Il Papa commuove e riporta i fedeli nelle chiese
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di Massimo Introvigne11-11-2013 AA+A++

Ispirato da un articolo del vaticanista Andrea Tornielli, nello scorso mese di aprile avevo deciso di testare con strumenti sociologici quantitativi l’ipotesi secondo cui, commossi dal «Vangelo della misericordia» predicato dal nuovo Pontefice, molti italiani che in chiesa andavano poco, o non andavano mai, si stavano riaccostando alla pratica cattolica.

Il test non era facile. I sacerdoti e i religiosi, i più qualificati a fornire informazioni sul punto, sono un universo non sempre entusiasta di rispondere ai sociologi. Avevo quindi scelto la tecnica detta a cascata, in cui da un gruppo qualificato d’intervistati si passa, sfruttando i loro contatti, a un altro gruppo. Mi sono servito di un software che permette di raccogliere risposte a questionari a partire dai social network Facebook e Twitter, e mi sono rivolto ai sacerdoti e religiosi presenti in una serie di gruppi e ambiti qualificati: non solo i miei amici – che sono comunque cinquemila, il massimo consentito, su Facebook – ma i partecipanti a gruppi di ex alunni di seminari, di lettori dei quotidiani La nuova Bussola quotidiana e Avvenire e del mensile il Timone, di ascoltatori di Radio Maria, di persone interessate alle notizie su associazioni e movimenti cattolici. Avevo chiuso la ricerca automaticamente al ricevimento della duecentesima risposta ricevuta da un sacerdote o religioso, un campione – considerata la tecnica usata – rappresentativo e sufficiente. E avevo intervistato, a titolo di controllo, anche laici cattolici impegnati in una specifica comunità.

Nel mio nuovo libro Il segreto di Papa Francesco (Sugarco, Milano 2013), uno sguardo sul retroterra argentino del Papa e sui primi mesi del suo Magistero, torno sull’indagine di aprile. Allora tra i sacerdoti e religiosi il 53% aveva affermato di avere riscontrato nella propria comunità un aumento delle persone che si riavvicinano alla Chiesa o si confessano, aggiungendo che queste persone citavano esplicitamente gli appelli di Papa Francesco come ragione del loro riavvicinamento alla pratica religiosa. I laici percepivano l’effetto Francesco meno dei sacerdoti e religiosi impegnati direttamente nei confessionali. Ma un significativo 41,8% dei laici si era accorto anche lui dell’effetto di ritorno alla Chiesa motivato dagli appelli di Papa Francesco, che sembrava dunque essere visibile, per così dire, anche a occhio nudo. L’indagine era stata accolta con interesse e recensita da riviste specializzate e quotidiane anche fuori dell’Italia, e in diversi Paesi era stata ripetuta da colleghi sociologi con risultati in parte simili e in parte diversi.

Tutto questo nello scorso aprile, dopo un solo mese di pontificato di Papa Bergoglio. Poteva trattarsi di un fenomeno effimero, di «effervescenza religiosa» – per dirla con uno dei padri della sociologia della religione, Émile Durkheim (1858-1917) – tipica di ogni novità, destinata a durare poche settimane. In occasione della presentazione del mio libro – l’11 novembre al Cottolengo di Torino – ho dunque deciso, con i miei collaboratori, di ripetere l’indagine, con la stessa tecnica e con un campione di sacerdoti e religiosi lievemente più ampio (250 anziché 200). Il risultato è che l’effetto Francesco è ora percepito dal 50,8% dei sacerdoti e religiosi. Come già in aprile, la percezione è decisamente più alta tra i religiosi (79,37%), ma resta maggioritaria considerando anche sacerdoti e religiosi nel loro insieme. Ancora come in aprile, i laici percepiscono l’effetto Francesco meno dei religiosi, ma la percentuale che se ne avvede resta comunque significativa: 44,8%.

Le oscillazioni intorno ai tre punti sono statisticamente normali. Il fatto che il numero di sacerdoti e religiosi che percepiscono l’effetto sia lievemente diminuito e quello dei laici sia lievemente aumentato non è decisivo. Il dato rilevante è che, a distanza di sei mesi dalla prima indagine e di sette mesi dall’inizio del pontificato, il fenomeno dell’effetto Francesco non dà segni di riflusso, anzi si consolida.

Certamente la tecnica d’indagine e le dimensioni del campione – stavolta più ampio, ma sempre relativamente piccolo – invitano a esprimersi con cautela. Ma, nei limiti dell’indagine, si delinea uno scenario di notevole rilievo. Un effetto riscontrato da oltre metà di un campione è un effetto reale. Il fatto che il 49,2% dei sacerdoti e religiosi non riscontri l’effetto Francesco da una parte mostra che la percezione non è unanime e varia da comunità e comunità, dall’altra conferma l’interesse dell’indagine. I fenomeni sociali percepiti dall’unanimità o quasi di chi risponde a un questionario sono pochissimi, e presunte percezioni unanimi denuncerebbero piuttosto il carattere suggestivo delle domande o l’inadeguatezza del campione. Peraltro, merita attenzione anche quel 49,2% di sacerdoti e religiosi che non percepisce l’effetto. Scavando, si scopre che la maggioranza di loro opera in comunità dove l’effetto non c’è mai stato. Solo il 15,45% di questo gruppo afferma che l’effetto c’è stato nei primi mesi di pontificato e poi si è esaurito.

Possiamo dire, dunque – sempre nei limiti dell’indagine – che un po’ più della metà dei sacerdoti e religiosi nota nella propria comunità un effetto Francesco, che non svanisce con il passare dei mesi ma perdura. Se cercassimo di tradurre il dato in termini numerici e su scala nazionale, con riferimento anche solo a metà delle parrocchie e comunità, dovremmo parlare in Italia di centinaia di migliaia di persone che si riavvicinano alla Chiesa accogliendo gli inviti di Papa Francesco. Un effetto massiccio e perfino spettacolare.

Vescovi e sacerdoti ne hanno parlato spesso con i giornalisti, condividendo le loro impressioni. In aprile, e nuovamente ora, siamo voluti passare dalle impressioni e dagli aneddoti ai numeri. E i numeri permettono d’ipotizzare che l’effetto Francesco non è solo un effetto-novità, ma che c’è qualcosa nel contenuto – non solo nella forma – dell’annuncio offerto ai fedeli, ma anche ai «lontani», dal Pontefice che in effetti «funziona» e commuove.

Naturalmente, l’effetto Francesco segnala un primo movimento di ritorno alla Chiesa. Ma, come ha affermato lo stesso Papa Francesco in un discorso tenuto il 14 ottobre 2013 alla plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, se da una parte «tante persone si sono allontanate dalla Chiesa» e per raggiungerle l’annuncio «non può che usare il linguaggio della misericordia», quando alcuni colpiti da questo annuncio si saranno riavvicinati il problema sarà l’«analfabetismo dei nostri giorni in materia di fede» e dovrà partire un secondo tempo, la catechesi. Questa, però, non dipenderà più dall’efficacia comunicativa del Papa ma dalle comunità e dalle parrocchie. Se le conseguenze dell’effetto Francesco saranno davvero solide e durature dipende, dunque, da come i sacerdoti, i religiosi e anche i laici e i movimenti sapranno assecondare la strategia pastorale del Pontefice.




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