Divorziati risposati, lo strappo tedesco: "Sì a comunione".
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di Lorenzo Bertocchi03-02-2017 AA+A++

Lo stesso giorno in cui usciva l’intervista concessa al mensile Il Timone dal prefetto della congregazione vaticana per la Dottrina della fede, i vescovi tedeschi hanno pubblicato un documento in cui dettano la linea per «una rinnovata pastorale delle nozze e della famiglia alla luce dell’Amoris laetitia».

Tedesco è il prefetto, cardinale Gerhard Ludwig Müller, tedeschi i vescovi, ma la pastorale degli ultimi non corrisponde troppo con quanto dichiarato dal porporato nell’intervista a proposito dell’interpretazione di Amoris laetitia. Secondo la conferenza episcopale tedesca, in certi casi, anche due conviventi more uxorio potrebbero accedere all’eucaristia, secondo Muller, invece, la necessità di impegnarsi a vivere in continenza, come indicato da Familiaris consortio n°84, resta valido e «non è superabile».

Peraltro, se le linee guida dei vescovi tedeschi sono molto simili a quelle pubblicate dai vescovi di Malta e di Gozo, nonché, in ultima analisi, a quelle dei vescovi argentini della regione di Buenos Aires, sulla posizione indicata dal cardinale prefetto ci sono, ad esempio, quella pubblicate dalla diocesi di Philadelphia, o dal vescovo argentino monsignor Hector Aguer, oppure dai vescovi di Alberta (Canada), o dal vescovo di Phoenix in Usa.

Sull’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati, di fatto, c’è caos nell’orbe cattolico. E’ forse una questione marginale, di fredda (e inutile) dottrina? Con onestà non si può rispondere superficialmente. Per i fedeli sono coinvolti tre sacramenti (matrimonio, confessione e eucaristia), la realtà del peccato, il rapporto tra coscienza e legge. C’è n’è abbastanza per scardinare la fede o trasformarla in qualcosa d’altro.

Secondo il cardinale Muller è vero che «non è Amoris laetitia che ha provocato una confusa interpretazione, ma alcuni confusi interpreti di essa» e ha anche consigliato di «non entrare in alcuna casuistica che può facilmente generare malintesi». Poi ha ribadito in modo chiaro che l’impegno a vivere in continenza per le coppie di divorziati risposati, così come espresso da Familiaris consortio n°84, «non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui [il papa polacco, nda] ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica Veritatis splendor con la dottrina dell’intrinsece malum».

I vescovi tedeschi, basandosi sulle note 351 e 336 del testo di Amoris laetitia, scrivono, invece, che «il sacerdote [in discernimento con la coppia nel loro singolo caso] rispetterà il giudizio individuale, che quella persona ha raggiunto dopo aver esaminato la propria coscienza convincendosi che il suo accesso alla Santa Eucaristia può essere giustificato davanti a Dio». Quindi, in certi casi, il sacerdote deve andare oltre l’impegno oggettivo del penitente e limitarsi a prendere atto della convinzione che scaturisce dalla sua coscienza. E così aprire la strada all’eucaristia.

«Noi siamo chiamati», ha detto il cardinale Muller, «ad aiutare le persone, poco a poco, per raggiungere la pienezza del loro rapporto con Dio, ma non possiamo fare sconti». Anche i vescovi tedeschi dicono che non c’è nessun automatismo, ma solo una visione più misericordiosa, tuttavia sembra che al centro di tutto ci sia una interpretazione della coscienza soggettiva che finisce per fare sconti. Anzi, accedere o non accedere ai sacramenti sarebbe sostanzialmente una decisione soggettiva che viene posta sullo stesso piano.

«La decisione individuale, secondo le singole circostanze, di non essere ancora in grado di ricevere i sacramenti merita rispetto e stima. Ma», si legge nel documento tedesco, «si deve anche rispettare una decisione [individuale] a favore della ricezione dei sacramenti». Tutto ciò assomiglia molto a quella logica del “ma anche” che molti osservatori attribuiscono all’esortazione Amoris laetitia. In questo modo però spariscono i criteri oggettivi e tutto rimane sospeso alla personale convinzione del penitente.

Non si può dire che ci sia chiarezza su di un tema che, come abbiamo rilevato, è di fondamentale importanza per i fedeli. Più che unità si manifesta divisione. Il problema è stato espresso anche da mille sacerdoti del mondo anglofono appartenenti alle Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda. In un comunicato scrivono che proprio la loro esperienza pastorale con famiglie e coppie in difficoltà richiederebbe che la Chiesa esprimesse «il suo insegnamento chiaramente e francamente». Perché «l’unità della Chiesa» e «la salvezza delle anime» sono minacciate dalle interpretazioni ambigue e diverse dell’esortazione apostolica. «Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede».


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