Il trionfo di Renzi indebolisce vita e famiglia
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di Riccardo Cascioli26-05-2014 AA+A++

Renzi stravince in Italia, la frammentazione vince in Europa. È la prima sintesi possibile dei risultati delle elezioni europee a dati ancora non definitivi. Le linee di tendenza sono però chiare: in Italia il Pd di Renzi ha sfondato quota 40% e il Movimento 5 Stelle di Grillo è distanziato di 20 punti, ben al di sotto delle previsioni della vigilia.

Il Pd sembrerebbe aver beneficiato di una sorta di “effetto Democrazia Cristiana”, quando molti elettori votavano il partito di centro più per evitare il governo del Partito Comunista che per convinzione. Così lo spauracchio Grillo ha portato probabilmente molti elettori a votare Pd. Crolla invece, secondo le attese, Forza Italia, che si attesta intorno al 16%, e a rischio è il Nuovo Centro Destra che dovrebbe superare sì la soglia del 4%, necessaria per entrare in Parlamento, ma di un soffio. Meglio La Lega, che supera il 6%, mentre non ce la fa Fratelli d’Italia che prende poco più del 3% dei voti. Infine la lista Tsipras, di estrema sinistra, dovrebbe anch'essa avercela fatta a superare il 4%. Con questi risultati Renzi potrebbe essere tentato di andare presto alle elezioni politiche per avere anche nel Parlamento italiano quella piena legittimazione che ancora gli manca.

A livello europeo, molte sorprese anche in altri paesi, Francia e Regno Unito anzitutto. Grande successo per il Front National di Marine Le Pen, primo partito con il 26% dei voti, e dell’Ukip di Nigel Farage che arriva addirittura al 29%, con Conservatori e Laburisti che si attestano attorno al 23%. Grazie a queste due affermazioni i partiti euroscettici fanno un grande balzo in avanti ma complessivamente restano sotto il 20% quando si temeva che potessero arrivare al 25. Ma soprattutto i cosiddetti partiti euroscettici non formano una coalizione omogenea, si tratta di vari partiti molto diversi fra loro che a Bruxelles si troveranno anche in gruppi parlamentari differenti.

Rispetto al Parlamento uscente ci sarà quindi una maggiore frammentazione con nuove formazioni presenti e una sostanziale riduzione dei due blocchi principali: il Partito Popolare Europeo (PPE) resta ancora il gruppo di maggioranza relativa ma dovrebbe aver perso una sessantina di seggi dai 273 che aveva; in calo anche il Partito Socialista Europeo, malgrado il successo del Pd, che non dovrebbe superare i 185 seggi. Per governare il Parlamento europeo si profila quindi una coalizione sul modello tedesco tra socialisti e popolari. E a proposito di Germania, qui ha vinto la continuità, con la Merkel che vede confermata la sua leadership. 

Per capire però quali conseguenze avranno queste elezioni sui princìpi che riteniamo fondamentali perché l’Europa abbia un futuro – e cioè vita, famiglia, libertà di educazione, libertà religiosa – bisognerà attendere i risultati definitivi, compresi i nomi degli eletti, perché i singoli partiti – come sappiamo – hanno su questi temi anche posizioni differenziate al loro interno. 

Certamente in Italia, pur essendo stata scongiurata la vittoria di Grillo, l’indebolimento generale del centro-destra e il trionfo del Pd renderanno più difficile contrastare l’ondata laicista che si appresta a varare leggi contrarie alla famiglia e alla vita, oltre che alla libertà di espressione.

 

 


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