Chi specula sulle telefonate del Papa
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di Riccardo Cascioli24-04-2014 AA+A++

Per capire cosa debba intendersi con l’espressione “effetto Bergoglio” basta guardare a due fatti accaduti in queste settimane in Argentina e rilanciati sui giornali di tutto il mondo: la telefonata di papa Francesco a una donna sposata con un uomo divorziato, che avrebbe avuto il permesso del papa di accostarsi alla Comunione, e il battesimo a Cordoba di una bambina “figlia” di due lesbiche.  In entrambi i casi ciò che il Papa ha detto o pensato è soltanto un pretesto per annunciare che è giunto il momento in cui finalmente la Chiesa abbandona la sua “rigida” dottrina tradizionale riguardo ai sacramenti, per abbracciare una religiosità che non entra in cinflitto con il mondo.

Insomma l’«effetto Bergoglio» ha solo marginalmente a che vedere con il Papa Francesco reale, molto invece a che vedere con i desiderata e le aspettative del mondo – e di una parte della Chiesa – riguardo l’attuale pontificato. E questo vale anche per quelli che nella Chiesa si sono autoinvestiti del ruolo di interpreti ufficiali del Papa.

L’ultimo caso è quello della donna argentina che a settembre scorso aveva scritto al Papa spiegando la sua situazione di donna da 19 anni sposata con un uomo divorziato e per questo impedita di accedere alla Comunione. Il papa – ha riferito il marito - le ha telefonato subito dopo Pasqua, scusandosi per il ritardo nella risposta, e dicendole che poteva tranquillamente fare la comunione e che comunque di questo problema ci si stava occupando in Vaticano.

La notizia è ovviamente rimbalzata in tutto il mondo ed è stata interpretata universalmente come la discesa in campo del Papa a favore della Comunione ai divorziati risposati, anche perché la prima versione dava la donna in questa condizione. Una successiva intervista della stessa donna chiariva invece che il divorziato è il marito e che a lei papa Francesco ha consigliato di andare a ricevere la Comunione in un’altra parrocchia, dove non è conosciuta.

In realtà, cosa abbia detto veramente il Papa non lo sappiamo e anche il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, come già in altre occasioni del genere, ha rifiutato qualsiasi commento trattandosi di telefonate private e che, come tali, appartengono soltanto ai protagonisti. Ma a prescindere dall’intervento di padre Lombardi, la notizia aveva già fatto il giro del mondo con tanto di aggiunte varie che rafforzano l’idea di un Papa determinato a cambiare anche la dottrina della Chiesa, e non solo il volto della Curia. Si tratta di una forzatura evidente, peraltro intorno a un episodio che manca della conferma autorevole di papa Francesco, il protagonista principale; ma si sa questi sono dettagli insignificanti davanti all’occasione di poter annunciare la svolta “morale” della Chiesa. 

Nell’altro caso, invece, il Papa non c’entra direttamente; ma siccome si sa che desidera che a nessun bambino venga rifiutato il battesimo, ecco la grande occasione: due lesbiche già regolarmente unite in matrimonio fanno battezzare la propria figlia nella cattedrale di Cordoba lo scorso 5 aprile, con testimone la presidentessa Cristina Kirchner. Anche qui la notizia rimbalza in tutto il mondo, e si attribuisce a papa Francesco il “merito” di questo battesimo, di cui peraltro girano diverse versioni (nella peggiore non solo le “mamme” ma neanche padrino e madrina sono cattolici e le due lesbiche avrebbero anche ricevuto contemporaneamente la cresima). A suscitare scalpore non è la notizia in sé del battesimo al bambino, quanto il fatto che tra genitori e padrini e madrine non ci fosse neanche uno a garantire l’educazione nella fede della bambina.

Poi a distanza di giorni l’intento ideologico di questa cerimonia si svela. E’ una delle due “mamme” a spiegarlo al quotidiano La Nacion. «Don Carlos Varas (il parroco della cattedrale che ha somministrato il battesimo, ndr) ci ha detto che era da tempo che aspettava una coppia omosessuale come noi, e ci ha accettato a braccia aperte; davvero siamo di fronte ad un grande cambiamento sociale del cattolicesimo per accettare il fatto di battezzare il figlio di una coppia sposata di lesbiche». E ancora: «Anche se io e mia “moglie” non siamo cattolici noi pensiamo che nostra figlia abbia diritto al battesimo, e abbiamo chiesto alla Presidente di fare da madrina proprio per ringraziarla del fatto che ha contribuito ad approvare la legge del matrimonio omosessuale in Argentina».

L’uso strumentale del pensiero del Papa in un caso e nell’altro appare evidente, è il classico tentativo di arruolare il Pontefice tra coloro che aspettano il Sinodo straordinario sulla famiglia per prendersi la "rivincita" sull’Humanae Vitae (l’enciclica di Paolo VI che ribadiva il no alla contraccezione oltre che all’aborto) e aprire la Chiesa a qualsiasi cosa. Vale a dire che la vera posta in gioco è molto più che l'atteggiamento pastorale in particolari situazioni personali, è piuttosto l'identità stessa della Chiesa che da Corpo mistico di Cristo che ci accompagna e sostiene nel cammino verso la santità rischia di essere ridotta a ente morale che viene incontro alle nostre debolezze lasciandoci lì, infelici e contenti.

 




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