La mano di Gesù
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di Angelo Busetto13-08-2017 AA+A++

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Mt 14,22-33)

Il cammino di Gesù sul mare è un fatto accaduto e nello stesso tempo un simbolo che riguarda ciascuno di noi e la Chiesa intera. Come Pietro diciamo sì al Signore, e poi prendiamo paura: le circostanze della vita, una crisi, una malattia, una incoerenza riscontrata in altre persone, una nostra incapacità morale… La mano del Signore ci raggiunge e ci afferra fortemente. Nel mare della vita, questa mano ci si presenta attraverso un’occasione, un avvenimento, un amico, una comunità. Occorre afferrarla.


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