"Attenti cattolici, così fate la fine di noi protestanti"
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di Marco Tosatti02-05-2017 AA+A++

I quattro anni di regno del Pontefice hanno dato occasione, in Germania, a diversi commenti e prese di posizione. Fra gli altri, si sono espressi un giornalista cattolico, Matthias Matussek, e un suo collega, che cattolico non è, Jan Fleischhauer, che lavora per il noto settimanale Der Spiegel. Ci interessa particolarmente Fleischhauer, proprio perché la sua è una visione non è “interna” alla Chiesa, e di conseguenza le sue opinioni non possono essere ascritte a una qualche forma di appartenenza pro o contro Bergoglio.

Il 17 aprile scorso Fleischhauer ha pubblicato su Der Spiegel un commento, intitolato: “Auto-secolarizzazione: il Papa Sponti”. (“Selbstsäkularisierung: Der Sponti-Papst”) Dove Sponti sta per spontaneamente di sinistra.

Il sottotitolo dell’articolo è di per sé eloquente: “Fra chi osserva la Chiesa, papa Francesco è molto apprezzato per il suo compiacere lo spirito del tempo. Sfortunatamente, egli quindi ripete gli errori che la Chiesa evangelica ha già commesso”. L’autore dell’articolo è stato per molti anni un membro della Chiesa Evangelica tedesca, soprattutto per ragioni politiche; in seguito se ne è allontanato, non professa nessuna fede “istituzionale”, e si descrive semplicemente come un “conservatore”. Qualche anno fa divenne famoso un suo libro, in cui appunto spiegava il suo passaggio dalle ideologie di sinistra al conservatorismo.

A dispetto della sua distanza dalla fede, Fleischhauer affrma che “La sola Chiesa che si può prendere sul serio è la Chiesa cattolica. So che questa sentenza sembra troppo categorica per molti lettori, e mi spiace anche che mi tocchi scrivere questa frase, in tutti gli anni, proprio nell’anno di Lutero”.

Non dimentichiamo che il giornalista è stato testimone degli adattamenti allo spirito del tempo compiuto dalla Chiesa Evangelica. Il che aiuta a capire meglio, quando scrive che “tutto ciò che i critici lamentano nei confronti della Chiesa cattolica – la devozione mariana, il culto dei santi, il sacerdozio, la liturgia – è ciò che ai miei occhi parla a favore del cattolicesimo. Oltre, naturalmente, alla lunghezza del tempo: un’istituzione vecchia di 2000 anni deve essere presa più seriamente di una, diciamo, che ne ha solo 500. Chi era prima là come Chiesa ha, quando si tratta delle questioni ultime, la prima posizione. Tuto ciò che viene dopo è, in una certa misura, eresia”.

Fleischhauer accusa le radici del protestantesimo di essere troppo sottili. “Dal momento che le radici spirituali del Protestantesimo sono sottili, c’è ben poco che ti trattiene, se cambi la tua visione del mondo. Una Chiesa in neanche più l’esistenza del Paradiso e dell’Inferno appare vincolante diventa una causa persa, per chi potrebbe essere tenuto nella Chiesa solo con l’aiuto della fede”. Proprio partendo da questa constatazione il giornalista offre il suo consiglio al Pontefice. “Se non mi sbaglio, la Chiesa Cattolica sta ripetendo proprio ora l’errore dei Protestanti. Al suo vertice c’è un uomo che mostra uno strano disprezzo per ogni cosa che sia diventata gradualmente e si sia radicata come tradizionale, e che ama sorprendere la gente di chiesa con scherzi e sciocchezze buttate là”.

Fleischhauer, con una competenza sorprendente per un non cattolico, indica in tutta una serie di deviazioni e cattive interpretazioni post-conciliari la radice dei problemi attuali, e anche di alcuni gesti del Pontefice. Fa una predizione, e cioè che se la Chiesa cattolica continua su questa strada, farà la fine delle confessioni protestanti istituzionali. “Se la Chiesa dissolve ciò che la differenzia dalle altre offerte secolari che affermano di dare un senso alla vita, allora perché ci sarebbe ancora bisogno di una Chiesa?”. Fleischahuer vede la crescita dell’islam proprio in questo senso: riempie un vuoto e sembra “rispondere ai bisogni spirituali meglio del suo competitore cristiano”.


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