Le cifre della grande persecuzione censurata
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di Anna Bono14-01-2016 AA+A++

Nel 2015 le persecuzioni contro i cristiani si sono ulteriormente inasprite e moltiplicate, estendendosi a Paesi in cui in passato erano assenti. I cristiani uccisi per la loro fede sono saliti a 7.100, contro i 4.344 del 2014, e oltre 2.400 chiese sono state attaccate, distrutte o gravemente danneggiate, più del doppio rispetto al 2014 quando gli attacchi erano stati 1.062. È quanto emerge dalla edizione 2016 della Word Watch List, la classifica dei 50 paesi in cui i cristiani sono più perseguitati (clicca qui).

La Word Watch List è redatta ogni anno da Open Doors, Porte Aperte, l’organizzazione non governativa che da oltre 60 anni documenta la situazione dei cristiani nel mondo, «li soccorre con la preghiera e li assiste con aiuti materiali al fine – come si legge nella pagina web di presentazione dell’organismo – di incoraggiare i cristiani a resistere alle persecuzioni e a far risplendere la luce di Cristo». Per la quattordicesima volta consecutiva, il primo Stato dell’elenco è la Corea del Nord in cui un regime comunista spietato proibisce ogni forma di devozione anche privata. Da 50.000 a 70.000 cristiani scoperti a violare i divieti di culto sono detenuti in campi di lavoro forzato, in condizioni spaventose. Per loro Open Doors chiede di pregare e per gli eroici sacerdoti che tentano di assistere i fedeli sfidando la collera del regime.

La cartina delle persecuzioni della WWList

Al secondo posto si trova l’Iraq, terzo nella precedente edizione della classifica, un Paese in cui i cristiani hanno vissuto per due millenni e dal quale adesso stanno scomparendo, messi in fuga dallo Stato Islamico. In terza posizione si trova l’Eritrea, comparsa nel 2002 per la prima volta nella classifica che ha rapidamente risalito raggiungendo la nona posizione nel 2014. Quella eritrea è una delle peggiori dittature del pianeta. Il regime proibisce ogni forma di associazione e controlla tutte le istituzioni religiose. Inoltre ha contribuito fortemente alla nascita e alla diffusione dell’Islam radicale nel Corno d’Africa. 

Scorrendo il resto della classifica, il dato che emerge con tutta evidenza è la conferma che l’Islam è il primo e principale responsabile delle attuali persecuzioni anticristiane. Sono, infatti, islamici sette dei nove Stati al vertice dell’elenco, in cui la persecuzione è tanto grave da essere definita “estrema”. Oltre all’Iraq, sono, nell’ordine, Afghanistan, Siria, Pakistan, Somalia, Sudan e Iran. Nella fascia successiva, quella dei 16 Paesi in cui la persecuzione è “molto alta”, figurano 10 Stati a maggioranza islamica; in altri due – il Kenya, a maggioranza cristiana, e la Nigeria, dove gli islamici sono circa il 50% della popolazione – i cristiani sono minacciati da gruppi jihadisti, rispettivamente al Shabaab, nato in Somalia, alleato con al Qaeda, e Boko Haram, da oltre un anno legato allo Stato Islamico; e, infine, in Etiopia l’estremismo islamico concorre alla persecuzione insieme ad altri fattori. 

In tutto sono 35 su 50 gli Stati in cui è l’Islam a limitare la libertà di culto, a discriminare i cristiani e a sottoporli a forme di violenza anche estrema.  Il secondo dato rilevante è la conferma della difficile la situazione dei cristiani che vivono in Africa. I Paesi africani presenti nell’elenco sono 16, come in quello precedente: ma in sette la situazione è peggiorata e metà compaiono nelle due fasce superiori in cui la persecuzione è “estrema” e “molto alta”. Inoltre sono africani nove dei 15 Stati successivi, dal 51° al 65° posto, in cui i cristiani sono perseguitati anche se in forma meno grave. Secondo Open Doors, in termini numerici la condizione dei cristiani in Africa è forse peggiore persino che in Medio Oriente. 

Sicuramente Africa, Medio Oriente e Asia centrale sono le aree geografiche in cui la persecuzione anticristiana cresce più rapidamente. Open Doors evidenzia inoltre altre tendenze allarmanti: l’ampliamento della sfera d’azione dello Stato Islamico in diversi stati in cui dei gruppi armati alleati hanno creato dei Califfati; un rafforzamento dei nazionalismi e delle misure di controllo lesive delle libertà personali, in risposta all’estremismo islamico; da parte dei musulmani, una più rigorosa pratica religiosa, pericolosa perché può sfociare in atteggiamenti intolleranti nei confronti dei fedeli di altre religioni, per timore che i loro paesi possano cadere nelle mani degli estremisti e che delle cellule dormienti dello Stato Islamico possano diventare attive; e ancora un aumento degli stati in cui le minoranze, incluse quelle cristiane, sono lasciate in balia di gruppi violenti. 

Un’ulteriore tendenza rilevata dai relatori della World Watch List è l’intensificarsi dell’esodo dei cristiani, un fenomeno che riguarda soprattutto paesi e territori a maggioranza islamica, devastati dai jihadisti. Anche in questo caso, se il Medio Oriente è la situazione più disperata, l’Africa ormai non è da meno. In questo continente, in particolare nelle regioni sub sahariane, è andato crescendo il numero dei cristiani – nell’ordine delle centinaia di migliaia – profughi e sfollati, in fuga da regioni, come ad esempio quelle del nord est del Kenya e della Nigeria, in cui la presenza jihadista non lascia più speranze. 

 

 

 

 

 

 


30
Mag
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