Io omosessuale vado in piazza con le Sentinelle
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di Cristoforo Libero15-12-2014 AA+A++

Arrivo, la piazza è piena, ascolto il discorso del portavoce e ricordo più o meno questa frase «Non vogliamo sottometterci ad un potere che schiavizza le persone con i loro bisogni facendogli dimenticare l’altezza dei desideri», prendo il mio posto e inizio a leggere, ma non posso non pensare a questo anno e mezzo da Sentinella. Mi chiamo Cristoforo, ho 26 anni e sono un ragazzo con attrazioni per lo stesso sesso. Quando un anno e mezzo fa ero sceso in piazza per la prima ero solo un omosessuale inquieto e arrabbiato. Arrabbiato con me stesso perché avevo incatenato i miei desideri alla dipendenza dal sesso, inquieto perché se la proposta Lgbt non poteva essere la risposta alla mia inquietudine, tantomeno lo poteva essere il diventare etero.

Non potevo non scendere in piazza con le Sentinelle In Piedi, non dopo aver sperimentato su me stesso che la negazione della differenza sessuale è qualcosa che lascia l’amaro in bocca, una caccia al tesoro in cui il tesoro non c’è mai. Scendo in piazza per difendere gli ideali di libertà di espressione e di educazione e il diritto dei bambini ad avere papà e mamma. Veglio perché sono affascinato dalla forza di centinaia di persone che leggono in silenzio. E mai avrei pensato di scoprire che le Sentinelle in Piedi prima che una protesta, un flash mob, una veglia, sono innanzitutto un’amicizia. Ho conosciuto donne belle e generose. Madri che si spezzano tra il lavoro, la famiglia e trovano il tempo per vegliare, perché sono orgogliose di avere scritto nel loro corpo la custodia della vita. Donne che non hanno paura degli uomini, ma che li fanno brillare. Donne di una femminilità luminosa.

Ho conosciuto uomini che mi hanno guarito. Padri e uomini non forti perché spacconi, ma forti perché buoni. Uomini che si prendono la responsabilità delle loro famiglie. Padri che con il loro esempio mi hanno mostrato tutto il piacere di essere scogli viventi che riparano i loro cari dalle tempeste. Uomini che potrebbero accontentarsi del loro orticello, ma che con ostinazione e passione continuano a indicare il bene. Amici con cui è bello stare. Ho incontrato fratelli, giovani che non si vogliono piegare alla lamentela delle opportunità che non ci sono, delle lauree che non valgono, del mutuo che non ci fanno, che ci rimpiccioliscono il cuore e ci rattrappiscono nella modalità zitella acida. Ragazzi che nella quotidianità fatta di studio, lavoro, impegno non imborghesiscono il loro desiderio, ma continuano a chiedere la felicità tutta intera.

Volti, nomi, happy hour, storie, speranze, sofferenze, pizzate, felicità. L’amicizia con queste persone mi ha cambiato in meglio. Nell’amicizia ho imparato ad accettare la mia omosessualità non come la mia identità, ma come una parte della mia storia. Nell’amicizia ho provato la bellezza dell’essere maschio. Sono sempre inquieto e alla ricerca, ma non sono più arrabbiato. Da questi volti amici mi sono sentito voluto bene e guardato come persona. Ora sono libero di guardare al presente certo che nell’amore alla realtà non c’è una fregatura, ma tutto quello che mi basta. E come Sentinella guardo al futuro senza paura.

 




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