Gesù primo trans, in Brasile c'è pure la Chiesa gay
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di Andrea Zambrano11-07-2017 AA+A++

Il clergyman tradisce un pizzo sensuale all’altezza del collo. Un tocco femminile per una professione da svecchiare? Di più: un tocco transgender. E’ l’iconica immagine di una “pastora” trans che in Brasile si fa chiamare Alexya Salvador e che in realtà è Alexander, ma a Sao Paolo è ormai conosciuto come la “diaconessa” della Chiesa della comunità metropolitana che si propone lo scopo principale di essere una religione ad uso e consumo della comunità Lgbt. In Brasile non vanno per il sottile e a differenza dei tanti che cercano con l’omoeresia di giustificare la pratica omoerotica nel cattolicesimo, fanno prima: si creano la loro religione a loro uso e consumo.

Sembrerebbe una stramberia verdeoro, ma gratta gratta, si scopre che anche qui c’entra la Teologia della Liberazione che ha dato il via al signor Alexander per giustificare la sua condizione. Andiamo con ordine.

“Gesù Cristo è stato il primo uomo trans”. La blasfemia uscita per bocca di Alexander viene giustificata così: “Nel Genesi esiste la santa Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dio pertanto ha mandato suo figlio in terra. Gesù aveva genere divino, giusto? Quindi quando è disceso sulla terra ha iniziato a prendere il genere umano. Quindi Gesù può essere trans e io non potrei?”.

La “pastora” ha una visione teologica approssimativa, basti dire che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Catechismo alla mano, sono Dio in tre persone e non in tre generi, il quale semmai, sarebbe unico, cioè quello divino. Ma è evidente che il tentativo è quello di confondere le acque per giustificare ciò che non si può giustificare. E non c'è da stupirsi se esistono preti cattolici che difendono l'idea che Gesù fosse trattato all'epoca come una vittima dell'omofobia. 

Guarda caso infatti anche Alexander nasce proprio in ambito cattolico. Da quando entra in seminario per farsi prete cattolico e ne esce dopo aver constatato l’incompatibilità tra l’accettazione della sua condizione e una vita religiosa. Il giovanotto così conosce una chiesa protestante chiamata “Chiesa della comunità metropolitana” (Icm) fondata nel 1968 a Los Angeles da Troy Perry, attivista omosessuale che fondò la sua Chiesa con un orientamento “evangelico e liberale” nei confronti della comunità Lgbt.

Altra stramberia: “La sessualità è un dono divino che non può essere vista come una maledizione indipendentemente dalla forma in cui si manifesta” e “il peccato è ciò che fa male a me e agli altri”, dimenticando che il peccato è soprattutto ciò che fa male a Dio.

Ma tutto questo popò di teorie? “Sono frutto della Teologia della Liberazione – dice – che ha avuto la funzione essenziale di dare dignità ai poveri e agli emarginati. Il Cristianesimo è debitore del socialismo”. Insomma, con premesse di questo tipo si capisce anche come il signore che si fa chiamare pastora sia così in confusione. Dopo essersi sposato con un uomo ha anche adottato due bambini, uno dei quali presenta pure una complessa disforia di genere. Insomma: non si fanno mancare niente da quelle parti.

Si potrebbe dire: contenti loro, in realtà ciò su cui bisognerebbe riflettere è su come sia stato possibile che da un ambiente cattolico possa essere nata una confusione del genere. Ma il riferimento alla Teologia della Liberazione spiega tante cose.


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