come dicono gli orientali, e poi assunta in cielo, la grande maggioranza dei pellegrini è costituita dai musulmani. Maria è la madre di tutti gli uomini e il “ponte” per il dialogo tra cristiani e musulmani. Proprio in questa linea, la mia devozione più cara è quella del Rosario, un modo semplice e profondo per entrare nel cuore del Vangelo con il cuore della madre di Gesù.

Cos'è per lei la povertà di cui tanto si parla? Di cosa l’uomo ha più paura e quindi più bisogno oggi?
Povertà è anzitutto quella interiore, la mancanza di speranza. Noi cristiani invece viviamo un’altra povertà: la consapevolezza che tutto il bene che è in noi e che possiamo fare viene da Dio. Nulla è nostro, tutto va dato a Dio e il Signore ridà veramente il cento per uno su questa terra e la vita eterna. In questa prospettiva ha senso la sobrietà materiale, che si accontenta del necessario. Mi pare di avvertire in tutti un grande timore per il futuro: la paura del male che l’uomo può fare all’altro uomo. Penso che gli uomini prima di tutto sentano il bisogno di essere rispettati e amati. Naturalmente è importante lavorare perché ogni uomo abbia il necessario per vivere degnamente: quindi serve sia pane spirituale, sia materiale. 

Ci spieghi la misericordia?
Misrericordia è riconoscere l’amore di Dio nella nostra vita ed esserne riconoscenti. Da questa apertura del nostro cuore e della nostra libertà a Dio nasce il desiderio di conoscere la Sua volontà e di seguirLa.

In un mondo globalizzato e soprattutto iper-connesso tramite i social-media, non pensa che la voce della Chiesa rischi di appannarsi? Come si affronta la sfida nella Nuova Evangelizzazione?
Certamente c’è molta confusione inquesta era, ma ci può essere anche molto bene. Io cerco, per quanto possibile, di curare molto i rapporti personali. Mi rendo sempre più conto che sono alla base della mia vita e della mia testimonianza in Turchia. Penso che anche nell’era di internet, solo il rapporto a tu per tu, l’incontro con l’altro guardandosi negli occhi, sia alla base di ogni principio di dialogo inter-religioso nonché di evangelizzazione e nuova evangelizzazione anche in Occidente.

Cosa spera per la terra turca?
Un mio grande sogno é di veder rivivere oggi alcune delle sette Chiese di cui parla s. Giovanni nell’Apocalisse e che si trovano tutte nella mia diocesi. Smirne, grazie Dio, è sempre rimasta viva, anche se ridotta numericamente. In Efeso (il nome nuovo della città oggi è Selçuk) ha già preso forma una piccola comunità. Il prossimo sogno é di avere una presenza cristiana nei pressi di Laodicea, Ierapolis (dove c’è la tomba dell’apostolo Filippo) e Colossi (lettera di s. Paolo ai Colossesi). Questi tre luoghi si trovano a pochi chilometri l’uno dall’altro. Chiedo una preghiera perché anche questo sogno possa realizzarsi. 

 


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