«Io, omosessuale, dico no alle nozze gay»
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di Raffaella Frullone15-02-2014 AA+A++

Da omosessuale dice no ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. E’ Jean-Pier Delaume-Myard, portavoce della Manif pour tous, lo straordinario movimento che ha portato per le strade di Parigi un milione di persone la scorsa primavera. Delaume-Myard ha da poco consegnato alle stampe un volume dal titolo «Omosessuale contro il matrimonio per tutti» (edizioni Duboiris). L’impegno di Delaume-Myard però oltrepassa i confini francesi: lo scorso 11 febbraio infatti  ha partecipato al primo grande evento della Manif pour tous Italia e dopo pochi giorni ha inviato un messaggio alle Sentinelle in Piedi di Bergamo in cui scriveva: «Bisogna rompere il silenzio per dire che gli omosessuali non hanno nulla a che vedere né da vicino né da lontano con la lobby gay che ha il solo scopo di distruggere la famiglia. Bisogna rompere il silenzio per dire che non possiamo ragionevolmente accettare di privare un bambino dei suoi riferimenti sociali».

Lei è conosciuto in Francia, e ora anche in Italia, per aver detto con forza no al matrimonio omosessuale, nonostante lei sia omosessuale. Perché ha ritenuto importante far sentire la sua voce e perché con forza oggi ribadisce che c’è differenza tra gay e omosessuale?
Il 12 settembre 2012 Christiane Taubira ha confermato che in Francia le coppie dello stesso sesso regolarmente sposate avrebbero potuto adottare un bambino nelle stesse condizioni delle coppie eterosessuali. La stampa nazionale ne ha approfittato per riempire pagine e ore di trasmissioni televisive. Anche la comunità gay ripeteva continuamente il ritornello : «L’insieme degli omosessuali aspettava di sposarsi e avere dei bambini». E’ stato in quel momento che ho avuto l’impressione, sgradevole, che mi stessero rubando la parola, che si fossero impossessati della mia opinione, quella di un cittadino normale che si trova a essere omosessuale. Abbonato da molti anni al Nouvel Observateur, ho deciso di scrivere loro quello che pensavo. Ho scritto più o meno così: »Sono omosessuale, non gay, smettetela con questa confusione! Non ho fatto la scelta del mio orientamento sessuale, non sono più fiero di essere omosessuale di quanto lo debba essere una persona etero. Il gay si ritrova in una cultura, un modo di vivere. Ha bisogno che il suo salumiere, il suo panettiere e il suo edicolante siano gay, vuole vivere insieme ad altri gay. Invece io come omosessuale, a Parigi o in provincia, ho sempre fatto la scelta di scegliere il mio alloggio senza preoccuparmi dell’orientamento sessuale dei miei vicini. 

Lei non ha esitato a definire “ghetto”  il Marais,  uno dei quartieri chic di Parigi in cui si ritrova la comunità gay, perché? Quale è stata la reazione della comunità Lgbt alla sua presa di posizione?
In quello stesso articolo e ogni volta che incontro dei manifestanti in Francia pongo la stessa domanda: perché è stata fatta la legge? Per gli omosessuali o per qualche centinaia di gay che vivono nel quartiere Marais? Quale è stata la reazione a questa mia posizione? La comunità Lgbt, in Francia, come in Europa, è composta principalmente da militanti ideologioci dai metodi violenti. Sulla mia pagina facebook sono spesso oggetto di minacce, per fare un esempio «Jean Pier alla guerra civile, vi farei fucilare per tradimento alla causa », oppure altri poco poetici commenti in cui propongono di «farmi cremare». Non sopportano che non la si pensi come loro, lo dico forte e chiaro: è un atteggiamento omofobo e rivelatore di totalitarismo. Significa dire che un omosessuale non può pensare né agire per se stesso. Dagli anni Settanta la comunità gay degli Stati Uniti si è arrogata il diritto di parlare a nome di tutti gli omosessuali con lo scopo di distruggere il matrimonio e la famiglia. In questa operazione è stata aiutata dai movimenti femministi, e ora dall’America stanno attaccando l’Europa partendo dal Nord e arrivando al Sud. Bisogna inoltre denunciare forte e chiaro che il denaro della lobby Lgbt gode dell’appoggio del’Unione Europea. L’11 dicembre scorso i deputati si sono pronunciati sullo sviluppo del programma pluriennale relativo alla promozione dei diritti umani  e la lotta all’omofobia fa parte degli obiettivi da perseguire di questo programma. Dal 2007 al 2013 sono stati versati due milioni di euro agli Lgbt attraverso Ilga Europe, a questa somma si aggiungono 5 milioni di euro che verranno versati negli anni a venire raggiungendo la somma astronomica di 7 milioni di euro. 

