E a Bologna vogliono vietare il rosario pro-vita
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di Andrea Zambrano14-05-2014 AA+A++

I rosari pro life davanti agli ospedali? Il giudizio più tenero è di «sciacallaggio psicologico antiabortista» ed è pronunciato dal circolo Uaar di Bologna contro la preghiera anti-aborto di lunedì davanti al Sant'Orsola organizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Un appuntamento fisso da 15 anni, una testimonianza di amore per la vita e la verità che i lettori conoscono bene. Da oggi i rosari nati sotto la spinta di don Oreste Benzi sono sempre più a rischio. Complice la campagna elettorale che non risparmia niente e nessuno. A Bologna non c'è solo l'Uaar che mostra i muscoli e che ribadisce: «Non basta la piaga dei ginecologi obiettori. Ora le donne che chiedono l'interruzione volontaria della gravidanza sono costrette a subire anche le molestie di gruppi di preghiera che le attendono al varco nei pressi dell'ospedale». Si parla in generale di «assedio cattolicista», un neologismo che cerca di spostare la tragedia dell'aborto su fattori confessionali. L'associazione di atei più famosa dello stivale si spinge addirittura a denunciare che «all'interno del Sant'Orsola operano cinque assistenti religiosi scelti dalla Curia e pagati dal Servizio sanitario nazionale, che hanno accesso ai reparti e che possono avvalersi di ulteriori collaboratori». Insomma «aggressioni morali finanziate da fiumi di denaro pubblico».

D'altra parte l'Uaar è in buona compagnia. Nessuno avrebbe ritirato fuori la vicenda degli aborti della Giovanni XXIII se la cosa non fosse diventata di dominio pubblico e sollevata da Federica Mazzoni, coordinatrice delle donne Pd di Bologna. Proprio il partito dei cattolici al governo Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Graziano Delrio. Secondo l'esponente Pd questi sono «gesti che non hanno salvato le donne dall'aborto clandestino e che non favoriscono le scelte di maternità».

Eppure i volontari della Giovanni XXIII avrebbero tante storie da raccontare, tenere e struggenti di come in questi 15 anni siano state tante le donne che, incrociato il gruppo di preghiera a Bologna come davanti al policlinico di Modena, sono tornate indietro, hanno chiesto aiuto e ora sono mamme felici.

Ma questo non interessa al partito che governa Città, Provincia e Regione. Quindi è palesemente falso quello che il Pd sostiene e cioè che «questi gesti estemporanei non sono serviti in passato a salvare le donne morte di aborti clandestini, né sono oggi utili per favorire consapevoli scelte di maternità e genitorialità». Semmai è vero il contrario. Ma bisogna fare finta di niente. Non poteva mancare l'Italia dei Valori che, mostrando una disinformazione sui principi cardine del catechismo definisce la preghiera «un atto di fede soggettiva».

Insomma: dopo 15 anni di ininterrotta attività, i Rosari della Giovanni XXIII, che si tengono a Modena, Bologna e Rimini rischiano di essere ancora una volta messi in discussione: un chiaro segno che la persecuzione per chi difende i valori della vita e della famiglia è ormai alle porte? Può darsi. Di certo non aiutano le parole del segretario della Cei Nunzio Galantino che recentemente ha dichiarato: «Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il Rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione di gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro». Eppure in quei visi spesso c'è la sofferenza di chi ha il coraggio di stare ai piedi della croce. Andrea Mazzi, animatore della preghiera davanti al Policlinico di Modena così spiegava il suo impegno: «sotto la croce c’era Maria, che non poteva far nulla per togliere suo figlio da quel supplizio, ma stava lì e pregava. Ecco, noi facciamo lo stesso. Siamo lì, nell’ora in cui questi bambini vengono uccisi: non possiamo impedire la loro morte, ma stiamo vicino a loro e preghiamo per loro, ci ricordiamo di loro e delle loro madri, anch'esse vittime».




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