La "scuola di Bologna" si fa il regalo di Natale
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di Andrea Zambrano24-12-2015 AA+A++

La cifra è di quelle che fanno sobbalzare sulla sedia: 3 milioni per studiare le scienze religiose. Che sono o troppo pochi o troppo troppi. Qui gatta ci cova. Tutti quei soldi grazie al Pd? La domanda sorge spontanea a leggere l’articolo 115 bis della legge di stabilità appena licenziata dal Parlamento che impegna il Governo a destinare l’ingente somma, tramite il Miur, all’istituzione di un Fondo «destinato al sostegno di istituzioni di riconosciuta competenza operanti nel campo delle scienze religiose, dello studio dell’ebraismo, della storia, delle lingue e delle culture dell’Africa e dell’Oriente, al fine di promuovere la sicurezza del paese, attraverso la formazione di studiosi». Studiosi al servizio dell’umanità con i soldi dei contribuenti e con il placet del governo di Matteo Renzi. 

Ad accorgersene è stato il vaticanista Sandro Magister, che ha notato come la somma affidata al ministro dell’Istruzione faccia al caso proprio di Alberto Melloni. Il direttore della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna è infatti diventato consigliere di fiducia del Ministro Stefania Giannini. Un incarico prestigioso, anche se a titolo gratuito, per consigliare il ministro su «problematiche storiche, politiche e culturali nelle materie di competenza del Ministero». 

Secondo il giornalista dell’Espresso, Melloni avrà una voce in capitolo importante nella ripartizione dei fondi a quelle associazioni o fondazioni meritevoli del contributo governativo. E non solo grazie al suo incarico di super consulente ministeriale, ma anche per altri ruoli conquistati sempre in seno al dicastero dell’Istruzione, che ne fanno un vero e proprio super consulente. 

Il sospetto, neanche tanto velato è che il contributo possa avere come destinatari proprio l’istituto bolognese che per tutti è conosciuto come Scuola di Bologna, vero e proprio depositario di quella visione della Chiesa e del Concilio secondo l’ermeneutica della rottura che Benedetto XVI, mai amato da Melloni, denunciò. Un regalo natalizio ad un esponente di quella cultura accademica che ha flirtato sempre molto bene con il potere di Sinistra, incarnato oggi dal rottamatore che rottama il vecchio, quando il vecchio non gli torna utile.

Quello di Magister è solo un sospetto, manca la pistola fumante. Ma non è difficile  individuare le tracce della polvere da sparo. Per stessa ammissione di quei parlamentari che hanno voluto il lauto contributo inserito in quella che una volta si chiamava Finanziaria.

Basta chiedere ai deputati che hanno proposto l’emendamento, votato dal Parlamento in un men che non si dica. «L’emendamento ci è stato richiesto dal Miur - spiega alla Nuova BQ Maino Marchi, deputato Pd che assieme ai colleghi di partito Vanna Iori ed Emanuele Fiano è l’estensore dell’articolo - istituisce un fondo per studiare le religioni ad ampio spettro, da quelle orientali a quelle africane e ci sembra un buon modo per lavorare sul versante della sicurezza e del sapere in un mondo che è sempre più multi religioso, dove il rapporto tra le religioni è fondamentale per la convivenza, come strumento della cultura per combattere fanatismi ed estremismi». 

Motivazione nobile. Peccato che forse l’idea di un governo che mette attorno al tavolo esperti di ogni sorta di religioni sia un po’ datata. Così come il concetto che la sicurezza si ottenga con la cultura del sincretismo e del dialogo, pia illusione del premier Matteo Renzi. Intanto di sicuro va a rimpinguare le casse di qualche accademico. 

Resta da capire a chi andranno quei soldi. E in base a quali criteri il ministero staccherà l’assegno per questa o quella fondazione espressione a sua volta di religioni, fedi e culture sempre diverse. E soprattutto per fare che cosa, posto che tre milioni, ma la richiesta iniziale era di sei, per organizzare convegni, pubblicare libri e organizzare giornate di studio, sono più che sufficienti. 

«Lo deciderà il Ministero - ha confidato Marchi che, come Vanna Iori è di Reggio Emilia, città di Melloni, per la cui Università è docente -. A noi interessa che servano per finanziare la conoscenza delle religioni e favorire il dialogo». 

La Fondazione Giovanni XXIII di Melloni può ambire ad avere parte di quel contributo? «Certo - risponde Marchi - La Fondazione di Bologna è quella che sicuramente ha le carte più in regola per avviare progetti in questo senso. Anzi, mi sembra che sia tra le più titolate, ma, ripeto, sarà il Miur a stabilire tutto questo». 

Come stupirsi?  D’altra parte la scuola di Bologna è nata con Dossetti e Alberigo, ma ha avuto tra i suoi principali rappresentanti politici ieri Romano Prodi e oggi quel Graziano Delrio braccio destro del premier. E questo non è certo un mistero. 

Di sicuro adesso i soldi entreranno in cassa al ministro Giannini, che si servirà dei suoi consulenti per decidere come spenderli. Sarà il tempo a dire se, come ipotizzato senza misteri dallo stesso deputato richiedente, parte di quei soldi del ministero andranno anche a finanziare la Fondazione guidata dal consigliere di quello stesso ministero. In Italia non sarebbe la prima volta.


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