Family Act il 15 novembre. Parliamone
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di Francesco Agnoli e Riccardo Cascioli01-11-2014 AA+A++

Per il 15 novembre a Roma, in piazza Farnese (ore 14.30), il Nuovo Centro Destra (NCD) ha promosso una manifestazione pubblica, aperta a tutti, per la promozione e la difesa della famiglia. Si chiama Family Act, intende con questo celebrare il primo anniversario della nascita del partito, e per questo sul palco sono invitate a parlare tutte le associazioni che difendono l'istituto della famiglia. Sul senso di un'iniziativa del genere e sull'opportunità o meno di partecipare ospitiamo un intervento di Francesco Agnoli, con risposta del direttore de La Nuova BQ Riccardo Cascioli.


Caro direttore,

Un partito promuove una manifestazione e giustamente ci si interroga. Manifestazione partitica, infatti, significa di parte. E quando c’è di mezzo la politica, scattano mille obiezioni, mille meccanismi diversi, simpatie, antipatie, percorsi personali… Eppure ci sono dei fatti che spingono a non lasciarsi travolgere dalle possibili e lecite obiezioni.

Il primo: la presenza dei cattolici in politica non è mai stata così ridotta. Non ce n’è nessuno tra le file del partito di Grillo o di Vendola; c’è qualcuno, piuttosto atono, circondato, immobilizzato, nelle file del Pd; due o tre persone in Forza Italia, un partito ormai radicale, in mano ai Capezzone, Pascale, Luxuria, Carfagna, Prestigiacomo… Una certa attenzione ai valori della famiglia è riscontrabile, in verità, soprattutto nella Lega, e in qualcuno della piccola pattuglia di Fratelli d’Italia, ma nel complesso il numero dei deputati e senatori che si impegnano a fondo sui valori è quasi insignificante.

Il secondo fatto è il seguente: c’è un piccolo partito, l’NCD, in cui sono confluiti, in particolare dal centro e dal centro destra, un manipolo di personalità che si sono distinte, per anni, con coerenza e coraggio, nella promozione e nella difesa della vita e della famiglia, pur non provenendo sempre dal mondo cattolico. Pensiamo a Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Alessandro Pagano, Raffaele Calabrò, Gaetano Quagliariello, Laura Bianconi, Stefano De Lillo, Roberta Angelilli, Massimiliano Salini…, e, a livello locale, personalità come Nicolò Mardegan, Matteo Forte, e Valentina Castaldini (la consigliera comunale che si è opposta, da sola, al potente sindaco Pd di Bologna sulla registrazione dei matrimoni gay, e che sarà candidata NCD nelle elezioni regionali dell’Emilia Romagna del 23 novembre). 

È a questo manipolo di persone che si deve - da quando alcuni di loro erano parte della maggioranza di centro destra, ad oggi che, pur minoranza, possono influenzare, in parte, da dentro, il governo -, l’unico tentativo di azione politica ispirata ai princìpi non negoziabili: la difesa di Eluana Englaro, purtroppo vanificata dall’intervento del Presidente della Repubblica; l’opposizione alla RU 486 (a cui si è impedito, per ora, di finire in day hospital e in farmacia); la difesa dell’obiezione di coscienza, che sembrava dovesse cadere stritolata dalla morsa Pd-Grillini-Sel, se non vi fosse stato il ministro della salute Lorenzin, sempre dell’ NCD; il blocco della legge Scalfarotto, che appariva destinata a passare, anch’essa con il sostegno di PD-FI-M5S; il ritiro dei libretti dell’Unar dalle scuole italiane; il tentativo di arginare le aperture imposte dalla Corte Costituzionale su liberalizzazione della droga e dell’ eterologa; una qualche sensibilizzazione sul tema dell’utero in affitto; l’opposizione al divorzio breve…

Stiamo parlando di un piccolo partito, neppure monolitico, all’interno di una maggioranza e di un parlamento su tutt’altre posizioni. Un manipolo che sta facendo davvero il possibile, ad uno sguardo realistico, per fare da diga contro il nichilismo montante.

