«Contro le unioni civili, inutili e dannose. Torniamo a Roma»
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di Lorenzo Bertocchi20-01-2016 AA+A++

Il conto alla rovescia è partito, mentre mancano pochi giorni alla discussione in Aula del ddl Cirinnà, fra dieci giorni a Roma tornerà in piazza il popolo pro-family. Quello che lo scorso 20 giugno riempì piazza san Giovanni per un appuntamento che ha suonato la sveglia a molte orecchie. Quella piazza sbalordì analisti e addetti ai lavori soprattutto per il fatto di essersi auto-convocata, grazie all'impegno di un comitato nato dal basso e capace di tempi di reattività (e risultati) impensabili. Presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli” è il professor Massimo Gandolfini che la Nuova Bussola ha incontrato per chiedere come procede l’ avvicinamento al 30 gennaio.

Allora professor Gandolfini, quale partecipazione vi aspettate?

«Ci aspettiamo una partecipazione di popolo enorme e quindi posso dare innanzitutto la notizia che, per ragioni organizzative, non vi sarà un corteo, come avevamo prospettato, ma sarà un appuntamento di piazza così come fu lo scorso 20 giugno. Il ritrovo per tutti quindi è sabato 30 gennaio alle 12 al Circo Massimo a Roma». (l'accesso al Circo Massimo inizierà alle 12 e la manifestazione inizierà alle 14, ndr)

Quali sono le adesioni alla manifestazione, molti parlano di vari movimenti?

«Le adesioni sono moltissime, ben di più di quelle che saranno date in modo “ufficiale”. Molti movimenti daranno il loro appoggio in vario modo, non solo i Neocatecumenali, ma anche altri come, ad esempio, il Rinnovamento nello Spirito, il Movimento per la Vita e lo stesso Forum delle Associazioni Familiari. Anche Cl credo sia molto vicina alla manifestazione, ho buoni motivi per sperare che promuova in qualche modo la partecipazione all'evento. Comunque l'organizzazione e la paternità della piazza è del Comitato Difendiamo i nostri figli».

Recentemente le dichiarazioni favorevoli del cardinale Bagnasco hanno mostrato un cambio di passo anche da parte dei vescovi italiani a proposito del Family day?

«La dichiarazione del cardinale Bagnasco è stata preziosissima e penso rappresenti il sentire dell'episcopato italiano. Ci sono moltissimi vescovi diocesani che da tempo sono uniti a noi in questa battaglia, sono mesi che nelle varie diocesi vengono organizzati incontri e serate su questo tema a cui noi siamo stati invitati a parlare. Si può dire che siano centinaia i vescovi che su questo tema mostrano condivisione del nostro impegno pubblico. Tuttavia, e questo tengo a sottolinearlo, la nostra è una iniziativa laica senza alcun “vescovo-pilota”».

Sappiamo che siete contrari a “stepchild adoption”, affido “rafforzato” e utero in affitto, ma qual è la vostra posizione rispetto al ddl Cirinnà nel suo complesso?

«Il nostro è un “no” a tutto il ddl Cirinnà. É un no a ogni tentativo di trasformare le cosiddette unioni civili in qualcosa che possa anche solo assomigliare al matrimonio così come è indicato dall'art. 29 della Costituzione. Dirò di più: non vediamo alcuna necessità di procedere alla creazione di nuovi istituti giuridici quali le unioni civili, se proprio si vuole procedere in una qualche direzione, allora si metta insieme organicamente ciò che già esiste nel nostro ordinamento a proposito di diritti civili legati alla singola persona».

Eppure quelli che promuovono il ddl Cirinnà parlano di diritti...

«É esattamente il contrario. Quella del ddl Cirinnà è una battaglia che nega i diritti fondamentali, uno su tutti: il diritto di ogni bambino di avere una mamma e un papà. E poi vorrei ricordarne un altro, in Italia ci sono, secondo l'Istat, circa 1milione e 400mila famiglie sotto la soglia di povertà, allora noi sosteniamo che prima di tutto c'è un diritto da difendere. Quello di aiutare le famiglie indigenti. Se il ddl Cirinnà andasse in porto si stimano spese per le casse dello Stato che vanno dai 30 ai 300 milioni di euro, allora, questi soldi si utilizzino per le famiglie bisognose, che purtroppo non mancano. La tutela, anche economica, deve prioritariamente andare alle famiglie». 

Cosa vi aspettate dal popolo di Roma?

«Conto sul fatto che possiamo essere uniti, determinati e coraggiosi. Consapevoli che la battaglia non finirà il 30 gennaio, anzi dovremo trovare modi per concretizzare strutture che sappiano vigilare e nello stesso tempo dare risposte concrete di fronte alle povertà delle famiglie che, purtroppo, vanno dall'aspetto economico a quello relazionale, morale e spirituale».

 


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