Caro Spadaro, negli Usa la vera teocrazia è quella dei laicisti
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di Robert Royal*19-07-2017 AA+A++

Percival Lowell faceva parte dell’illustre famiglia Lowell di Boston, laurea ad Harvard, fondatore dell’Osservatorio Lowell, il più importante astronomo americano dicono alcuni prima di Carl Sagan. Sulla base di ciò che riteneva essere accurate osservazioni scientifiche, credeva anche che su Marte ci fossero dei canali e scrisse diversi libri per indagare i motivi che avrebbe potuto spingere i marziani a un’impresa così vasta.

Sfortunatamente, le sue “osservazioni” erano un’illusione ottica (come molti scienziati suoi contemporanei già sapevano) e le recenti esplorazioni di Marte non hanno scoperto alcun segno della civiltà che Lowell riteneva essere un tempo esistita su quel pianeta. 

Padre Antonio Spadaro S.J., direttore de La Civiltà Cattolica, e Marcelo Figueroa, un presbiteriano scelto personalmente da Papa Francesco per dirigere l’edizione argentina de L’Osservatore Romano, hanno recentemente pubblicato osservazioni assai controverse su Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico. Un sorprendente ecumenismo.

Ebbene, sono destinati, per buone ragioni, a subire il medesimo destino toccato al povero Percival Lowell. Non è che non forniscano alcuni dati veri. Ma, come molti osservatori che sanno poco della realtà concreta che descrivono, fraintendono la portata e il significato relativi di quasi tutto.

Per esempio, considerano Rousas John Rushdoony una figura marginale oggi sconosciuta alla maggioranza degli evangelicali e assai criticata da quanti invece lo conoscono

uno dei punti di riferimento maggiori solo perché la sua visione teocratica calza a pennello con la loro tesi sul rapporto che negli Stati Uniti esiste fra religiosità e politica conservatrici.

In molti altri casi, collegano invece fatti più che disparati con ancor meno giustificazioni di quante ne avesse chi un tempo credeva nei canali di Marte.

Ciò che temono maggiormente è che la collaborazione fra cattolici ed evangelicali nel combattere la guerra culturale negli Stati Uniti nasconda in realtà il tentativo d’instaurare una teocrazia. Di solito però accuse di questo genere le si sente rivolgere da ambienti come la Planned Parenthood, i gruppi dell’attivismo omosessualista o gli accademici di frangia. Non dal Vaticano.

Per di più, opinano i due autori, i protagonisti di questo «sorprendente ecumenismo» indulgono in una visione manichea del Bene contrapposto al Male che considera gli Stati Uniti come la Terra Promessa e i nemici degli Stati Uniti come qui nemici di Dio che è semplicemente giusto distruggere, letteralmente, con le nostre forze armate.

Ora, considerare questo il cuore dell’alleanza fra evangelicali e cattolici è così delirante che un cattolico non può che provare imbarazzo davanti al fatto che un periodico che si presuppone revisionato e autorizzato dal Vaticano pubblichi una sciocchezza tanto calunniosa. I due autori avrebbero fatto meglio a uscire di casa e a guardare un po’ di Stati Uniti piuttosto che, a quanto sembra, passare così tanto tempo con i sociologi di sinistra della religione.

Sì, negli Stati Uniti esiste qualcosa che assomiglia al sorgere di una teocrazia fondata su una visione manichea. Ma è la teocrazia dell’assolutismo sessuale che non è capace di tollerare il pluralismo o il dissenso. Le Piccole sorelle dei poveri, Hobby Lobby, i fornai evangelici e chiunque si opponga allo tsunami contraccettivo-abortista-omosessualista-(e oggi)-transgender rischia di essere trascinato in tribunale come uno “hate group”. (Spadaro e Figueroa riecheggiano questa pretesa là dove affermano che l’alleanza fra evangelicali e cattolici incarna una visione purista xenofoba e islamofoba che di fatto configura un «ecumenismo dell’odio».)

