La bufala del pericolo fascista in Ungheria
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di Stefano Magni13-03-2013 AA+A++

Fari puntati contro l’Ungheria. Le principali istituzioni esecutive dell’Unione Europea hanno reagito con una rapidità e una fermezza senza precedenti al varo, al parlamento di Budapest, di una serie di emendamenti alla nuova Costituzione. Modifiche alla legge suprema che, secondo il comunicato congiunto di José Manuel Barroso (presidente della Commissione) e Thorbjorn Jagland (segretario generale del Consiglio d’Europa), «… sollevano preoccupazioni per quanto riguarda il principio del primato del Diritto, il Diritto dell’Unione Europea e lo spirito dei suoi Trattati, e le norme del Consiglio d’Europa».

I media battono la grancassa del pericolo di un nuovo fascismo che sorge dall’Est. Abbiamo un nuovo dittatore alle porte? Gli ultimi ritocchi alla legge suprema sono stati votati con 265 sì, 11 no e 33 astensioni. Il Partito Socialista ha boicottato la seduta per protesta. A voler ben vedere, però, è molto difficile trovare qualcosa, in questi emendamenti, che metta seriamente a rischio lo Stato di Diritto.

Nella riforma della Corte Costituzionale, leggiamo che le sentenze emesse prima dell’approvazione della nuova Costituzione non costituiscono più un precedente. Perché la Costituzione è cambiata. Sembra lapalissiano. Non si capisce come, questa riforma, mini l’indipendenza della magistratura, come leggiamo ovunque nei nostri giornali.
Da ora in poi, la Corte potrà esaminare cambiamenti della Costituzione solo da un punto di vista formale, non sui contenuti. Ma anche qui non c’è alcun attentato all’indipendenza della magistratura. Semmai si tenta di difendere il potere legislativo da eventuali ingerenze dei magistrati. L’età pensionabile dei magistrati viene anticipata dai 70 ai 65 anni. E’ una norma che colpisce soprattutto i vecchi funzionari del regime comunista. Ma non è rintracciabile, neppure qui, alcun attentato all’indipendenza della magistratura.

Si legge un po’ ovunque che la nuova tornata di emendamenti limiti la libertà di stampa, contravvenendo ai valori comuni e fondamentali dell’Unione Europea. Ma a voler ben vedere, la riforma recepisce sin troppo bene la cultura politicamente corretta voluta da Bruxelles, perché limita la libertà di espressione solo nei casi di diffamazione di etnie, religioni e comunità.

Gli spot elettorali, pagati con soldi pubblici, potranno essere trasmessi solo dalle Tv pubbliche e dovranno avere eguali spazi. Ma anche qui, disinformando i lettori inglesi, per esempio, il quotidiano Independent scrive che: «Le notizie sulle campagne elettorali saranno riservate ai soli media di Stato».
Un clamoroso fraintendimento? E che dire, poi, di tutto il terrore per una riforma dell’istruzione che imprigionerebbe in Ungheria gli studenti, come ai tempi del regime comunista? Leggiamo, su La Repubblica, che «Gli studenti saranno obbligati, dopo la laurea, a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea, e in alcuni casi fino a dieci anni, e sarà loro vietato di cercare lavoro all’estero. Se violeranno tale norma dovranno ripagare le spese degli studi superiori».

Davvero? Non proprio. Questa norma riguarda solo gli aiuti statali agli studenti. L’obbligo di lavorare in Ungheria riguarda solo chi beneficia di un programma di assistenza statale. Se violeranno la norma, dovranno rimborsare il costo della borsa di studio che hanno ricevuto. Tutti gli altri sono liberi di andare ovunque vogliano. E’ una norma molto discutibile, ma non una grave violazione del diritto di libertà di movimento.

Sulle agenzie italiane siamo rimasti impressionati dal fatto che le riforme “criminalizzano i senzatetto”. E’ così? Non proprio. Un emendamento vieta il soggiorno permanente in certi luoghi pubblici, ma i senzatetto non sono criminalizzati. Lo stesso emendamento obbliga il governo centrale e quelli locali a fornire un alloggio per i senzatetto. Non è proprio una legge contro i clochard.

Saranno criminalizzati i gay? Neppure. La riforma definisce “famiglia” quella formata da un matrimonio fra uomo e donna. Ma non criminalizza i gay. Tuttavia c’è da scommettere che lo scandalo provocato nell’Ue sia proprio la definizione tradizionale di “famiglia”. O quella di “matrimonio”. Dopo tutti gli sforzi compiuti dai politici progressisti per il riconoscimento delle coppie di fatto, l’eterosessualità e il matrimonio stanno diventando crimini contro l’umanità? Sarà limitata la libertà di culto? No, perché in un emendamento si legge che, per essere considerata “chiesa”, un’organizzazione religiosa dovrà chiedere un riconoscimento ufficiale, che dovrà essere approvato da una maggioranza qualificata del Parlamento (i due terzi dell’assemblea).

A nessuno viene proibita la pratica del proprio culto. Però già l’Ue, che non ha mai riconosciuto le proprie radici cristiane, già nel 2011 aveva contestato, ad Orbàn e alla maggioranza parlamentare ungherese, l’inserimento nella Costituzione della dichiarazione: «Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nella preservazione della nazione».

Infine, ma non da ultimo, il Partito Comunista viene messo al bando. Forse è proprio questo emendamento che ha innervosito definitivamente la politica europea occidentale. Dov’erano e cosa pensavano gli attuali dirigenti europei nel 1988, quando Orbàn, dissidente di un regime comunista ancora saldamente al potere, rischiava il carcere fondando il movimento Fidesz?


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