Conflitto di interessi, norme più severe. Passerà?
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di Ruben Razzante27-02-2016 AA+A++

Votato alla Camera, con 218 voti favorevoli, 94 contrari e 8 astenuti, un disegno di legge sul conflitto d’interessi che abroga la legge Frattini, in vigore dal 2004, e inasprisce il regime delle incompatibilità per chi ricopre incarichi di governo. Un provvedimento migliorabile e già modificato in Commissione, ma che certamente incontrerà fortissimi ostacoli al Senato, dove rischia di arenarsi. Il governo, infatti, non potrà contare sulla “stampella” verdiniana, perché i parlamentari di Ala criticano con forza quel testo e già a Montecitorio hanno votato contro. 

Il tema del conflitto d’interessi è stato un cavallo di battaglia della sinistra per oltre vent’anni, con riferimento a Berlusconi, anche se poi proprio durante il governo presieduto dal Cavaliere nella legislatura 2001-2006 si arrivò a definire un quadro di regole in materia, con la legge ideata dall’allora ministro Frattini. Il provvedimento è tornato al voto dopo che nell'ottobre 2014 era stato rinviato in Commissione Affari costituzionali per problemi di copertura finanziaria. Il testo unificato licenziato dalla Commissione la settimana scorsa punta a definire un quadro normativo volto a impedire alle principali cariche elettive del nostro Paese, comprese quelle locali, ma anche ai rappresentanti in Parlamento e nei consigli regionali, di avere interessi che interferiscano nella loro azione politica. 

Il testo approvato riguarda i titolari di cariche di governo nazionali e regionali, i parlamentari e i componenti di tutte le autorità indipendenti (Banca d'Italia e Ivass compresi). Sarà l’Autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone a vigilare su eventuali situazioni irregolari all'interno dell'Antitrust, l'autorità cui è affidato il compito di vigilare sulla corretta applicazione delle nuove norme sul conflitto d’interessi. L'Antitrust vedrà ampliare la propria composizione da tre a cinque commissari, e l'organico fino a un massimo di dieci unità (ricorrendo comunque a risorse interne e senza conseguenti contributi aggiuntivi a carico dei soggetti vigilati). 

Il disegno di legge sul conflitto di interessi introduce in Italia la formula del blind trust, della quale si era già parlato quando Berlusconi, nel 2001, rivinse le elezioni e divenne nuovamente presidente del Consiglio. L'alienazione dei beni, che scatterebbe per partecipazioni di rilevanza nazionale in settori strategici, nell'editoria e nei servizi pubblici in concessione o autorizzati, potrà essere parziale e imposta dall'Antitrust. Gli obblighi di dichiarazione riguardano anche i coniugi e i parenti di secondo grado (e sarà l'Antitrust ad acquisire le relative informazioni in caso di mancata collaborazione). Per gli atti adottati dai ministri in conflitto di interesse non scatterà più la decadenza automatica ma sarà il Presidente del Consiglio a sottoporre la questione al Consiglio dei ministri. 

Il provvedimento approvato dalla Camera interviene anche sul terreno delle cosiddette “porte girevoli”, introducendo un sistema di incompatibilità decisamente più stringente rispetto alla Frattini: si stabilisce, infatti, che, dopo il termine dell'incarico di governo, l'incompatibilità sussiste per ulteriori dodici mesi nei confronti di cariche in enti di diritto pubblico e in società con fini di lucro che operano in settori connessi con la carica ricoperta. I dubbi sulla bontà del provvedimento riguardano più che altro i meccanismi di nomina dell’Antitrust. Fanno bene i Cinque Stelle a evidenziare che la procedura immaginata nel testo che ora andrà al Senato rischia di consegnare al governo il controllo dell’Antitrust, soggetto deputato a verificare la sussistenza di eventuali conflitti di interessi. 

Come si diceva prima, tre dei cinque componenti saranno nominati dalla maggioranza e quindi il concetto di terzietà, indispensabile per garantire un’equilibrata applicazione del nuovo testo di legge, rischia di vacillare. Molto positiva la previsione dell’ineleggibilità in Parlamento per gli amministratori di cooperative che riforniscono lo Stato di beni e servizi. Il settore più toccato è quello della vendita di servizi di gestione degli immobili, dove per lo più alcune grandi Coop sono fornitrici delle Pubbliche amministrazioni. Si allunga l’elenco delle incompatibilità: chi va al governo non può avere altre cariche pubbliche, svolgere impieghi, esercitare attività professionale e imprenditoriale, avere uffici o compiti di gestione in società pubbliche e private e in fondazioni. 

Rafforzata anche l’ineleggibilità: il conflitto di interessi riguarderà anche i proprietari reali delle imprese(e non solo gli amministratori). Inoltre non si potranno cedere le attività che possono generare conflitto al coniuge o a i parenti o al convivente.  Un testo di legge che appare più incisivo di quello attualmente in vigore, al di là delle strumentali critiche di qualche gruppo politico.

 

 

 

 

 


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