Iowa, primarie con grandi sorprese
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di Marco Respinti03-02-2016 AA+A++

Nessuno si aspettava un risultato come quello uscito dalle urne dell’Iowa, lo Stato dove il 1° febbraio sia il Partito Repubblicano sia il Partito Democratico hanno svolto la prima tornata delle primarie statunitensi.

La sorpresa maggiore viene dai Repubblicani ed è la vittoria di Ted Cruz (27,7%) con un distacco di ben tre punti percentuali e mezzo sul miliardario prestato alla politica Donald Trump (24,3%).  Cruz era stato dato a volte in ricupero, ma non certo così tanto, e soprattutto non nell’immediata vigilia del voto. Non meno clamorose sono però anche le altre due soprese: il terzo posto ottenuto, sempre tra i Repubblicani, da Marco Rubio (23,1%) con solo poco più di punto percentuale di distacco dal favorito della vigilia Trump, nonché la rotonda sconfitta, tra i Democratici, di Hillary Clinton. Perché questo dice l’inimmaginabile testa a testa fra l’ex First Lady (49,9%) e l’improbabile Bernie Sanders (49,5%), il quale scenderà da cavallo presumibilmente presto ma non prima di avere pesantemente condizionato tutto il prosieguo di stagione.

Il responso delle urne dell’Iowa dice infatti chiare e nette alcune cose. La prima è che ha certamente ragione Cruz nell’affermare oggi che il prossimo presidente degli Stati Uniti non lo sceglieranno i media ma la gente. Se il prossimo presidente americano sarà comunque un beniamino o anche solo un pompato dei media, ora della fine avrà comunque dovuto guadagnarsi da sé, uno dopo l’altro, tutti i voti utili alla vittoria. E questo vale sia per i Repubblicani sia per i Democratici.

La seconda è che in casa Repubblicana una sfida che pareva già finita prima ancora d’iniziare è invece apertissima soprattutto perché per qualche mese si giocherà a tre e non (come pareva a molti) a due, Cruz, Trump e Rubio. In casa Democratica, invece, sarà sì la superfavorita Clinton a vincere la nomination finale del partito, ma a prezzo di più lacrime e di più sangue di quanto immaginato, e soprattutto di un sensibile spostamento a sinistra (già in atto) delle sue già sinistre politiche: è l’ala estrema dell’elettorato Democratico quello che la Clinton deve conquistarsi, non il centro, e la cosa potrebbe finire per avvantaggiare i Repubblicani.

La terza è che tra i Repubblicani ha trionfato l’orientamento conservatore a diverso titolo rappresentato sia da Cruz sia da Rubio. Il gotha del mondo conservatore (pur con qualche notevole eccezione) ha fatto di tutto per prendere le distanze da Trump. Trump incarna infatti il populismo, non il conservatorismo. A molti sembra più o meno la stessa cosa, ma la notizia di oggi è che a molti americani in più la differenza è invece lampante. Sean Hannity, popolare anchorman di Fox News, ha definito quello dell’Iowa un successo anti-establishment degli «insurgency candidates», una cosa che noi tradurremmo invocando il concetto ‒ culturalmente impegnativo ‒ d’“Insorgenza”. Cruz, Trump e Rubio sono cioè degli “insorgenti” rispetto alla “normalizzazione” sia moderata (cioè fredda sui princìpi e compromissoria sulle politiche) tipica della “casta” Repubblicana, sia radicale (tanto sui princìpi quanto sulle politiche) tipica dell’élite (“adulta”) Democratica. Ora, questo dice contro chi e cosa stia quel terzetto, ma non a favore di chi e cosa si schieri. Ecco allora che l’Iowa porta un elemento di chiarezza, distinguendo tra insorgenti e guastatori. Sull’immigrazione, per esempio, tema Repubblicano caldo di questa tornata elettorale, le affermazioni surreali di Trump (chiusura ermetica delle frontiere e divieto d’ingresso ai musulmani), quelle che sembravano dovergli spianare la strada del successo, sono state bocciate dalla non meno dura (tolleranza zero con i clandestini) ma più razionalmente argomentata linea Cruz. E ampia breccia ha fatto persino la più morbida linea Rubio (riforma della legge sull’immigrazione per risolvere il problema dei clandestini), segno del fatto che la Destra Repubblicana tutto vuole tranne che diventare, per via di Trump, la caricatura di se stessa.

C’è quindi un’ultima considerazione, affatto di dettaglio, che l’Iowa offre. Oggi si sa con certezza quel che ieri poteva essere detto solamente a denti stretti. E cioè che “The Donald” è battibile e che la Clinton è attaccabile. Ma soprattutto si è avuto conferma di una verità innegabile: che anche nel villaggio globale la differenza la fa sempre e solo il rapporto personale. La macchina elettorale messa in campo da Cruz in Iowa è stata impressionante. Non ha trascurato nulla, ha curato ogni dettaglio, ha stretto tutte le mani che doveva stringere, si è coltivato sezione elettorale per sezione elettorale totalizzando la maggioranza netta in tutte. Il segreto del vero conservatore è quello che il populismo non riesce mai a capire: il legame con il popolo.


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