Dalli al padre Cavalcoli
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di Lorenzo Bertocchi05-11-2016 AA+A++

All'inizio fu l'Espresso, poi il diluvio. Il padre domenicano Giovanni Cavalcoli, teologo da oltre 30 anni, con un passato a servizio della curia di Giovanni Paolo II, nella sua trasmissione di domenica scorsa sull'emittente Radio Maria ha risposto alla domanda di un ascoltatore: «le catastrofi naturali come il terremoto, possono essere una conseguenza di un popolo, di un legislatore che fa delle leggi contrarie [a Dio]?».

Secondo il giornalista dell'Espresso che ha pubblicato un servizietto niente male, la risposta fornita da Radio Maria è chiarissima, e cioè, titola il noto settimanale, «Terremoto, Radio Maria: "Colpa delle Unioni Civili"». Tanto tuonò che piovve.

Sì, perché all'equazione sbrigativa, e inizialmente attribuita in modo sbrigativo al direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga, si sono subito accodati tutti i media mainstream, perfino un servizio al Tg1 delle 20. Ma, bisogna pur ammetterlo, il diluvio è partito perché la sconfessione di padre Cavalcoli è arrivata nientemeno che dalla Segreteria di Stato vaticana, per bocca di monsignor Angelo Becciu, numero 2 della terza loggia del Palazzo Apostolico.

Monsignor Becciu ha tuonato con precisione, prima sul domenicano, «chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria offende lo stesso nome della Madonna», e poi, finalmente, sulla stessa emittente mariana: «Radio Maria - ha aggiunto Becciu - deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da Papa Francesco specie nell'anno giubilare». 

L'affondo sulla nota emittente non è casuale. Il successo incontrovertibile di Radio Maria è una spina nel fianco in molto ambienti vaticani. Troppo naif, troppo popolare, troppo ruspante in certi toni; e poi c'è di mezzo la controversa questione delle presunte apparizioni di Medjugorie. I sussurri a Borgo Pio parlano da tempo di una attenzione zelante delle sacre stanze alle trasmissioni che vengono mandate in onda da Erba, in provincia di Como. Dalle frequenze della radio sono già stati allontanati diversi storici (e scomodi) collaboratori, come Antonio Socci, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Gianpaolo Barra, il professor Roberto de Mattei, tutti, per un motivo o per l'altro, non in linea con l'editore. Le fronde dei fans parlano di epurazione.

Di certo il direttore deve coprirsi le spalle perché, se da un lato l'emittente è sempre stata arrembante e schietta nei toni e nei contenuti, dall'altro la sua potenza di fuoco non può ostacolare il nuovo corso pastorale del pontefice regnante. La paura di vedersi “commissariare” dal Vaticano fa novanta e, forse, gli allontanamenti di cui sopra si spiegano così.

Ma di meriti l'opera di padre Fanzaga ne ha moltissimi, il primo è che in questi decenni ha rappresentato per tanti una fonte di catechesi più unica che rara. Nella faccenda di padre Cavalcoli, pur prendendo le distanze prima e annunciandone la sospensione tra i collaboratori dopo, ha giustamente pubblicato l'intera risposta del domenicano, e non solo il frammento che l'Espresso ha mandato on-line come un loop. Ebbene, leggendo l'intera risposta di padre Cavalcoli, bisogna riconoscere che il contenuto è molto meno netto di quanto gli ha messo in bocca il settimanale di Carlo De Benedetti.

Innanzitutto Cavalcoli ha specificato che sulla questione del castigo divino provocato da leggi come quella sulle unioni civili, «è un discorso molto più delicato», su cui  «eventualmente si può avere una qualche opinione». Poi, dopo aver detto che «dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale», ha considerato che «si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale».

Si potrà discutere sull'opportunità e la precisione di queste parole, sulla eccessiva sintesi che una risposta data ad un ascoltatore costringe, quando il tema è di portata enorme, ma leggendo il testo integrale viene da chiedersi quanti dei censori del padre Cavalcoli si siano confrontati con tutta la risposta del teologo.

Ma il diluvio è ormai inarrestabile. Anche il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha dichiarato che quella mandate in onda da Radio Maria sono “scempiaggini blasfeme”, addirittura una “idiozia” teologica. Poi non poteva mancare il Segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, il quale ha fatto sapere che quello del frate è “un giudizio di un paganesimo senza limiti”. Puntuale arriva la presa di distanza di Radio Maria che «ritiene inaccettabile la posizione di padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile», aggiungendolo alla lista di ex collaboratori.

La motivazione della cacciata è quella indicata chiaramente da monsignor Becciu, e cioè che «tale posizione non è in linea con l'annuncio della misericordia che è l'essenza del cristianesimo e dell'azione pastorale di Papa Francesco». Ma non è finita, perchè anche i Domenicani, che la teologia la conoscono, scaricano il loro confratello. «In merito alle dichiarazioni rilasciate da frate Cavalcoli», è detto in un comunicato, «noi frati della Provincia San Domenico in Italia dell’Ordine dei Predicatori convintamente e con forza manifestiamo la nostra totale disapprovazione.» Manca solo la scomunica urbi et orbi poi il frate predicatore ha fatto tombola, ottenendo un certo successo rispetto a tanti colleghi che in giro per il mondo sputano sentenze eterodosse e non racimolano nemmeno un banale richiamo.

Da parte sua il padre Cavalcoli, sentito dalla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, tiene botta.  «Il Vaticano?», ha risposto incalzato dal conduttore Cruciani, «Si ripassino il catechismo». 

 

 


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