La Chiesa si prepara ad accettare il controllo delle nascite
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di Riccardo Cascioli28-04-2015 AA+A++

Controllo delle nascite 2

C’è una strana eccitazione intorno all’annunciata enciclica sull’ambiente che papa Francesco dovrebbe finalmente pubblicare prima dell’estate. È strana soprattutto perché pare che a essere più in attesa siano gli ambienti laici (e laicisti). Ormai non passa giorno che sulla grande stampa internazionale non sia dedicato un articolo alla rivoluzione ecologista che porterà questo pontificato. Come il Washington Post di ieri, secondo cui papa Francesco «solleverà preoccupazioni urgenti sul riscaldamento globale e sottolineerà l’impatto umano dei cambiamenti climatici». Addirittura il Washington Post annuncia trionfale che è la prima volta nella storia che un Papa sceglie per «uno scritto così importante» una data di pubblicazione studiata apposta «per influenzare un processo civile, in questo caso il Summit dell’ONU sui cambiamenti climatici che si svolgerà a Parigi nel dicembre prossimo».

Probabilmente mai prima d’ora un’enciclica era stato tanto attesa e peraltro già tanto annunciata nei contenuti. Tanto che quando finalmente verrà pubblicata rischierà di non essere considerata nel suo contenuto vero, visto che già tutti danno per scontato cosa dirà.

Ma perché tutta questa eccitazione, tutto questo entusiasmo? Semplicemente perché, a torto o a ragione, si vede a portata di mano un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava irraggiungibile, ovvero portare anche la Chiesa cattolica nel coro ecologista delle religioni, a sostegno della dottrina ufficiale sul clima.

Finora infatti, malgrado le forti pressioni esterne ed interne, la Santa Sede ha sempre rappresentato l’ultimo e invalicabile ostacolo a difesa della dignità umana contro un’ideologia globalista che vuole le persone totalmente dipendenti – in formazione e informazione – dal potere dominante. Le Conferenze internazionali dell’ONU, a partire dagli anni ’90, ne sono un esempio: se nei documenti internazionali approvati finora, non troviamo l’aborto elevato a diritto umano fondamentale, il riconoscimento dei generi al posto dei sessi, e la destrutturazione della famiglia, lo si deve proprio all’attività in quelle sedi della delegazione vaticana, i cui rappresentanti sono stati capaci di coalizzare un numero di stati sufficiente a mandare tutti i piani all’aria.

Un esempio ne è anche l’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate che, malgrado le grandi pressioni ricevute anche da parte di alcuni episcopati europei, non si piega alla mentalità dominante: e afferma il concetto di “sviluppo umano integrale” laddove si voleva inserire “sviluppo sostenibile”. In questo la Chiesa cattolica si è sempre distinta da tutte le altre religioni, che ormai già da molto tempo si sono omologate all’ideologia mondialista dell’ONU, tanto da aver creato quella sorta di ONU delle religioni che dovrebbe offrire un supporto morale alle politiche globali – vedi sviluppo sostenibile – decise dalle agenzie dell’ONU. Solo la Chiesa cattolica, vedendo giustamente in queste politiche una minaccia alla dignità dell’uomo in nome di valori astratti, non ha mai accettato l’omologazione pur mantenendo sempre vivo il dialogo. 

Ma tutto questo sembra ormai il passato, tanto è vero che oggi si svolge un grande convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema dei cambiamenti climatici: «Proteggere la terra, nobilitare l'umanità: le dimensioni morali del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile», è il titolo. E vi partecipa anche il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, tanto per dire l’interesse che la svolta della Chiesa suscita. 

Dice la presentazione del convegno che lo scopo è «sensibilizzare e creare un consenso sui valori dello sviluppo sostenibile in coerenza con i valori delle principali tradizioni religiose principali, con particolare attenzione per i più vulnerabili». Scopo del simposio è anche quello di «contribuire al dibattito mondiale sul tema indicando le “dimensioni morali” che sono alla base della tutela dell’ambiente prima dell’enciclica papale» e aiutando a «costruire un movimento globale in tutte le religioni per lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico durante tutto il 2015 e oltre». 

