L'arte, dove si leva il grido della grande Bellezza
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di Giulia Tanel08-05-2016 AA+A++

«Quale bellezza salverà il mondo?», si chiedeva Dostoevskij ne L'idiota. L'ultima fatica, originale nel tema e appassionante nella trattazione, dello psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini è una sfida aperta in tale direzione: La rivoluzione nell'arte - Una sfida alla bellezza del creato (D'Ettoris Editori, 2016). infatti, «[...] non è un testo di storia dell'arte, semplicemente una raccolta di riflessioni sul significato dell'arte».

Il testo prende avvio da alcuni interrogativi, solo in apparenza capziosi: cos'è l'arte? Arte e bellezza sono legate? E, ancora, di che forma di bellezza si sta parlando? Per rispondere alla prima domanda è necessario andare indietro nella storia. Così facendo si scopre che fino al Settecento vi era un'idea abbastanza precisa di cosa fosse da considerare “arte”: essa era «[...] un agito in conformità alla natura, al fine delle cose e all'armonia del creato».  

È questa la concezione “tradizionale” dell'arte, cardine certo della cultura e punto di partenza della riflessione. E questo ben prima dell'avvento del cristianesimo, che comunque ha investito l'ambito artistico di una significazione nuova e sommamente più elevata. Basti, a titolo d'esempio, guardare ad Aristotele (vissuto nel 300 a.C.) e a San Tommaso (vissuto nel 1200): per il primo, considerato a ragione uno dei massimi filosofi dell'antichità, il compito dell'arte era quello di “imitare la natura”; una convinzione, questa, dalla quale il Doctor Angelicus ha preso le mosse, per approfondirla e svilupparla ulteriormente «integrandola con elementi originali».

Questo era dunque lo status questionis fino alla “rottura”, che ha segnato l'inizio di una rivoluzione in ambito artistico ancora oggi in atto, intesa – per riprendere Plinio Correa de Oliveira - «[...] come un processo volto a sovvertire e distruggere l'ordine e l'armonia del creato», andando a mettere in discussione – e, perfino, a negare – le basi stesse di fondamento del pensiero dell'intero Occidente. È la nascita della “estetica”, secondo il termine coniato dal filosofo tedesco Baumgarten: la bellezza diventa dominio dei sensi, non più della ragione; ogni definizione oggettiva di quanto sia da considerarsi “bello” viene meno, così come viene negato un riferimento obiettivo e l'arte diventa fine a se stessa, relegata all'appagamento dei sensi.

Nel suo testo Marchesini propone al lettore un affondo dentro le pieghe di questa rivoluzione, che ha coinvolto diversi campi artistici: la musica, la pittura, l'architettura, la scultura, la letteratura, il teatro, la danza, la fotografia e il cinema. E lo fa portando esempi e stimolando riflessioni, senza alcuna pretesa di esaustività, ma con il solo obiettivo di cercare una possibile risposta alla domanda antica e sempre nuova: quale bellezza più grande riconosciamo nelle opere d'arte che ci rapiscono? Di che cosa abbiamo nostalgia, pur non avendolo mai conosciuto? «Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, over per poco il cor non si spaura» (Leopardi, L'Infinito). La risposta è lì, nelle pagine del libro...

 

Roberto Marchesini La rivoluzione nell'arte - Una sfida alla bellezza del creato, D'Ettoris Editori, 2016.

 


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