Le borse di studio svaniranno entro il 2015
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di Irene Elisei10-04-2013 AA+A++

L’ultima cattiva notizia per l’istruzione italiana arriva dal mondo dell’Università: entro il 2015 sarà tagliato il 92% delle borse di studio ai giovani che ne faranno richiesta. A mettere in luce il dato allarmante, che vanifica una parte sostanziosa dei fondi destinati al diritto allo studio, è un’inchiesta del quotidiano La Stampa sui finanziamenti del Miur da distribuire agli Atenei nel prossimo triennio. Una riduzione netta dovuta alla crisi economica che ha investito il paese, come il resto d’Europa, ma che in Italia, unitamente ad una profonda incertezza politica, delinea i tratti di una vera e propria crisi sociale. 

I dati relativi al 2012 destavano già preoccupazione: sono stati 57 mila gli studenti universitari che hanno fatto domanda ed hanno ricevuto, in risposta, un secco no. Decine di migliaia di giovani in tutta Italia che hanno infoltito le graduatorie dei cosiddetti “idonei non beneficiari”. A mancare non sono dunque i requisiti, ma i fondi erogati tramite i bandi. Dando una rapida scorsa alle cifre, il quadro si dipinge bene da sé. Per quest’anno sono stati 103 i milioni stanziati a coprire le spese degli universitari meritevoli, per il prossimo anno ne sono previsti appena 14, un numero troppo esiguo a soddisfare neppure il 10% delle richieste totali. Questo appare come il risultato dell’andamento del Fondo nazionale, destinato ad integrare i finanziamenti stanziati dalle 21 regioni italiane, che negli ultimi anni è andato assottigliandosi sempre più: dai 246 milioni voluti dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nel 2009, ai 175 milioni di euro previsti nel 2012, agli appena 100 milioni stanziati quest’anno. 

Alla diffusione della notizia, non si sono fatte attendere le reazioni. Da quella sdegnata dell’associazione legata alla Cgil, la Federconsumatori, che ha definito “inaccettabile” il taglio alle borse di studio, a quella più fantasiosa, ma che attinge dalla stessa esasperazione, di alcuni gruppi di universitari che dal 15 al 25 aprile proporranno una consultazione aperta sul sito la Rete della conoscenza per discutere le tematiche più care ai giovani studenti. In realtà una mossa, anche piuttosto concreta, è partita già da tempo da alcuni universitari provenienti da più parti d’Italia e votati alle elezioni studentesche due anni fa da oltre 200.000 mila colleghi. 

Sono i membri del Cnsu, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, che hanno più volte incontrato il Ministro Mariastella Gelmini e poi l’attuale Ministro dell’Istruzione Profumo e con i quali hanno scritto un documento importante: la “Riforma del Diritto allo Studio”. In un rapporto di stima, alimentato dagli incontri di lavoro comune, i membri del Cnsu sono recentemente riusciti ad ottenere alcune vittorie. Prima fra tutte proprio quella relativa alle borse di studio. Nella situazione per molti aspetti stagnante nella quale versa il sistema universitario e in mancanza di fondi statali adeguati, c’è infatti spazio per l’attuazione del principio di sussidiarietà. 

Non sono poche in Italia quelle aziende e associazioni che sostengono gli Atenei italiani stanziando borse di studio per gli studenti meritevoli, come ad esempio ha fatto lo scorso anno Autostrade per l’Italia con la donazione di 200.000 euro da destinare agli studenti milanesi del Politecnico. Grosso neo è sempre stata però la tassazione prevista su questi finanziamenti e che pesa poi sui diretti interessati. Ebbene, su richiesta del Cnsu – come ci racconta uno dei membri del comitato studentesco, Marco Lezzi - il Ministro Profumo ha deciso di non aggiungere ulteriori oneri a chi sostiene le Università. Al contrario, per il biennio 2013-2014 saranno concessi esoneri fiscali per 11 milioni di euro sulle donazioni, grazie alla modifica di una norma all’interno della legge di stabilità. 

«Con l’approvazione prima del Ministro Profumo e poi dei Presidenti Monti e Napolitano – continua Marco - è stato possibile istituire un fondo per finanziare un credito d’imposta per la concessione di borse di studio”. Insomma, non volendo nascondere dati gravi come la drastica riduzione che interesserà le borse di studio e il calo delle immatricolazioni scese del 17% in 10 anni, segnali di speranza e spazi di manovra per intervenire non mancano».


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