Come gli asiatici saccheggiano l'Africa
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di Anna Bono20-03-2017 AA+A++

Io sto con la cicala, di Fausto Gusmeroli, è un libro pubblicato nel 2013 dalla casa editrice missionaria EMI. La cicala della favola di Esopo, che trascorre l’estate cantando felice, incarna, secondo l’autore, uno “schema esistenziale orientato all’essere” e indica la vera qualità della vita, di cui ancora godono popolazioni come i cacciatori-raccoglitori che al lavoro sacrificano poche ore alla settimana e trascorrono il resto del tempo in attività ricreative, contrapposta alla formica orientata al fare che, secondo l’autore, incarna i valori individualisti e consumistici, la mentalità predatoria e materialista della civiltà occidentale.

Il libro va oltre nella critica all’Occidente. L’influenza esercitata dal cristianesimo sulla sua formazione – sostiene l’autore – l’ha reso egoista e superbo nei confronti del mondo naturale: l’“antropocentrismo cristiano” ha creato “un solco tra l’uomo e il resto della creazione” e ha ridotto la natura a un mero “scenario in cui si svolge la vicenda umana”, a differenza di religioni quali l’induismo e il buddhismo assai più rispettose della natura e del regno animale. 

Sorvolando sul fatto che il buddhismo non è una religione e soprattutto che sarà solo grazie alla “mentalità predatoria e materialista” occidentale se milioni di africani colpiti da carestia non moriranno di fame, aiutati anche quest’anno a sopravvivere dalle “formiche” deplorevolemente “orientate al fare”, una domanda si pone. Chissà come mai non l’Occidente, eppure non è esente da responsabilità in danni ambientali, ma sono proprio Cina, Thailandia e altri stati asiatici ben poco influenzati dal cristianesimo che, con la loro insaziabile richiesta di avorio e corni di rinoceronte, continuano, irresponsabili, a decimare elefanti e rinoceronti; e chissà come mai in Africa bracconieri e contrabbandieri imperversano, avvantaggiati dalla complicità interessata di tutti, dalla gente comune ai ministri di stato, salvo un manipolo di ranger e volontari che rischiano la vita per impedire le stragi. 

Risalgono al 14 marzo gli ultimi casi di contrabbando scoperti. In Vietnam, all’aeroporto di Hanoi, sono state individuate due valige che contenevano 100 chili di corni di rinoceronte, appena scaricate da un aereo arrivato dal Kenya. All’aeroporto di Bangkok 21 corni di rinoceronte, per un valore di 5 milioni di dollari, sono stati rinvenuti nel corso di un controllo doganale: spediti dall’Etiopia, sembra appartenessero a dei rinoceronti uccisi su ordinazione in Sudafrica e due donne provenienti dalla Cambogia stavano per ritirarli. Pochi giorni prima, sempre in Thailandia, erano stati sequestrati 300 chili di avorio. 

La Cina acquista il 70% dell’avorio esportato illegalmente dall’Africa. Il 2017 potrebbe però segnare una svolta perchè il governo cinese ha annunciato il bando del commercio di avorio entro fine anno. Ma elefanti e rinoceronti non sono le uniche specie a rischio di estinzione. In Africa stanno scomparendo anche i pangolini e gli asini. Dei pangolini, cacciati e venduti di contrabbando, è apprezzata la carne. Inoltre sia in Africa che in Asia le loro scaglie sono usate nella medicina tradizionale. Lo scorso novembre un vertice di Cites, la Convenzione internazionale sul commercio delle specie di fauna e di flora in via di estinzione, ne ha proibito il commercio. Da gennaio a settembre nel 2016 sono state sequestrate più di 18.000 tonnellate di scaglie in 19 paesi, quasi tutte di pangolini africani cacciati in Camerun, Nigeria e Ghana. Per avere un chilogrammo di scaglie bisogna uccidere da tre a quattro animali. Il 2 febbraio, malgrado il bando, in Thailandia  i funzionari della dogana hanno sequestrato il più grosso quantitativo di scaglie mai rinvenuto, importato illegalmente, del valore di circa un milione di dollari. 

Quanto agli asini, i cinesi ne richiedono la carne e più ancora la gelatina che si ricava dalla cotenna a cui attribuiscono proprietà medicinali. Credono che serva a rafforzare il sistema immunitario, a curare insonnia e disturbi circolatori, a ritardare la menopausa. Tanta è la richiesta di carne e pelle d’asino in Asia, specie in Cina, che gli asini stanno diventando rari in Africa e alcuni governi ne hanno già bloccato il commercio. Di recente il Burkina Faso ha proibito l’esportazione di pelli d’asino, il Niger quella di animali vivi. Gli importatori asiatici rimediano con il contrabbando e rivolgendosi ad altri stati. In Kenya negli ultimi mesi si è registrato un boom di esportazioni verso la Cina. I commercianti per far fronte alla domanda acquistano asini anche nel vicino Tanzania. In Sudafrica il commercio di pelli con la Cina, in parte esportate illegalmente, vale milioni di dollari. A gennaio la polizia ha trovato 5.000 pelli nascoste in una fattoria e ha scoperto un mattatoio in cui gli animali venivano uccisi a martellate e scuoiati ancora vivi. 

Non solo la fauna, anche la flora africana è minacciata. L’Asia contrabbanda centinaia di migliaia di tonnellate di tronchi d’albero e di legname. In cinque anni in Madagascar sono stati abbattuti senza autorizzazione almeno 350.000 alberi che crescevano in aree protette e più di 150.000 tonnellate di tronchi sono stati esportati illegalmente in Cina, Malesia e altri paesi. La richiesta è soprattutto per palissandro ed ebano, legni pregiati che crescono sull’isola. In Mozambico da gennaio è in vigore la legge che proibisce l’esportazione di tronchi grezzi di cui la Cina è il principale acquirente. Si spera che serva a impedire la totale distruzione delle foreste. A dicembre nel porto di Nacala è stato eseguito il più grande sequestro di legname nella storia del paese: 1.300 container per il valore di 800.000 dollari pronti a partire per la Cina.


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