Benedetto XVI, un magistero da recuperare
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di Stefano Fontana15-03-2016 AA+A++

La casa editrice Fede & Cultura di Verona pubblica un’opera veramente considerevole. Si tratta del Dizionario antologico dottrinale di Benedetto XVI, volume I: A-L (pp. 704, Euro 42,00). Tutto il magistero di Papa Benedetto, per temi in ordine alfabetico, con i brani originali dei suoi scritti, interventi, discorsi, omelie e i rimandi alle fonti. La liturgia, l’ecumenismo, la pace, il rapporto con il mondo, la fede e la ragione…, dalle voci “Abbandono” e “Aborto”, con cui inizia questo primo volume, fino a “Liturgia” e a “Lode” con cui si conclude. Nelle 704 pagine c’è posto per “Coppie di fatto”, “Comunione”, “Cristo Re”, “Denaro”, “Diritti umani”, “Eutanasia”… le voci tematiche di questo primo volume sono ben 227.
Il magistero di Benedetto XVI si è segnalato per la particolare densità di pensiero e per la sistematicità dottrinale, unitamente alla chiarezza concettuale ed espressiva. Attingervi in modo semplice e pratico ci permette di utilizzarlo per la nostra vita cristiana, valorizzandone i meriti. È un tesoro di sapienza apostolica da far fruttare. 

Pubblichiamo qui di seguito la Prefazione di Stefano Fontana al volume.

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Il pontificato di Benedetto XVI è stato “luminoso”, come lo definì il Cardinale Angelo Sodano, allora decano del Collegio Cardinalizio, nel saluto di commiato e ringraziamento per Papa Ratzinger. Il ruolo del Romano Pontefice è soprattutto quello di confermare nella fede i fratelli e di insegnare la verità che Cristo ha consegnato agli Apostoli. Cristo stesso è la Verità e la Chiesa vive di questa Vita presente in essa. Cristo è però anche il Logos di Dio e la verità che la Chiesa conserva e tramanda intatta nel suo nucleo dogmatico è vita ed anche dottrina. Non c’è opposizione, nella Chiesa, tra la sua dottrina e la sua vita, ambedue attingono a Cristo Risorto. Cristo è il Redentore, ma è anche Colui per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte. Per questo la Chiesa purifica, conserva, tramanda e difende anche la legge morale naturale, inscritta nel Creato. 

La grandiosità del magistero di Benedetto XVI consiste nell’avere provvidenzialmente tenuto fermo questo quadro di verità che regge la vita della Chiesa, di averlo approfondito con raffinatezza teologica e sapienza apostolica, di averlo difeso con una nuova, arguta e nello stesso tempo decisa, apologetica dagli attacchi molteplici delle nuove correnti della Gnosi, esterne ed interne alla Chiesa. 

Durante il pontificato di Paolo VI la Chiesa era in posizione di resistenza rispetto agli attacchi del mondo. Col lungo pontificato di Giovanni Paolo II si sono recuperati molti motivi per una ripresa. Con Benedetto XVI il quadro dei problemi e le vie che la Chiesa doveva seguire furono mirabilmente chiariti nei loro stessi fondamenti. 

Centrale nel suo insegnamento è stato il tema della verità. Argomento centrale sia per i rapporti della fede con la ragione, sia per la stessa missione che, nel relativismo religioso ed etico non trova certo motivazioni adeguate per essere coraggiosamente perseguita. Sviluppando il tema della verità, a partire da Cristo Logos, Benedetto XVI ha precisato la posizione unica della Chiesa cattolica rispetto al mondo, ha confermato la priorità della dottrina sulla pastorale, ha recuperato e difeso il valore dell’identità cattolica cercando di frenare il processo di secolarizzazione penetrato anche nella Chiesa, ha chiarito il suo rapporto con le altre religioni ed ha riaffidato ai laici cristiani non solo il dovere di lavorare per la costruzione secondo giustizia della città terrena ma anche di ordinarla a Dio. Così facendo, egli ha definitivamente precisato i fondamenti stessi della Dottrina sociale della Chiesa, portando a compimento il suo rilancio da parte di Giovanni Paolo II.

Non meno importanti i suoi insegnamenti sul Concilio Vaticano II. Egli ha ripreso in mano con decisione il complesso dossier, ha corretto con chiarezza le interpretazioni errate, ha rifiutato l’’idea che un presunto “spirito del Concilio” prevalesse sui suoi testi, collegandolo invece organicamente con la tradizione, pur con discontinuità che vanno adeguatamente chiarite, ha ribadito che nella mente dei Padri Conciliari stava la “centralità di Dio” e non l’ossequio al mondo. In questo contesto egli ha avuto il coraggio di promulgare il motu proprio Summorum Pontificum che ha ristabilito la possibilità di celebrare la messa in vetus ordo. Si è trattato di un atto di grande importanza, in cui hanno trovato espressione le sue profonde riflessioni sulla liturgia, che egli intendeva guidare verso una “riforma della riforma”, per la quale auspicava che si sviluppasse nella Chiesa un “nuovo movimento liturgico”. Egli stesso, con il suo modo di celebrare, vi aveva dato inizio.

Attingere al magistero di Benedetto XVI – vero Padre della Chiesa della nostra epoca – ora anche con l’aiuto di questo libro, è indispensabile per camminare sicuri, nella sostanza della fede, nella sicurezza della dottrina, nella certezza, che apre alla missione, della vera identità del cristiano.

 


28
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