Da Twain a Leonardo: tutte le vittime del pensiero unico
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di Tommaso Scandroglio04-01-2016 AA+A++

«Badi come parli!», direbbe Totò. Il monito viene dalla Friends’ Central School di Filadelfia ed è rivolto a Mark Twain, celebre autore de Le avventure di Huckleberry Finn, romanzo di fine ottocentesco che narra le peripezie di un ragazzo bianco insieme ad uno schiavo nero sul fiume Mississippi. Il prestigioso istituto ha messo al bando lo scritto di Twain perché per ben duecento volte, o giù di lì, nella pagine del romanzo compare la parola nigger, cioè negro. Il termine come è noto è dispregiativo e quindi il razzista autore statunitense non ha diritto di accedere alle aule del liceo di Filadelfia, gestito dai rigidissimi Quaccheri. 

Poco importa che allora il termine fosse eticamente neutro e che lo schiavo Jim sia amico di Huck e che si prodighi per questi più di una volta. E poco importa poi che quasi tutte le malefatte narrate nel libro – omicidi, furti, pestaggi, raggiri e menzogne – vengano compiute da uomini bianchi e che il racconto è anche una denuncia dello schiavismo. Il politicamente e puritanamente corretto è un colino che filtra il moscerino, ma ingoia il cammello, che toglie pagliuzze ma lascia travi ovunque. Il processo di ripulitura linguistica dalle intemperanze verbali di Twain ha interessato anche una casa editrice statunitense che ha sostituito il termine “negro” con schiavo, cosa che, a pensarci bene, è soluzione forse ben peggiore. 

L’operazione di candeggio, in ossequio alla coerenza, dovrebbe riguardare anche tutti gli altri testi in cui usualmente si adoperava, senza intenti denigratori, la parola “negro”, Ulisse di James Joyce compreso. L’intento lessicoclastico dovrebbe così mondare dai capolavori della letteratura mondiale una quantità di termini oggi non più accettati dall’intelleghenzia equalitaria. Via la parola bitch (puttana) dal Tropico del cancro di Henry Miller per sostituirla con la meno licenziosa “assistente sessuale”, cancellare addirittura il titolo I miserabili dall’opera di Victo Hugo nonché l’equivalente inglese che ricorre nei romanzi e liriche di Charles Dickens per mettere al loro posto “persone diversamente ricche”. 

La redenzione linguistica operata per mezzo del fuoco purificatore della censura pedagogica non ha risparmiato nemmeno le opere d’arte. Di recente il Rijksmuseum di Amsterdam ha deciso di cambiare i titoli di alcuni suoi quadri dove comparivano termini come “negro” ed “indiano”. E così ad esempio la Ragazza negra di Willem Maris è diventata la Ragazza con il ventaglio. Ha le ore contate anche la Monnalisa che è conosciuta anche come Gioconda, termine che da tempo significa, ahilei, sempliciotta, donna credulona, sciocca, dalla stupidità ingenua. Il vento riformatore colpirà prima poi anche la storia e così la guerra di Troia non potrà che creare qualche imbarazzo agli addetti ai lavori.

L’affanno di non discriminare niente e nessuno ha spinto poi gli studenti della New Hampshire University a bandire la parola “americano” per indicare gli statunitensi perché altrimenti sembrerebbe che gli abitanti degli Usa siano gli unici americani, gli unici che hanno copyright su tale lemma. Nelle sabbie mobili del politicamente corretto è finito pure – paradosso dei paradossi – l’olocausto. Gli studenti del Goldsmith College dell’Università di Londra hanno votato compatti contro la proposta di celebrarlo, perché sarebbe parsa una iniziativa “eurocentrica” e pure dal sapore “coloniale”. 

A questa stregua chiediamo che venga bandito anche il termine “cretino” dato che deriva dal francese crétin, abbreviazione di chrétien, “cristiano”, cioè persona stupida ed insensata dedita alle cose celesti. E se la proposta non venisse accettata allora che si usi “cretino” per tutti questi signori che girano indisturbati con lo sbianchetto in mano.

 


23
Apr
Domenica della Divina Misericordia


SCHEGGE DI VANGELO

«Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». (Gv 20,19-31)



A un anno da Amoris Laetitia facciamo il punto sull'esortazione apostolica di Papa Francesco: Anna Silvas, Claudio Pierantoni, Jurgen Liminski, Douglas Farrow, Jean Paul Messina e Thibaud Collin. Sono questi i relatori che prenderanno la parola al Convegno internazionale organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana e da Il Timone. Roma, Hotel Columbus, 22 aprile, ore 10-16.30.




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Papa Francesco
Dopo "Amoris Laetitia" è possibile accostarsi all'Eucaristia per i divorziati risposati? Continua a essere valida l'esistenza di norme morali assolute? Esiste ancora la condizione di peccato grave abituale? Vale ancora che un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto non può diventare soggettivamente onesto?

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Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». (Mt 4, 12-23)


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L’articolo di Angelo Busetto ("Marta e Maria, lavorare oppure no?") ha provocato una nostra lettrice che ci ha inviato le sue osservazioni. E scrive: Gesù a casa mia? A me viene in mente mio marito che torna a casa stanco dal lavoro: non è forse accogliere Gesù?». Ecco la sua lettera.