Immigrazione Niente Dottrina se non c'è ordine
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di Stefano Fontana15-02-2017 AA+A++

Oggi alle 17 a Roma nella sala Marconi della Radio Vaticana in Piazza Pia 3, verrà presentato l‘VIII Rapporto sulla Dottrina sciale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Quest’anno il Rapporto è dedicato a “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos” . Saranno presenti l‘economista Ettore Gotti Tedeschi, lo spagnolo Rafael Rodríguez-Ponga, l‘Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, il presidente del Movimento cristiano lavoratori Carlo Costalli che organizza l‘evento. I lavori sanno coordinati da Andrea Galli, giornalista di Avvenire.

Il grande problema delle migrazioni non viene sempre ben collegato con la Dottrina sociale della Chiesa e i cattolici, quando se ne occupano, lo fanno senza tenere conto di tutto il quadro del corpus dottrinale che dovrebbe stare alle loro spalle. Fa bene quindi l‘Osservatorio Cardinale Van Thuân a fare il punto su un rapporto difficile come è quello tra immigrazioni e Dottrina sociale della Chiesa.

Uno dei modi con cui spesso viene sostanzialmente messa da parte la Dottrina sociale della Chiesa è di pensare che essa appoggi una accoglienza illimitata e scriteriata. E’ abbastanza diffuso il luogo comune che il cattolico è colui che sta dalla parte dell’accoglienza sempre e comunque. In modo particolare si ritiene che sia contrario al sentire cattolico l‘obiettivo politico di selezionare le migrazioni all’ingresso.

Una simile posizione però non è sostenibile. Come mette bene in evidenza l‘Arcivescovo Crepaldi nella Presentazione del Rapporto dell’Osservatorio, l‘aiuto ai migranti che arrivano va dato a tutti, ma l‘inserimento nel tessuto della nazione non può essere dato a  tutti, deve avere dei criteri ed è dovere dei governanti attuare delle politiche nel rispetto del bene comune di questo bene comune fanno parte non solo gli equilibri sociali, lavorativi ed economici ma anche l‘identità culturale della nazione e la stessa questione religiosa. La società multireligiosa e multiculturale non è un bene in sé, presenta molti problemi, rischi e costi che vanno valutati.

Bisogna allora distinguere tra la carità immediata e la carità in una prospettiva più ampia e a lungo termine che si esprime mediante la politica. Una cosa è l‘intervento di una associazione caritativa ecclesiale e un’altra sono le politiche governative. Si nota in questo momento uno spostamento esclusivo del mondo cattolico sulla prima forma e un distacco dalla seconda forma, con il conseguente abbandono della Dottrina sociale della Chiesa che non serve per fare carità immediata ma per progettare e costruire.

Molto importante per la Dottrina sociale della Chiesa è il concetto di ordine sociale. La convivenza tra le persone e tra i diversi popoli anche dentro la medesima compagine politica non può essere solo accostata, come avviene nel multiculturalismo. L‘esistenza di diversi codici di vita non comunicanti non indica una società ordinata. Elemento molto importante dell’ordine sociale è il rispetto del diritto naturale che i poteri politici devono garantire. Ma non tutte le culture e non tutte le religioni rispettano tutti gli aspetti del diritto naturale, a cominciare da quella del paese ospitante. Non si pone sufficientemente attenzione al fatto che non si importano solo persone ma anche visioni etiche e religiose della vita che non sarà facile comporre in un quadro ordinato senza sofferenze.

In questo contesto la situazione dell’Isam si impone per Ia sua particoIarità. L‘VIII Rapporto dell’Osservatorio ha il coraggio non solo di distanziarsi dai più frequenti luoghi comuni cattolici sulle migrazioni, ma anche di segnalare come questo dell’IsIam sia un caso a parte. Molte sono infatti le resistenze insite in questa religione e cultura ad una possibile integrazione nel quadro occidentaIe e cristiano. Nel governo degli ingressi l‘elemento religioso non è trascurabile e non tutte e religioni pssono essere collocate sullo stesso piano.

L‘atteggiamento genericamente caritatevole non va d’accordo con l‘invito della Dottrina sociale della Chiesa ad adoperare la ragione con realismo. Non tutti i migranti in arrivo sono reamente bisognosi, non tutti sono poveri, è certo che c’è una architettura internazionale delle migrazioni per motivi politici, oltre un certo limite la quantità genera grossi problemi di qualità, si dovrebbero colpire i malvagi interessi che sfruttano i poveri, i piani terroristici si avvalgono anche di infiltrazione nei flussi migratori, i ricchi paesi arabi non aiutano i migranti mentre costruiscono moschee qui da noi. Queste ed altre elementari considerazioni di buon senso richiedono di superare il superficiale atteggiamento di solidarietà immediata con tutti e cominciare a riflettere su tutto questo alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, come corpus di pensiero e di azione.

Come si può vedere da queste poche righe, l‘VIII Rapporto, come già nelle precedenti edizioni, assume in pieno il coraggio di pensare con la Dottrina sociale della Chiesa, anche a costo di opporsi ai tanti slogan oggi di moda, molto suadenti ma che non portano da nessuna parte. 




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