Legge omofobia, al Senato va anche peggio
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di Gianfranco Amato20-01-2014 AA+A++

L’intolleranza della propaganda ideologica omosessualista «violenta e sopraffattoria» sta diventando un vero problema nel nostro Paese, al punto da «indurre ad una seria riflessione». Parola del governo italiano. Lo ha, infatti, affermato il Vice Ministro dell'Interno Filippo Bubbico nella risposta resa il 16 gennaio scorso ad un’interpellanza del senatore Carlo Giovanardi sui fatti di Casale Monferrato. Com’è noto, il 22 settembre 2013 nella cittadina piemontese si è svolto – o avrebbe dovuto svolgersi, visto come sono andate le cose – il convegno dal titolo «Gender, omofobia, transfobia: verso l’abolizione dell’uomo?».

Si trattava di un’iniziativa organizzata dal Movimento per la vita, Alleanza cattolica, Comunione e liberazione, con il patrocinio della Pastorale della salute e Pastorale sociale della diocesi di Casale Monferrato, in cui avrebbero dovuto parlare come relatori l’Avv. Giorgio Razeto, membro dei Giuristi per la Vita, e il Prof. Mauro Ronco. Ebbene, quel convegno è stato disturbato ed interrotto a seguito di una becera gazzarra allestita da attivisti dei movimenti per i diritti dei gay, tra cui il coordinamento Torino Pride LGBT, il collettivo AlterEva e l’associazione Arcigay. Fatto gravissimo che ha spinto lo stesso Presidente dei Giuristi per la Vita a scrivere al Ministro dell’Interno on. Angelino Alfano un’accorata lettera di protesta.

L’episodio è stato oggetto anche di due interpellanze parlamentari: una alla Camera dei Deputati, da parte dell’on. Alessandro Pagano, ed una al Senato, come si è detto, da parte del senatore Carlo Giovanardi. Ed è proprio la risposta data a Giovanardi dal Vice Ministro Bubbico che rende l’idea dell’esatta dimensione del fenomeno. Lo stesso Bubbico, infatti, in un passaggio del suo intervento, dopo avere precisato che «i fatti esposti nell'informativa dell’organo di polizia sono tuttora al vaglio dell'autorità giudiziaria», ha affermato che «l'episodio di Casale Monferrato deve comunque indurre ad una riflessione seria sui valori della tolleranza e sulla necessità che la diversità anche più aperta delle opinioni non divenga motivo di contrapposizione violenta e sopraffattoria». Doverosa e conseguente, poi, la rassicurazione che «l’impegno delle forze dell’ordine è continuamente teso a garantire l’esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini, costituzionalmente definiti, come il diritto di riunirsi pacificamente e di manifestare liberamente il proprio pensiero, nonché la salvaguardia – anche con le necessarie azioni di prevenzione – delle condizioni necessarie per una pacifica convivenza civile e politica».

Di fronte a questo inquietante scenario, l’iter parlamentare del disegno di legge antiomofobia prosegue in Commissione Giustizia del Senato. E qui le cose non sembrano mettersi per il verso giusto, viste le ultime sconfortanti notizie che ci giungono da Palazzo Madama. Nella seduta del 16 gennaio scorso, infatti, la relatrice Rosaria Capacchione del PD ha dato parere favorevole ad alcuni emendamenti, che, se possibile, peggiorano  la proposta di legge liberticida ed eterofoba che porta il nome di Scalfarotto. 

Lo afferma lo stesso senatore Carlo Giovanardi, rilevando come «oltre al carcere previsto per legge per chi sostiene idee che le associazioni gay ritengono discriminatorie nei confronti dei portatori di “orientamento sessuale” e “identità di genere”, fanno capolino anche come protette dalla legge penale  le  persone che sono, oppure vengono identificate, ovvero percepite, come omosessuali o transessuali». «Come ciliegina sulla torta», osserva sempre Giovanardi, «viene reintrodotta la rieducazione obbligatoria presso le associazioni gay di chi si ostina per esempio ad essere pubblicamente contrario al matrimonio o all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali». 

Si tratta della pena accessoria prevista nel testo approvato il 9 luglio 2013 dalla Commissione giustizia della Camera (art.4), ovvero «l’attività non retribuita in favore della collettività da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo da sei mesi a un anno», costituita da lavoro «in favore delle associazioni a delle persone omosessuali». Quella norma, indice evidente dell’impianto ideologico del disegno di legge (siamo alla rieducazione culturale di stampo maoista), fu poi eliminata a seguito dell’emendamento dei due relatori, Scalfarotto e Leone, il 22 luglio 2013. Ora i sostenitori del laojiao cinese tornano alla carica al Senato, trovando il favore della stessa relatrice in Commissione giustizia. Occorre davvero alzare la guardia: Hannibal ad portas!

 

 


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