Così le Piccole suore hanno battuto l'imperatore Obama
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di Ermes Dovico 21-05-2016 AA+A++

Un esempio di fedeltà al Vangelo nonostante i tentativi di imposizione del mondo. Le Piccole Sorelle dei Poveri ottengono un’altra vittoria nella battaglia legale (in corso da quattro anni) contro l’amministrazione Obama e il “mandato contraccettivo” contenuto nella riforma sanitaria, che impone ai datori di lavoro di garantire ai dipendenti una copertura assicurativa delle spese per contraccettivi, sterilizzazione e farmaci abortivi, pena l’irrogazione di multe salatissime. 

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha, infatti, deciso all’unanimità di rinviare il caso alle rispettive Corti d’appello, raccomandando a entrambe le parti di trovare un accordo che non contrasti con la libertà religiosa, come richiesto dalle suore e da altri gruppi cristiani (tra cui Ewtn, il network televisivo fondato da suor Angelica) che rifiutano qualsiasi tipo di collaborazione al piano governativo per il controllo delle nascite.    

Le Piccole Sorelle, una congregazione fondata da santa Jeanne Jugan e che si dedica principalmente ad assistere gli anziani bisognosi, hanno infatti preferito rischiare multe per 70 milioni di dollari piuttosto che venir meno ai loro principi, rifiutando il compromesso offerto a un certo punto dal governo Obama che avrebbe consentito alle religiose di adempiere gratuitamente il mandato contraccettivo: «Si tratterebbe comunque di collaborare a un atto immorale, e noi non possiamo violare i nostri voti perché abbiamo giurato davanti a Dio di trattare la vita umana come un valore», era stata la loro risposta.

Per quanto deciso dalla Corte Suprema, il governo continuerà sì ad «assicurare che le donne ricevano una copertura contraccettiva gratuita», ma senza coinvolgere gli istituti che obiettano sulla base delle loro più profonde convinzioni di fede. «Agli anziani più bisognosi di ogni razza e religione», ha detto suor Loraine Marie Maguire, Madre provinciale dell’istituto, «offriamo una casa dove sono accolti come Cristo. Svolgiamo questo ministero d’amore proprio per la nostra fede e non possiamo scegliere tra l’uno e l’altra: vogliamo soltanto continuare a servire gli anziani poveri come la congregazione fa da 175 anni e preghiamo Dio che protegga il nostro ministero». Il Becket Fund, un istituto a difesa della libertà religiosa che sta assistendo le suore, ha accolto la decisione della Corte come «un’importante vittoria. C’è ancora lavoro da fare, ma quanto stabilito dai giudici indica che alla fine vinceremo in tribunale».

Di certo, l’interesse sulla vicenda è elevato perché da tempo è in atto uno scontro tra la Chiesa cattolica statunitense e Washington proprio sulla libertà religiosa, gravemente limitata negli otto anni di Obama, tra le pressioni della lobby abortista (in primis Planned Parenthood, finanziatrice della campagna elettorale dell’attuale presidente) e del mondo Lgbt. Non a caso, nella visita di settembre agli Stati Uniti, papa Francesco aveva incontrato in un fuori programma sia Kim Davis (la funzionaria governativa finita in prigione per essersi rifiutata di rilasciare una licenza di matrimonio a una coppia omosessuale) sia le Piccole Suore per incoraggiarle ad andare avanti. E, nel discorso alla Casa Bianca, aveva esortato al rispetto dei «diritti inerenti alla libertà religiosa»

La vittoria delle Piccole Sorelle può costituire quindi un argine rispetto alla deriva laicista degli ultimi anni, un punto da cui ripartire, come ha sottolineato il cardinale Donald Wuerl, tra i più coraggiosi oppositori dei tentativi di limitare la libertà religiosa: «Siamo lieti che la Corte confermi l’esistenza di una strada del progresso che riconosce la libertà religiosa, ma», ha aggiunto Wuerl, «sappiamo anche che questa battaglia continuerà. Continueremo la nostra missione evangelica perché siamo certi che è proprio rimanendo fedeli alla nostra identità cattolica, a ciò che annunciamo e facciamo, che possiamo aiutare a realizzare una società veramente buona e giusta, dove tutti godano dei benefici della pace, della prosperità e della libertà».

 


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