Se questi sono i fatti, lasciar solo l’NCD in questa battaglia, trincerandosi dietro scuse, anche del tutto comprensibili (“avrei preferito che non fosse un partito ad organizzare”, “non mi piace questo o quel soggetto”…), significa lasciare che venga ammainata definitivamente la bandiera di certi valori in politica (la politica, infatti, è inesorabile: se chi difende certe idee non prende voti, prima o poi scomparirà, per selezione naturale). 

Tanto più che le manifestazioni pubbliche, per avere successo, necessitano di almeno due elementi: oltre ad essere numericamente decenti, devono sfondare il muro dei media ed avere referenti politici che ne assumano le istanze. Qualcuno ricorderà il Family day del 2007: ebbe successo perché promosso nientemeno che dalla Cei, ma con l’appoggio di forze parlamentari che costituivano quasi il 50 per cento del Parlamento, e che resero quella manifestazione veramente efficace. 

Non così, per fare un esempio, la Manif pour tous francese: milioni di persone in piazza, più e più volte, senza quasi padrini politici, con un parlamento del tutto ostile, non hanno fermato le decisioni di Hollande e Taubira, ma hanno solo, minimamente, limitato alcuni danni ulteriori. E la manifestazione indetta dalla CGlL contro le politiche economiche di Renzi? Circa duecentomila in piazza, ma se non salta il patto del Nazareno, Renzi può infischiarsene tranquillamente.

Se ciò è vero, una manifestazione organizzata oggi dal popolo multiforme della famiglia e della vita, rischierebbe di rimanere senza copertura mediatica, e senza padrini politici, ammessa e non concessa la sua capacitàdi portare in piazza - mancando ad oggi qualsiasi soggetto capace di un’organizzazione seria, unitaria e capillare -, 20 o 30 mila persone. 

Se il meglio è nemico del bene, e se ogni battaglia culturale e politica si fa in un determinato contesto dato, risulta inevitabile concludere che anche chi avrebbe tanto gradito una mobilitazione popolare, ampia e apartitica, deve ammettere che, rebus sic stantibus, il NCD con la sua coraggiosa iniziativa del 15 novembre offre a chi ancora vuole credere in una politica attenta ai valori, un’opportunità imperdibile. Per lanciare un segnale alla maggioranza di governo e ancora di più a chi sta consegnando la tradizione moderata del nostro paese in mano ai Pascale e ai Luxuria, tradendo due decenni di dichiarazioni, promesse, pranzi e cene cardinalizie... 

Pensiamoci bene, e poi, chi avesse delle remore, si turi il naso: si può partecipare ad un evento importante, organizzato da un partito ma volutamente aperto alle associazioni, senza per questo promettere a nessuno il proprio voto. Si deve evitare, soprattutto in un momento come quello attuale, che chi innalza la bandiera della famiglia, logora e desueta persino all’interno di certo mondo cattolico, venga lasciato solo. Ci sono treni che non ripassano più, per molti anni… 

Francesco Agnoli

Caro Agnoli,

l'iniziativa del Nuovo Centro Destra è sicuramente lodevole, meritevole di apprezzamento e incoraggiamento. Ciò non toglie però che almeno alcune chiarificazioni e domande siano più che legittime.
1. Il fatto che sia una manifestazione di partito non è una questione secondaria, e per diversi motivi. Certamente, non siamo così ingenui da non capire che il terminale politico è fondamentale se si vuole incidere nella società, e quindi con la politica e i partiti bisogna per forza "sporcarsi le mani". Però si deve essere anche attenti a non ridurre tutto a un progetto politico o, peggio, partititco. La battaglia per la famiglia e la vita è anzitutto una testimonianza, che deve diventare cultura e trovare infine anche un'espressione politica. Ma il momento politico è solo un aspetto di un movimento più grande. Questo è assolutamente chiaro per le tante decine e decine di migliaia di persone che in tutta Italia si sono mobilitate in questi mesi per rivendicare il diritto ad affermare che la famiglia è solo quella formata da un uomo e una donna uniti in matrimonio e il diritto delle famiglie a educare i propri figli. Per questo si può comprendere anche che ci siano delle remore a ritrovarsi in piazza chiamati da un partito. Il caso NCD peraltro non è neanche l'unico, perché anche a più a sinistra c'è chi sta tentando un'operazione politica fondata su vita e famiglia. Le remore sono comunque giustificate anche dall'esperienza passata, non solo del "collateralismo" tipico dell'era democristiana: se pensiamo che anche il Family Day del 2007, che pure era nato dalle associazioni e dalla Chiesa italiana, è stato ampiamente ridotto a un progetto politico (fallito), lasciando disperdere un patrimonio prezioso di energie e di idee, possiamo ben capire la necessità se non di una cautela almeno di mettere i puntini sulle i.

