Diritti gay, la Ue prova a imporceli
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di Riccardo Cascioli27-01-2014 AA+A++

L’Europa ci prova ancora: martedì 4 febbraio sarà discussa all’Europarlamento la Relazione Lunicek dal titolo «Tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere» (clicca qui per il testo integrale).

Si capisce subito di cosa si tratta: nel caso venisse approvata, tutti gli Stati membri dell’Unione Europea si troverebbero ad essere oggetto di formidabili pressioni per cambiare la propria legislazione nazionale al fine di introdurvi i diritti dei gay. Non per niente la relazione prende il nome dell’eurodeputata che l’ha proposta, l’austriaca Ulrike Lunicek, attivista lesbica e uno dei membri di punta dell’intergruppo parlamentare LGBT (Lesbiche, Gay, Bisex, Transex). E’ vero, le risoluzioni del Parlamento Europeo non sono vincolanti, ma costituiscono un’indicazione di indirizzo politico dell’Unione molto precisa, che peraltro in questo caso verrebbe continuamente invocata da associazioni Lgbt locali e da parlamentari per promuovere dei cambiamenti nelle legislazioni nazionali.

Nella Relazione Lunicek il focus è tutto sui diritti umani e appare come una declinazione dei “Princìpi di Yogyacarta” nel contesto dell’Unione Europea. Di cosa si tratta?  "I princìpi di Yogyacarta" è un documento, presentato il 26 marzo 2007 alla Commissione Diritti Umani dell’Onu a Ginevra, che prende il nome dalla città indonesiana dove 29 esperti internazionali si sono ritrovati per stenderlo. Esso analizza 29 diritti già vincolanti nel diritto internazionale – come il diritto alla vita, all’educazione e alla libertà dalla tortura – reinterpretandoli uno ad uno in chiave omosessuale.

Il criterio di fondo è che “la legge internazionale sui diritti umani impone un’assoluta proibizione di discriminazione riguardo al pieno godimento di tutti i diritti umani”, per cui tutti gli Stati sarebbero legalmente obbligati a cambiare le loro Costituzioni e Codici penali per poter includere i diritti omosessuali.  Secondo questo documento dovrebbero essere cambiati anche i programmi scolastici, anche facilitando “l’accesso” per coloro che vogliono cambiare sesso, ma soprattutto insegnando la totale normalità di ogni orientamento sessuale e identità di genere. I Princìpi affermano inoltre “il diritto a esprimere l’identità e la personalità anche attraverso il modo di parlare e di vestire, le caratteristiche del corpo, la scelta del nome o qualsiasi altro mezzo”, e anche “il diritto a trovare una famiglia, compreso attraverso l’accesso all’adozione o alla procreazione assistita”.

La Relazione Lunacek “traduce” per l’Europa questi princìpi, sintetizzabili in “omosessualizzazione istituzionale dei diritti umani”. Vale a dire che in futuro non potranno esserci legislazioni nazionali che contraddicano gli interessi degli attivisti Lgbt, così che – ad esempio – gli Stati membri saranno obbligati ad approvare matrimoni tra persone dello stesso sesso, iniziando dal riconoscimento a tutti gli effetti, in ciascuno Stato, dei “matrimoni” contratti in altri Stati che già lo permettono.  Inoltre coppie formate da persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Membri dovrebbero avere accesso libero all'adozione, alla fecondazione in vitro e alla maternità surrogata.

I gruppi gay poi non dovranno mai incontrare restrizioni o resistenze per lo svolgimento delle parate o di altre manifestazioni di piazza, cosa invece negata a chi voglia manifestare contro il riconoscimento delle unioni gay. In questo modo è evidente che il Parlamento europeo applicherebbe un doppio standard: libertà di espressione  illimitata per la comunità gay, ma libertà d’espressione ristretta per quanti  sono critici delle rivendicazioni omosessualiste.

Il pericolo di un tale indirizzo è evidente, e altrettanto evidente è il fatto che sia necessario fare sentire la propria voce alle istituzioni europee per evitare un “disastro antropologico”. Intanto, in vista del 4 febbraio ci sono già due strumenti: il primo è la firma di una petizione europea per chiedere agli europarlamentari di bloccare questa risoluzione (clicca qui per firmare).

L’altro strumento è una manifestazione europea contro il Rapporto Lunacek, una Manif pour Tous che si svolgerà domenica 2 febbraio contemporaneamente a Parigi, Lione, Roma,  Bruxelles, Madrid, Bucarest, Varsavia. Per Roma l’appuntamento è alle 11 in Piazza Farnese (per contatti e informazioni  www.lamanifpourtous.it).

 


25
Mag
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