Ius Soli, un'idea coloniale che non risolve la crisi demografica
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di Robi Ronza18-06-2017 AA+A++

Non è vero che in Italia occorre introdurre lo jus soli per dare la cittadinanza ai bambini degli immigrati. A norma delle leggi vigenti la ricevono già “per trasmissione” nel momento in cui i loro genitori diventano cittadini italiani. Chi non ci crede vada a leggersi l’art. 14 della legge 91/1992. Quando poi diventano maggiorenni sono perciò già facilitati nella loro richiesta di diventare cittadini italiani, se lo desiderano, il che non è peraltro scontato. Gli stranieri ormai stabiliti da noi sono giustamente interessati alla certezza dei loro diritti previdenziali e del loro permesso di soggiorno, ma non sempre alla cittadinanza. C’è paradossalmente qualcosa di coloniale in questa idea, presunta “di sinistra”, secondo cui tutti gli immigrati muoiono dalla voglia di diventare cittadini italiani.

Si è brandito lo jus soli, per di più in modo approssimativo, con l’intento di introdurre una novità che non c’entra niente con la questione, e che è tanto inutile quanto perniciosa. Si vorrebbe cioè a certe condizioni (nascita e studi in Italia) far diventare cittadini italiani dei minori nati da persone che sono e restano cittadini stranieri. E’ una novità inutile perché, in quanto minori, essi continuano a restare sotto la patria potestà del padre e della madre, ed è perniciosa perché va a dare un altro colpo al concetto di famiglia. Ed è probabilmente proprio questo che spiega l’accanito sostegno che le viene dai giornali e dai telegiornali “illuminati”. C’è poi dietro l’idea che, in forza della cittadinanza, si possano integrare questi minori nella nostra cultura e nella nostra identità anche a prescindere dai loro genitori; e che a ciò basti la nostra scuola statale. Un’illusione davvero irresponsabile se si pensa alla realtà delle scuole statali che questi ragazze e ragazzi stranieri hanno frequentato o frequenteranno.

Stando così le cose, il dibattito di giovedì scorso in Senato è indegno non solo e non tanto perché è degenerato in tafferugli, ma perché quello che abbiamo visto e rivisto in tv, e sentito commentare a destra e a manca, era una pantomima senza alcun nesso con la questione sul tappeto. Per motivi loro la Lega Nord e il PD volevano proclamare al mondo di essere schierati a piè fermo l’uno contro l’altro, e di non stare trattando dietro le quinte come qualcuno aveva detto. Per farlo hanno messo in scena la piazzata che si è vista. Tutto qui.  

Prima di ogni altra cosa è importante esserci. C’è perciò qualcosa di ripugnante, se non di tragico, nel modo con cui  si affronta oggi nel nostro Paese tutto quanto attiene al problema demografico. E’ primo e più importante problema politico dell’Italia di oggi, quindi i giornali e i telegiornali dovrebbero averlo costantemente  in prima pagina. Invece in pratica non se ne parla né se ne scrive mai, salvo toccarlo indirettamente  come è accaduto l’altro giorno sullo spunto di quell’indegno dibattito in Senato di cui si diceva. 

D’altra parte la questione riguarda non solo l’Italia ma l’intera Europa, salvo la Francia e l’Irlanda. Perciò anche in sede europea se ne dovrebbe parlare tutti i giorni. E’ invece significativo che fino ad oggi nessuna delle massime istituzioni europee, dal Parlamento alla Commissione e al Consiglio, abbia mai abbia messo all’ordine del giorno un dibattito generale sulla crisi demografica dell’Unione. Più volte invece si sono occupate di promozione dell’aborto e in genere di tutto ciò che gioca contro la vita. Sarebbe bello, ma forse è un sogno, che gli europarlamentari i quali da candidati si erano detti a favore della vita prendessero l’iniziativa di chiedere al Parlamento europeo un dibattito generale sulla questione.

Nel quadro del generale ritardo culturale che la caratterizza, è evidente che la “razza padrona” politica e mediatica predominante continua ancora a credere di poter colmare senza problemi il deficit demografico europeo con l’immigrazione. E’ un equivoco che è stato ampiamente smentito tra gli altri da Giuseppe Valditara, Gian Carlo Blangiardo e Gianandrea Gaiani nel loro ottimo Immigrazione. Tutto quello che dovremmo sapere, Aracne Editore, 2016. E che d’altra parte l’immigrazione non programmata sia un problema per l’Europa senza affatto essere di aiuto alla crescita dell’Africa e dell’Asia viene pure molto bene spiegato da Anna Bono nel nostro “Libro della Bussola” dal titolo, Migrazioni, emergenza del XXI secolo. Tutto questo però non basta a forare il muro di luoghi comuni che giornali e telegiornali ci rovesciano addosso da mattina a sera. 

C’è da domandarsi se all’origine del muro di silenzio che circonda questi cruciali problemi non ci siano anche motivi di ordine psicologico, se non psicanalitico. Le redazioni dei giornali e le segreterie dei partiti sono oggi sempre più piene di ragazze e ragazzi mai cresciuti, chiusi dentro una loro boccia di vetro di emozioni e di relazioni temporanee, che da questioni di questo  genere si sentono messi in causa personalmente. Prima che per ragioni politico-culturali  questa gente è schierata contro la famiglia per così dire…per legittima difesa. L’affermazione del valore della stabilità dei rapporti, e il richiamo al dovere della fecondità e  della responsabilità educativa, pone loro delle domande che più o meno consapevolmente avevano scelto di censurare. Occorre premere perché se le pongano, per il loro bene ma non solo.


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