Le foto di Melania che la stampa ci censura
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di Rino Cammilleri29-05-2017 AA+A++

Il fatto di chiamarsi come la comprimaria «buona» di Via col vento, quella interpretata da Olivia de Havilland, non le è valso un minimo di considerazione positiva da parte della stampa. La quale, orfana di Hillary e perciò rosicona, l’ha inchiodata alla parte di «moglie di Trump», perciò da denigrare e, quando proprio non si può, snobbare. All’indomani della trionfale elezione di The Donald le prefiche democratiche si lanciarono subito nel loro sport preferito, la demonizzazione dell’avversario politico.

Ero in un grande magazzino di cinesi che tenevano la radio ad alto volume per la gioia (si fa per dire) dei clienti, e sentii uno di quei programmi in cui i conduttori, tra una musica e l’altra, cazzeggiano tra loro credendo di essere divertenti, o leggono tweet e sms inviati dal pubblico, i quali tweet e sms sono sempre, chissà perché, in linea ideologica con la trasmissione. Ebbene, la battuta più fine all’indirizzo di Melania Trump fu questa: «Adesso c’è una speranza per le sciampiste».

Il disprezzo ha accompagnato questa bellissima donna fin dalla discesa in campo del marito. E dire che, quanto ad avvenenza, classe ed eleganza, potrebbe reggere il paragone con l’osannato «mito» Jacqueline Kennedy, se non addirittura batterla ai punti. La stampa italiana, invece, quanto a servilismo provinciale non la batte nessuno. Così, di Melania ain giro per l'Italia e negli incontri ufficiali in Israele e Bruxelles si è detto che ha rifiutato la mano che il marito le tendeva, diniego che potrebbe avere mille ragioni, dalla semplice noncuranza alla mano sudata di lui, ma che importa?

Focus, grandangolo, zoom su quella mano, magari interi talkshow appositamente dedicati. Melania ha superato in altezza «di buoni 30cm» tutte le altre first ladies presenti: in altre donne (politicamente corrette) sarebbe stato un pregio, invece per la stangona balcanica niente. Il vestito a fiori sbalzati, il giubbino di 51mila dollari: il cattivo gusto di questa parvenue è dato per palmare, anche se non c’è bisogno di sottolinearlo, basta spararlo in pagina. Il fatto che questa cinquantenne slovena abbia un fisico da fare invidia alle adolescenti non fa notizia.

Né in Italia sono state pubblicate certe foto che dicono anche altro. La «sciampista» si è presentata in Vaticano con una mise perfetta e del tutto omaggiante un protocollo che da tempo non si vedeva tra le Sacre Mura. Abito di pizzo nero, sotto il ginocchio, capo coperto con veletta, atteggiamento rispettoso e compunto. Rosario in mano, lei, cattolica, è stata immortalata in preghiera davanti  alla statua della Madonna (mentre si fa il segno della croce) e in riflessione devota davanti a un affresco dell’Ultima Cena.

Per un paragone, la moglie di Renzi premier andò in visita al papa a capo scoperto, ed è cattolica di battesimo pure lei. Per un altro paragone, da quelle parti, poco tempo fa, si è presentato il premier lussemburghese col «marito». Ma la luce viene dall’Est, è inutile, e c’è da rimpiangere Putin che, in diretta, dava lezioni di stile al papa riguardo all’icona Vladimirskaja.

Dite quel che vi pare, ma tutti gli indizi portano a Fatima e al suo messaggio. Di speranza. Malgrado le divergenze tra Francesco e Trump (sul clima, sui muri, sul capitalismo), la moglie di quest’ultimo ha impartito una lezione di bon ton a tutti. Naturalmente, la stampa italiota non se n’è accorta.

Si è accorta, eccome, della figlia di Trump, Ivanka, la quale, in un ristorante romano ha visto la foto di Chinaglia occhi al cielo e a braccia aperte e, ingenuamente, l’ha scambiato per un Santo. Tutti a ridere, quantunque io stesso non avrei saputo identificare un giocatore della Lazio anni Settanta. Per giunta, la Ivanka è una convertita all’ebraismo (suo marito è un ebreo ortodosso). Ma ha il torto di essere figlia del «cattivo» secondo l’attuale narrazione mainstream. La prossima volta che viene in Italia le consigliamo di ripassare l’intera raccolta delle figurine Panini. Da mandare a memoria.


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