Da questo punto di vista l'assicurazione degli organizzatori del Family Act di non chiedere alle associazioni un'adesione formale, ma solo di mettere a disposizione il palco per tutti i soggetti che nella società sono impegnati a favore della famiglia naturale è certamente importante. Resta la difficoltà oggettiva di comunicare che la battaglia per la famiglia non è un affare di partito; chi parteciperà al Family Act ha comunque il dovere di farlo;

2. L'altro aspetto riguarda proprio il partito che organizza il Family Act. Hai perfettamente ragione a riconoscere che nel NCD si concentrano la maggior parte di quei pochi parlamentari e amministratori locali che mettono la faccia e lottano per promuovere le ragioni della famiglia e della vita. Anche La Nuova BQ ha più volte dato atto e sottolineato questo impegno, come anche l'articolo odierno di Alfredo Mantovano dimostra. Che questo impegno sia così condiviso dal resto del partito è però tutto da discutere. All'impegno e generosità dei parlamentari più volte citati, fa da contraltare l'indecifrabile silenzio di altri, specialmente quelli che siedono al governo. Come dimenticare ad esempio che sia del NCD il viceministro dell'Istruzione, che su tutta la vicenda dell'identità di genere e dell'educazione sessuale insegnata nelle scuole - e che continua a essere insegnata malgrado il ritiro "ufficiale" dei libretti dell'Unar - continua a mantenere un profilo bassissimo, tanto per essere benevoli?
Né possiamo dimenticare che il NCD fa parte di un governo che ha finora marciato spedito nel colpire vita e famiglia. Sarà anche vero che senza la presenza mitigatrice del NCD sarebbe anche peggio, non lo discuto, ma ci sono anche dei limiti che sono invalicabili. Ed è qui credo che abbiamo il diritto di chiedere chiarezza ai vertici di questo partito. Tanto per essere molto chiari: il presidente del Consiglio Renzi ha annunciato di voler procedere rapidamente all'approvazione di una legge sulle unioni civili, progetto su cui sicuramente il NCD non è d'accordo. Ma fin dove Alfano e compagnia sono disposti a spingersi per fermare questo disegno? Il riconoscimento delle unioni civili, che altro poi non sarebbe che un paramatrimonio per coppie omosessuali, sarebbe un colpo durissimo per la famiglia. Come abbiamo detto tante volte, la famiglia non è solo un tema etico, ma sta alla base anche dell'economia, della coesione sociale, dell'integrazione. Cosa farà il NCD se Renzi - come sembra - vorrà andare avanti su questa strada che porta alla rovina definitiva dell'Italia, magari imponendo il voto di fiducia in Parlamento? Opterà per la "stabilità" di governo e, dopo aver cercato di migliorare la legge, voterà comunque per le unioni civili oppure è disposto a votare contro il governo aprendo così di fatto una crisi politica?
Credo che sia un chiarimento dovuto, su cui ognuno potrà fare poi le sue valutazioni. Ma è evidente che quello di scendere in piazza il 15 novembre e poi dopo un mese o due vedere votato il sì alle unioni civili dal partito del Family Act è un rischio molto concreto. 
Ad ogni modo, proprio per l'importanza della posta in gioco, su questo tema mi sembra anche importante stimolare un dibattito che coinvolga, politici, associazioni e semplici sostenitori della famiglia naturale. Per cui da oggi La Nuova BQ è aperta ad ospitare interventi di tutti quanti vorranno intervenire.

Riccardo Cascioli

- DIVORZIO PER DECRETO, NCD AL BIVIOdi A. Mantovano


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