In morte di Mario
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di Riccardo Cascioli10-03-2014 AA+A++

Quando arriva una telefonata per dirti che un amico è morto, si rimane sempre senza parole. Anche se la notizia non giunge del tutto inaspettata. Anche ieri sera, quando la comunicazione riguardava Mario Palmaro. Senza parole. O meglio, si apre il cuore alla preghiera, perché davanti alla morte a imporsi è soprattutto il mistero di Dio, che ci mette davanti a situazioni troppo grandi per poter essere comprese dalla ragione. Morire ancora giovane, una moglie – Annamaria - e quattro figli ancora piccoli, così bisognosi del marito e del padre. E invece il Padre lo chiama a sé. Solo la certezza che tutto è per un Bene permette di guardare negli occhi la realtà.  

Nel silenzio della preghiera, tornano alla mente alcuni momenti, come quella mail di qualche giorno fa, così strana e diversa dalle tante che ci siamo scambiate nel tempo. Il tono era sempre ironico, come era nel suo stile, ma non aveva un motivo particolare, sembrava avesse cercato un pretesto per scrivermi. Ora capisco, era stato il suo modo per salutarmi prima di tornare al Padre.

Poi, lentamente, cominciano a scorrere le immagini delle cose vissute insieme. Per molti anni ci siamo incontrati almeno due volte al mese insieme agli altri della redazione del mensile “Il Timone”: riunioni organizzative, la scelta degli argomenti e di collaboratori da interpellare, discussioni appassionate sulla Chiesa e sulla fede. E ovviamente i commenti sull’Inter.

E quando è iniziata l’esperienza della Bussola, Mario ha dato subito il suo apporto generoso, con le sue analisi lucide sia sulle questioni giuridiche sia sulle vicende di costume (a cominciare da quello ecclesiale). Un apporto che si è andato diradando negli ultimi tempi, soprattutto per la sua malattia. Non sempre ci siamo trovati d’accordo, come l’ultimo botta e risposta sulla situazione della Chiesa che abbiamo pubblicato su La Nuova BQ testimonia, ma il rapporto è sempre stato schietto, con Mario c’era una grande libertà di dirsi le cose senza falsi infingimenti, con il desiderio di fare emergere la verità. Una cosa che non si poteva mettere in discussione è che avesse davvero a cuore la Chiesa e la fede; e lo dimostra il racconto delle sue ultime ore di vita – così come mi è stato riportato –, passate con la famiglia e gli amici più cari stretti intorno a lui nella preghiera che gli ha spalancato la strada verso il Cielo.

Si dirà che la sua vita terrena è terminata troppo presto, ma il modo sereno e forte con cui Mario e la sua famiglia hanno vissuto il periodo della malattia e della morte, il modo in cui Mario e Annamaria hanno testimoniato in questo tempo cosa vuol dire essere una famiglia cristiana, ci fa dire ancora una volta che ciò che davvero conta non è quanto viviamo ma come viviamo, l’intensità con cui affrontiamo ogni istante. Perché ogni istante può essere quello della Chiamata definitiva.

 


24
Lug
San Charbel (Giuseppe) Makhluf


SCHEGGE DI VANGELO

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. (Lc 11,1-13)



Perseguiteranno anche voi

Quanti tra i fedeli, i parroci o i vescovi sono consapevoli dell’aggressione, non soltanto fisica, ma anche culturale, a ciò che resta della civiltà cristiana? Molto pochi. La Nuova BQ pubblica ora un libro di Marta Petrosillo che spiega le dimensioni della tragedia.

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Gli attentati di Bruxelles, oltre a provocare decine di vittime, hanno risvegliato la paura in un'Europa sotto attacco, sin dentro la sua capitale. L'attacco, avvenuto proprio nel mezzo di un periodo di massima allerta, rivela anche quanto siano fragili le nostre difese, militari e morali.

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(Giovanni 20, 1-9)



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