Adesione all’ideologia dello sviluppo sostenibile, integrazione con le altre religioni nella ricerca di un’etica globale, acritico sostegno all’ideologia del cambiamento climatico (sottinteso: causato dall’uomo). Ecco il nuovo orientamento, promosso sì in questa occasione dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ma ormai purtroppo ampiamente condiviso in Vaticano. Probabilmente anche (ma non solo) per ignoranza. 

Anche una persona ignorante, infatti, si dovrebbe almeno chiedere come mai nella Caritas in Veritate si parli di “sviluppo umano integrale” e non “sostenibile”, e oggi un qualsiasi osservatore dovrebbe chiedersi come mai una istituzione della Chiesa decida di approfondire e promuovere un concetto che le è estraneo invece che un concetto che nasce dall’antropologia cristiana.

Ma torniamo alla questione dell’ignoranza. Nella vulgata comune “sviluppo sostenibile” si riferisce a modelli di sviluppo economico che tengono conto della cura dell’ambiente. Chi non sarebbe d’accordo con una formulazione di questo tipo, per quanto astratta? Ma le cose non stanno così: il concetto di sviluppo sostenibile si afferma in ambito ONU con il Rapporto della Commissione Brundtland su sviluppo e popolazione (Our Common Future, 1987) e si basa su una visione negativa dell’uomo, la cui presenza e attività è comunque deleteria sia per lo sviluppo sia per l’ambiente. Lo sviluppo economico e la crescita demografica vengono perciò individuati come i nemici principali di un equilibrio dell’intero ecosistema e da quel momento le politiche di sviluppo sostenibile servono a coprire – con la scusa della protezione dell’ambiente – vecchi progetti: deindustrializzazione del mondo sviluppato e controllo delle nascite nei paesi poveri. Non a caso, nelle inutili e costose conferenze sul clima che vanno avanti dalla firma del Protocollo di Kyoto nel 1997 nella speranza di un accordo mondiale sul tema, il rifiuto della Cina popolare a sottomettersi a regole stringenti per il proprio sviluppo è sempre stato giustificato con il fatto che Pechino ha già fatto la sua parte impedendo con la “politica del figlio unico” la nascita di 400 milioni di persone.

Non si può non vedere poi con preoccupazione che al Simposio odierno in Vaticano relatore principale è Jeffrey Sachs, già capo economista all’ONU, direttore dello UN Sustainable Development Solutions Network. Sachs, che è stato anche cooptato nella Pontificia Accademia e secondo alcune fonti ha collaborato attivamente alla stesura dell’enciclica in uscita di papa Francesco (clicca qui per un profilo del personaggio), è l’interprete più fedele di quella concezione dello sviluppo sostenibile ed è ovviamente un fanatico sostenitore delle politiche di controllo delle nascite. La solita storia: per eliminare la povertà basta eliminare fisicamente i poveri. Ho avuto modo di incontrare Sachs alcuni anni fa al Meeting di Rimini, dove era tra i relatori, e alla domanda proprio su questo tema, mi ha risposto sorridendo: «Ho incontrato molti vescovi che sul controllo delle nascite mi hanno detto in privato che sono d’accordo con me anche se per evidenti motivi non lo possono dire apertamente». Gli “evidenti motivi” sono ovviamente il Magistero della Chiesa, la “famigerata” dottrina che ci spiega che ogni vita umana è sacra e non può essere sacrificata per nessun motivo, neanche per la salvezza del pianeta (ammesso e non concesso che ci sia un contrasto di interessi), neanche per un presunto (ma non verificato) bene delle generazioni future.

Ecco, la strada su cui la Chiesa si sta incamminando è proprio questa: approvare tacitamente il controllo delle nascite parlando di altro. 

 


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