Reggio Emilia: anche la parrocchia caccia le Sentinelle in piedi
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di Andrea Zambrano04-12-2014 AA+A++

Il motto della parrocchia

Il ddl Scalfarotto è già legge. Non è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale né il Parlamento ha dato il via libera definitivo alla legge che istituisce pene severe per chi viene tacciato di omofobia. È legge secondo una consuetudine ormai radicata per la quale parlare di gender e gay strategy è impossibile perfino all'interno delle parrocchie. Lo dimostra l'assurda vicenda di Reggio Emilia dove ieri (3 dicembre) era in programma un incontro delle "Sentinelle in Piedi" locali con alcuni genitori della parrocchia di Regina Pacis, popoloso quartiere alle porte della città del Tricolore.

Qui, gli attivisti che il 5 ottobre scorso hanno vegliato nella rossa Piazza Prampolini avevano ottenuto dal vice parroco don Paolo Cugini il via libera ad entrare in parrocchia per informare dei rischi di limitazione della libertà d'opinione che il Ddl Scalfarotto porta con sé. Tutto bene fino al giorno prima dell'evento, regolarmente pubblicizzato attraverso il bollettino parrocchiale. Martedì però ci ha pensato la rete a guastare la festa. Complice un consigliere comunale del Pd, Dario De Lucia, il quale, postando la locandina su Facebook, ha sentenziato quasi inorridito tutto il suo sdegno: «Non si danno spazi della parrocchia agli omofobi». Così il dibattito è iniziato con tutto il suo corredo di ingiurie verso le Sentinelle che nel frattempo stavano terminando di organizzare l'evento previsto per la sera successiva.

Il tam tam mediatico però è arrivato alle orecchie di qualcuno, il quale a sua volta ha riferito la cosa in parrocchia. Verso sera il vice parroco ha deciso di gettare la spugna: «L'incontro è annullato». Il giorno dopo don Cugini ha spiegato a La Nuova BQ, peraltro non senza imbarazzo, che «avevamo voluto organizzare questo incontro sul gender, ma solo alla fine abbiamo saputo che sarebbero venute le Sentinelle. Così abbiamo ricevuto alcune mail e telefonate di parrocchiani che si lamentavano e dato che non era nostra intenzione fare polemica abbiamo deciso di soprassedere promettendoci di organizzare in altra data un incontro con relatori diversi».

Dunque, non solo il consigliere Pd che nel suo tam tam mediatico ha messo la mosca al naso a qualche parrocchiano, ma evidentemente per il sacerdote il problema sono proprio le Sentinelle: «Le Sentinelle non hanno lo stesso pensiero del Papa, mi sembra». È in quel mi sembra però che il prete mostra un filo di incertezza destinato a lasciare il segno, dato che poi, strumentalizzando le parole del Papa, ribadisce: «Francesco è molto più accogliente nei confronti di tutti, ha detto che non bisogna giudicare. Nella Chiesa c'è spazio per tutti» salvo poi ammettere: «Le Sentinelle esprimono un settore della Chiesa che io non appoggio», disvelando così un'antipatia personale verso un'associazione di persone libere e laiche fin dallo statuto, alle quali era semplicemente stato chiesto di parlare in un contesto parrocchiale peraltro esprimendo un pensiero in linea con i recenti pronunciamenti della Cei.

Il sacerdote dunque non ha visto nell'intemerata di De Lucia un'ingerenza, ma nelle polemiche successive ha trovato la scusa per annullare tutto. Strano, dato che il parroco di Regina Pacis invece – fanno sapere con amarezza le Sentinelle - aveva partecipato, unico sacerdote, alla veglia del 5 ottobre per nulla imbarazzato di essere presente nonostante i militanti e attivisti di Arci gay protestassero al loro fianco accusandoli di essere talebani. Evidentemente tra parroco e vice parroco è successo qualcosa che non è dato sapere, una divergenza dimostrata dal fatto che ieri il titolare della parrocchia si è tenuto fuori dalla vicenda, anche se aveva personalmente partecipato pubblicamente alla veglia appena un mese prima. Ma ormai la miccia era partita e la bomba rischiava di esplodere in parrocchia.

In conclusione: l'incontro è stato annullato a causa delle polemiche. Polemiche messe nero su bianco da un'ingerenza di un esponente politico, che è così riuscito nel suo intento di mandare in corto circuito la comunità. Questa storia dimostra che il Ddl Scalfarotto è già attivo: se basta un consigliere comunale che si lamenta mettendo i sacerdoti nella spiacevole condizione di sentirsi intimiditi, vuol dire che la caccia alle streghe è già partita. Adesso per la conversione in legge della consuetudine è solo questione di tempo.


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