Bologna, anche i cattolici abbandonano le paritarie
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di Andrea Zambrano16-05-2013 AA+A++

Manifesti a sostegno del Comitato B strappati, mentre quelli del Comitato A vengono lasciati intonsi nelle bacheche delle scuole. E soprattutto il silenzio di buona parte del laicato cattolico impegnato. Succede anche questo nella lotta senza quartiere che questi giorni a Bologna vede contrapposti due mondi: da un lato la Sinistra antagonista, le lobby gay e la Cgil scuola che hanno indetto il referendum per togliere il contributo di un milione di euro con il quale il Comune da 20 anni ormai sostiene le scuole paritarie private. Dall'altro un comitato trasversale politicamente e variegato dal punto di vista culturale - si va dal Pd al Pdl passando per le associazioni cattoliche, il mondo accademico e la società civile - che invece sostiene quel contributo come intervento imprescindibile in una logica di sussidiarietà. La materia è incandescente e il voto del 26 maggio acuirà ancora di più lo scontro.

Scontro che in questi giorni si sta notevolmente esacerbando. Come racconta a La Nuova BQ Sauro Roli, presidente dell'Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), tra le anime del comitato del No, il Comitato B, “B, come bambino", le incursioni al limite della legalità da parte del Comitato promotore (quello del Sì) sono ormai innumerevoli. Prima hanno iniziato occupando tutti gli spazi pubblici con i loro manifesti, poi hanno occupato anche quelli delle scuole comunali. Il fatto è che la cosa è proibita dal momento che non si può fare alcun tipo di campagna elettorale tra le mura di una scuola. «Abbiamo protestato, ma la cosa non ha avuto nessun esito». Così, à la guerre com à la guerre, anche il Comitato B è sceso in piazza e ha provato a riprendersi un po' di spazio.

Il risultato è che mentre i manifesti per il Sì rimangono appiccicati alle pareti delle tante scuole pubbliche felsinee, «quelli per il No vengono sistematicamente strappati se non occultati dalle maestre», dice Roli. Uno scontro dunque molto acceso, tipico di una terra dove le passioni politiche sono spesso sconfinate nello scontro aperto, ma sempre corretto e improntato al fair play. Fair play che può essere messo in soffitta per un attimo, visto che la partita in gioco è alta. C'è a rischio la vita delle decine di scuole paritarie. Una loro chiusura costringerebbe il Comune a collassare sotto il peso di una domanda scolastica alla quale non è preparato né per forza né per vocazione. Ma forse non tutti sembrano rendersene conto.

La battaglia dei volantini fa da sfondo ad un problema più grande: l'isolamento del mondo cattolico, anzi, la scarsa aderenza di parrocchie e scuole cattoliche al progetto di difesa del loro futuro. Roli ne è consapevole: «C'è un problema culturale, ma è un percorso molto in salita. La situazione per noi è difficile: facciamo incontri nelle parrocchie, nelle scuole materne parrocchiali, ma vediamo che l'interesse è scarso».

Un interesse scarso colto anche ai piani alti degli uffici di via Altabella, dove l'Arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra, che pure nei giorni scorsi aveva annunciato un intervento, non ancora però dato alle agenzie, segue la partita con apprensione.
Il fatto è che dell'endorsement delle gerarchie cattoliche, il Comitato B avrebbe bisogno come il pane, proprio adesso che la competizione si sta giocando su un piano prettamente ideologico e ormai nazionale.

«Il nostro popolo sottovaluta l'importanza della posta in gioco - prosegue Roli - a cui si aggiunge lo scarso interesse del mondo del laicato organizzato e quello dei partiti, Pd e Pdl in testa». Ma anche l'Udc che, se non può contare di grosse forze in termini di voti, potrebbe avere al suo fianco almeno il suo leader storico, anch'egli bolognese, Pier Ferdinando Casini, che però non è pervenuto tra i sostenitori.

Nei giorni scorsi il sindaco di Bologna Virginio Merola ha affrontato nelle riunioni pubbliche una grossa fronda di attivisti Pd: critiche e opposizioni dall'anima più a Sinistra del partitone rosso, ormai maggioritaria, che vengono amplificate dalle dimissioni del segretario dello storico circolo della Bolognina contrario al governo di larghe intese.

Ma anche il silenzio di tanti pezzi da novanta del Pd locale e nazionale. A cominciare dal bolognese Romano Prodi per finire con Matteo Renzi. Il loro silenzio non è sfuggito al sindaco, che intervistato dai giornali locali, si è limitato a prendere atto dell'assenza dell'establishment di partito su una partita dove più che l'ideologia dovrebbe avere la meglio il buon senso.

Due facce di una crisi di partecipazione, che per esigenze diverse, quella del laicato cattolico e della politica, rischiano di portare alla vittoria i Sì e soprattutto di lasciare il campo a forme più organizzate e più agguerrite. E ben finanziate. E' noto che a sostegno del comitato per Sì ci sono la Fiom e la Cgil scuola, vera e propria potenza e serbatoio di voti di buona parte del mondo scolastico pubblico, ma non bisogna sottovalutare che la partita di Bologna è seguita con interesse anche da Arci gay e Arci lesbica, realtà che sotto le due torri si sono sempre distinte per campagne a volte blasfeme. «E queste sono una potenza economica perché in sede di Ue hanno forza e soprattutto grandi disponibilità economiche», ha concluso Roli che invece ha spiegato come si finanzia il Comitato B: «Ci tassiamo e se non fosse per quel poco di struttura che ci mette il Pd, ci rimetteremmo addirittura…».

Una vittoria del Sì non sarebbe vincolante, perché il referendum è consultivo. Il sindaco Virginio Merola dunque potrebbe non tenerne conto e proseguire nell'erogazione del contributo, ma per lui inizierebbe un problema politico dai difficili equilibri. E' chiaro però che, al di là della partita locale, una vittoria dei Sì aprirebbe il campo all'esportazione di nuovi esperimenti simili in giro per l'Italia. Ci sono partiti come il Movimento Cinque Stelle e Sel che stanno alla finestra e non aspettano altro che il via libera per dare la spallata definitiva al sistema paritario, che in questi anni ha tolto le castagne dal fuoco al pubblico in perfetta corrispondenza con il dettato costituzionale che garantisce la libertà di educazione. Una libertà oggi più che mai messa a rischio e nella quale il mondo cattolico risulta essere culturalmente impreparato e senza neanche la guida dei vertici Cei, che sulla partita non si sono ancora espressi. Mentre dall'altra parte il Comitato A può contare sul sostegno aperto di Stefano Rodotà, uscito sconfitto dalla partita del Quirinale, ma più che mai lanciato nel firmamento dei padri nobili di una Sinistra oggi più agguerrita e decisa che mai.


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