Kirsten Dunst censurata: non allineata al "gender"
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di Stefano Magni11-04-2014 AA+A++

Kirsten Dunst, 31enne attrice statunitense, ha pronunciato alcune “bestemmie” che le femministe non intendono affatto perdonarle. L’attrice, che è stata insignita con la Palma d’Oro a Cannes nel 2011, per Melancholia, aveva già sfiorato una gaffe pesante proprio in quell’occasione, quando il regista Lars von Trier, seduto accanto a lei, nella conferenza stampa di presentazione della pellicola, aveva detto di “comprendere” Adolf Hitler. La Dunst, una tedesca-americana, aveva commentato solo con le sue espressioni di grande imbarazzo. Ne era uscita indenne: le colpe dei registi raramente ricadono anche sugli attori.

Ma in questo caso, è lei che “l’ha fatta grossa”. Intervistata dal mensile Harper’s Bazaar ha detto cose che le possono costare il definitivo ostracismo da Hollywood, dove già non è molto ben vista, proprio perché troppo fuori dal coro. Ha provocato l’ira della scrittrice femminista Erin Gloria Ryan, che ha scritto sul suo blog: «(Kirsten Dunst, ndr) non è certo pagata per scrivere di teoria gender e non c’è da stupirsi se dice simili sciocchezze quando ne parla». Un’altra femminista, Stacey Ritzen, liquida le dichiarazioni dell’attrice con una battuta lapidaria: «(secondo lei, ndr) le donne dovrebbero stare al loro posto, a casa». Ariane Sommer, in aggiunta a queste accuse, ha dichiarato a Fox News che «Al giorno d’oggi la gente deve sbarcare il lunario e nessuna donna non può semplicemente permettersi di passare tutto il giorno a casa».

Contrariamente ai commenti delle femministe, sulla pagina Facebook di Kirsten Dunst (una delle meno usate del Web), da tre giorni stanno comparendo messaggi di ringraziamento, da parte di comuni cittadini americani, famiglie, fans e persone che non ne hanno mai sentito parlare prima, o l’hanno vista solo nella popolare saga di Spiderman, dove lei interpreta il ruolo di Mary Jane.

Ma, allora, cosa Kirsten Dunst ha mai detto di così importante e polarizzante? L’attrice, fra le altre cose, è nota per le sue precedenti prese di posizione progressiste, per essere una liberal convinta che ha sostenuto prima John Kerry (nel 2004) e poi Barack Obama (nel 2008 e 2012). E però, in quest’ultima intervista ha detto che: «Io penso che la femminilità sia sottovalutata». Sul ruolo della donna, ha tenuto a precisare che: «Tutte noi dobbiamo trovarci il nostro lavoro e fare i nostri soldi, ma stare a casa, allevare i figli, essere madri, cucinare, sono tutte cose di gran valore che mia mamma ha fatto per me». E per quanto riguarda il ruolo della coppia: «Qualche volta hai bisogno del tuo cavaliere nella sua armatura lucente. Mi spiace, ma c'è bisogno di un uomo che sia un uomo e di una donna che sia una donna. È per questo che le relazioni funzionano».

C’è qualcosa di strano? No, sono frasi dettate dall’esperienza e dal sentimento di una giovane donna. Quindi lontane da una dottrina gender, completamente artificiale, secondo cui si è donna o uomo a seconda dell’educazione che si riceve, o della propria libera scelta. Come ha indirettamente suggerito Erin Gloria Ryan, si deve essere pagati per credere in una simile ideologia, perché la realtà suggerisce che la Dunst ha ragione.




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