Gloria e Marco Tragedia, non sensi di colpa
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di Andrea Zambrano18-06-2017 AA+A++

Non possiamo essere responsabili della morte di Gloria e Marco. Il tentativo di “socializzare” nel rito collettivo del piagnisteo la morte tragica dei due fidanzati morti nell’inferno di cristallo della Grenfell Tower ha toccato vette altissime in questi giorni dove la notizia ha emotivamente colpito il circo mediatico. La vulgata che è stata prodotta per quella morte è quanto di più rassicurante possa esserci. In pratica saremmo noi italiani ad aver provocato indirettamente la morte dei due giovani emigrati a Londra. Perché? Perché sono cervelli in fuga che hanno cercato fortuna altrove, lontano dal loro Paese. Quindi, è il sillogismo, se sono morti è per colpa dell’Italia ingrata che li ha lasciati partire facendo fare loro la fine del topo. 

Quando si gioca con l’emotività popolare bisogna stare attenti a non coprirsi di ridicolo. E’ il caso di Aldo Cazzullo, penna nobilis del giornalismo di costume made in Italy. Puntualmente sul Corriere ci ha dato la lettura corretta, a seguito della quale ora dovremmo cospargerci il capo di cenere e riflettere su come mandiamo a morire i nostri figli migliori, manco si trattasse delle trincee del Carso. 

Secondo Cazzullo «se davvero esistono le forze dello spirito, Gloria ci avrà già perdonati. Ma questo non ci assolve dalla responsabilità collettiva che una morte come la sua getta addosso a ognuno di noi». L’articolessa è un profluvio di luoghi comuni sulla meglio gioventù che va a cercar fortuna altrove, sullo Stato che non dà opportunità ai suoi figli e sui sogni infranti di una generazione, caduta in un qualche modo non importa come, fosse il Bataclan o la Grenfell Tower. 

Suggestivo, ma fuori mira e un po’ cialtrone il piagnisteo di Cazzullo per questi poveri ragazzi. 

La verità, se uno vuole conservare la ragione al fresco, è che Gloria e Marco sono morti per un incendio, non perché l'Italia non ha dato loro da lavorare. Non sono emigrati in Cina a grattare fosforo delle pareti delle miniere, ma sono andati nel posto più cool del mondo, dove nell'immaginario ci dovrebbero essere le maggiori chance. Hanno ragionato come hanno ragionato tutti, non si sono immolati per una causa. Avevano ambizioni e hanno cercato di sfruttarle al meglio. Ma non per questo chi è rimasto sobbarcandosi il carico di farsi una famiglia o a difendere un lavoro precario con speranza e fiducia, è un privilegiato che ce l’ha fatta. 

Il mainstream cazzulliano ci deve far anche sentire in colpa per quello che è successo? Il punto è che è stata solo una tragedia, una tragica fatalità, condita dall’inefficienza umana così tanto comune in Italia che, guarda un po’, si ritrova anche nella città considerata il centro del mondo. 

Sarebbe bello che le tragedie non accadessero e sarebbe altrettanto facile portare sul banco degli imputati motivazioni socio economiche per giustificare quello che in realtà non è altro che l’appuntamento col destino. 

Il fatto è che dietro questa lettura così da libro Cuore di Cazzullo c’è un’incapacità di fondo ad accettare che la vita non è nostra. Questo fa paura, ma è anche l’occasione per riscoprirne il senso e perché no, la sua pienezza. Vorremmo i nostri giovani sempre sorridenti, che scattano foto sul panorama mozzafiato della City o mentre cantano a squarciagola Ariana Grande. Poi però la vita arriva a dirti che tutto questo non è il senso. Nel migliore dei casi può essere uno degli strumenti, ma non potrà mai essere un senso perché Gloria e Marco non avrebbero potuto considerare la loro vita piena soltanto perché avevano trovato un nido d’amore al 27esimo piano. Lo dimostra la telefonata con la quale Gloria si è congedata dal mondo: salutando la madre e promettendo che ora pregherà per i suoi genitori e per tutti noi dal cielo.

Nell’ultimo istante ha cercato come il buon ladrone uno sguardo verticale sulla sua esistenza, più verticale ancora dei grattacieli londinesi. E ci ha indicato un destino trascendente. Il destino l’ha incontrata pronta, senza le lagne di chi la voleva una vittima del sistema socio-politico-economico-produttivo. A Gloria e Marco, come a tutti defunti, si affidano preghiere perché ora siano salvati da fiamme ben più eterne e dolorose e possano godere di uno skyline ancor più perfetto, non si intestano strumentalmente proclami demagogici per giustificare la nostra pochezza spirituale. 


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