Combattere la teocrazia sessuale è un imperativo per tutti coloro che, credenti o non credenti, abbiano a cuore la libertà e il bene comune di una società pluralista. Fino a questo momento, i difensori della libertà religiosa che i tribunali si sono trovati davanti sono stati soprattutto cattolici ed evangelicali. Ma lo stesso fatto che certe questioni debbano essere portate davanti alle corti di giustizia rivela chi è che sta davvero cercando d’imporre una sorte di totalitarismo agli Stati Uniti. La maggior parte di quanti, cattolici, evangelicali, ebrei, musulmani e fedeli di altre confessioni, restano fedeli alla propria tradizione religiosa sarebbe infatti felice, a  questo punto, di essere semplicemente lasciata in pace.

Ma tutto questo è invisibile agli occhi di Spadaro e di Figueroa, oppure viene da loro rigettato perché giudicato mera copertura di qualcosa di sinistro. Spadaro e Figueroa non conoscono infatti il cuore dell’evangelicalismo statunitense, in genere più prossimo all’assennatezza di un Russell Moore che alla cecità del fondamentalismo (motivo per cui usiamo termini diversi per indicare i due gruppi). Il termine “integralisti” con cui etichettano i conservatori cattolici degli Stati Uniti è del resto un’altra calunnia, oltre che essere l’applicazione scorretta e superficiale di un termine relativo a un determinato periodo della storia europea a una realtà completamente diversa. Lo avrebbero potuto imparare facilmente.

I due autori sostengono quindi che Papa Francesco delinei un’alternativa al cristianesimo “militante”. Ma la loro ossessione per il “dialogo” su queste materie è una strategia plausibile solo per gente che non ha mai dovuto affrontare la lama affilata della guerra culturale. E che crede di poterla evitare all’infinito. Ma che in realtà non può farlo.

A questa controversia di tenore internazionale la settimana scorsa ha aggiunto poi del suo anche Papa Francesco. Se dobbiamo credere al suo frequente interlocutore Eugenio Scalfari patron del socialista la Repubblica (personalmente trovo vagamente credibile solo il 25% circa di ciò che egli “riporta”), appena prima della riunione del G20 ad Amburgo il Pontefice ha parlato della «[...] visione distorta del mondo» che hanno gli Stati Uniti e la Russia, la Cina e la Corea del Nord, specialmente sull’immigrazione.

Molti americani si sono alterati per il fatto che il Papa abbia incluso anche noi fra certi malfattori. Se intendeva dire di non essere d’accordo con il presidente Donald J. Trump, forse avrebbe dovuto dire esattamente quello.

Il Pontefice ha così proseguito affermando, nel racconto forse confuso di Scalfari, che un’«Europa federata» è necessaria affinché il Vecchio Continente smetta di contare nulla nel mondo. Il che è curioso per diverse ragioni. In altri contesti, il Papa è sembrato avere rinunciato all’Europa, attendendosi piuttosto il rinnovamento dalle “periferie”. Inoltre, l’Unione Europea è già «federata», forse persino troppo.

Due settimane fa ero a un convegno in Portogallo dove le ripetute richieste tedesche di «legami ancora più stretti» fra i Paesi europei hanno preoccupato tutti tranne appunto i tedeschi. In convegni di quel tipo è un classico lamentarsi dell’inaffidabilità politica e dell’arroganza della UE, così come dell’incombere del potere finanziario della Germania.

In un’ultima analisi, l’Europa conta poco perché è al collasso demografico, è spiritualmente e culturalmente alla deriva, non ha i mezzi per difendersi da sé e sembra pensare che la propria unica ragione di esistere sia “aprirsi” alle altre culture.

Dal canto loro, gli Stati Uniti hanno moltissimi problemi gravi, ma godono ancora di un attivo impegno religioso sulla scena pubblica; stanno avanzando seppur a tentoni verso il rinnovamento politico e culturale; e per inciso continuano ad accogliere oltre un milione d’immigrati legali all’anno.

Forse queste cose sarebbe meglio notarle, ogni tanto, a Roma.

Traduzione di Marco Respinti

* Robert Royal è il direttore del portale The Catholic Thing e il presidente del Faith and Reason Institute di Washington. La versione originale di questo articolo, che qui si riproduce in traduzione italiana con il permesso dell’editore e del direttore, è stata pubblicata il 17 luglio 2017 su The Catholic Thing con il titolo Are Americans from Mars.


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