Il 3 febbraio scorso inoltre l’Europa, attraverso un altro documento ha messo un tassello in più sulla via già spianata ai Lgbt. Probabilmente molti si ricordano il rapporto Estrela sui diritti sessuali, e poi del rapporto Lunacek. Ecco, Edite Estrela e Ulrike Lunacek hanno in comune una cosa: appartengono entrambe alla comunità Lgbt e quello che prevede il rapporto Lunacek è un'agenda globale per fare riconoscere quelli che ha designato come «i diritti fondamentali delle persone Lgbt» per i prossimi anni ovvero lavoro, educazione, sanità, cittadinanza, famiglia, asilo, dimenticando che la maggior parte di queste questioni è di pertinenza solo e soltanto degli stati membri. 

Questo mostra che la lobby Lgbt considera il Parlamento Europeo come un luogo strategico per fare progredire le proprie cause e ottenere modifiche sul diritto europeo. Ma noi, in quanto omosessuali non membri della Lgbt poniamo alcune quesioni: quelle somme a cosa servono esattamente? E a quali istituzioni sono realmente attribuite?

Lei denuncia il fatto che la lobby Lgbt reclamano un «diritto al bambino» piuttosto che un «diritto del bambino».
Gli omosessuali sono persone responsabili, sono pienamente coscienti che il loro desiderio di avere un figlio non può avere la conseguenza di privare un figlio dell’affetto di una mamma. 25 anni fa, oggi ne ho 50, mi sono posto la questione di avere un figlio per trasmettergli un patrimonio, uno stato sociale, in breve: volevo un figlio per delle ragioni ingiuste. Oggi in quanto omosessuale penso unicamente all’interesse del bambino. 

Prima di parlare di libertà e uguaglianza o di poter avere figli tra persone dello stesso sesso, proviamo a pensare un minuto alla libertà e all’uguaglianza del bambino che nascerà nella società che gli stiamo preparando. Forse avrà il desiderio di avere un papà e una mamma come i suoi compagni di scuola che magari avranno genitori separati o divorziati, ma almeno avranno un papà e una mamma. Libertà, uguaglianza e fraternità, diciamo in Francia. Allora io dico libertà di un bambino di non sentirsi escluso, uguaglianza per un bambino d’avere un papà e una mamma, fraternità per un bambino di avere fratelli e sorelle senza avere numerosi papà… Il bambino non è un oggetto e nemmeno un medicinale per chi soffre il mal d’amore.

Secondo lei quindi gli omosessuali contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso sono molti di più di quanto possiamo pensare e dunque potrebbero essere molti anche in Italia… 
Ovunque in Europa ci sono degli omosessuali pronti a dire che la lobby gay non li rappresenta, ma molti altri hanno paura delle ritorsioni. La comunità Lgbt riduce gli omosessuali alla loro identità sessuale, questo è un insulto, ci riducono ad una categoria di persone particolari, creando una disuguaglianza di fatto. Noi invece vogliamo essere riconosciuti per quello che siamo, uomini e donne, non in funzione del nostro orientamento sessuale, che riguarda solo la nostra vita privata.

Che cosa direbbe agli italiani che sono convinti che le associazioni Lgbt abbiano sinceramente a cuore il futuro della nostra società?
Se domani in Francia o in Italia dovesse passare una legge che consenta la procreazione tramite utero in affitto, i perdenti non saranno La Manif pour tous o La Manif pour tous Italia, i grandi perdenti saranno prima di tutto i bambini. Il desiderio di avere un bambino, e io lo so, è una realtà sincera e dolorosa, ma noi omosessuali non chiediamo per questo alla società di sbriciolare qualcosa per trasformare un desiderio in realtà. In vista delle prossime elezioni europee La Manif pour tous Francia ricorda ai candidati l’importanza della decisione che siamo chiamati a prendere. I candidati con una carta drovranno affermare di voler proteggere la famiglia e il rispetto della persone, invitiamo a fare lo stesso in Italia perchè siamo convinti che la famiglia sia il luogo principale dell’educazione e della solidarietà. 

Siamo convinti che la famiglia costituisca la cellula base della società e che essa assicuri il suo avvenire e progresso. Noi cittadini italiani e francesi, uomini e donne di ragione, onosessuali o eterossessuali, proseguiamo e proseguiremo il nostro cammino,  quello di esseri umani responsabili che vogliono lasciare dopo di loro un pianeta in cui l’uomo , con la U maiuscola, non sia un valore non negoziabile». 

 

 

 

 

 

 

 


25
Ago
San Giuseppe Calasanzio

SCHEGGE DI VANGELO

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. (Mt 24,42-51) 



Hamza Piccardo, ex dirigente Ucoii

Diciamo la verità: non ha tutti i torti Hamza Piccardo, ex dirigente dell’Unione delle comunità islamiche (Ucoii), quando chiede che, in base alla legge Cirinnà, pure la poligamia diventi diritto. Accettate le premesse delle legge non si può che accettare anche le conclusioni. In primo luogo le unioni civili si basano sulla libertà di due persone dello stesso sesso di rendere legittimo il loro legame anche di fronte alla legge. Perché vietarlo anche a tre o quattro persone che si vogliono unire reciprocamente?

di Tommaso Scandroglio



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