L’inno alla vita di Birk
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di Andrea Lavelli31-12-2015 AA+A++

Matt Birk, campione di football che non ha esitato a definirsi cattolico e pro life davanti a tutta la Nazione fino al punto di rifiutare di incontrare il presidente Barak Obama per il suo supporto all’industria dell’aborto, sarà tra gli speaker della prossima March for Life di Washington. È già iniziato infatti il conto alla rovescia per la data del 22 gennaio quando centinaia di migliaia di persone marceranno per le vie di Washington Dc per chiedere il rispetto della vita umana e l’abolizione della sentenza che dal 1973 ha reso legale l’uccisione di 57 milioni di bambini non nati.

Gigante di 1 metro e 93 centimetri e 140 chili, Birk può vantare 15 anni di notevole carriera nella Nfl – la massima divisione professionistica del football americano – culminata con la vittoria del Super Bowl nel 2013 come centro per i Baltimore Ravens. Per tradizione la squadra vincitrice del trofeo nazionale si reca in visita alla Casa bianca per ricevere i complimenti del Presidente. Vincere il Super Bowl ed essere onorati dal presidente in persona: il sogno nel cassetto di qualsiasi ragazzo americano. Birk, però, nel 2013 sconvolse tutti rifiutandosi di unirsi alla squadra diretta a Washington per rendere omaggio a Barack Obama: «Ho un grande rispetto per la carica di Presidente degli Stati Uniti, ma qualche settimana fa il nostro presidente in un discorso ha detto “Dio benedica Planned Parenthood”», ha spiegato Birk ai media ricordando il discorso tenuto da Obama a un evento organizzato dall’azienda stessa. «Planned Parenthood esegue circa 330 mila aborti all’anno. Io sono cattolico e sono attivo nel movimento pro life e semplicemente ho sentito che questo non potevo accettarlo, non potevo appoggiarlo in alcun modo. Sono molto confuso dalle dichiarazioni di Obama: per quale motivo Dio dovrebbe benedire un luogo dove si mette fine a 330 mila vite ogni anno? Così ho semplicemente scelto di non partecipare alla cerimonia».

Obama in diverse occasioni non ha nascosto il suo sostegno all’industria dell’aborto e in particolare a Planned Parenthood che da sola esegue un terzo degli aborti del Paese, fatturando cifre da capogiro e incamerando centinaia di milioni di dollari provenienti dall’erario pubblico. Anche in altre occasioni Birk, padre di sei figli, aveva pubblicamente manifestato il suo essere cattolico, raccontando di aver inizialmente abbandonato la fede dopo la laurea conseguita alla prestigiosa università di Harvard: «credevo ci fossero cose più importanti da fare e quando iniziai a giocare nella Nfl pensavo di stare facendo la cosa più importante nel mondo», racconta l’ex giocatore dei Ravens, che da 3 anni ha messo la parola fine alla sua carriera, in un’intervista al National Catholic Register. «Tutto questo cambiò quando incontrai la donna che ho sposato, devota cattolica, che mi ha aiutato a vedere ciò che stavo perdendo da quando avevo deciso di abbandonare la Chiesa. Grazie a mia moglie ora capisco l’importanza di vivere la fede. È tutto ciò che conta nella vita».

La moglie Adriana ha prestato servizio in un “pregnancy center”, un luogo in cui si fornisce ascolto e supporto alle donne in difficoltà per una gravidanza, una sorta di Centro di aiuto alla vita, per intenderci, aperto proprio di fronte a una clinica di Planned Parenthood. In questo modo i volontari sono riusciti a fornire assistenza a tante donne, salvando la loro vita e quella dei loro bambini. La clinica dall’altra parte della strada ha dovuto così chiudere i battenti. In passato Birk ha pubblicamente preso posizione anche a difesa della famiglia e del matrimonio nel dibattito attorno ad alcuni referendum sulle unioni omosessuali in Minnesota e Maryland, esponendosi notevolmente sui media, anche attraverso un video della Minnesota Catholic Conference. «La mia speranza è che aggiungendo la mia voce alla discussione, io possa dare coraggio alla maggioranza degli americani – che pensa che lo Stato non ha alcun diritto di ridefinire il matrimonio – a far sentire la propria voce con verità e rispetto», ha detto Birk nell’intervista al giornale americano. «La società dovrebbe sempre trovare modi per rafforzare il matrimonio, invece di emarginarlo».

Nel 2002 Birk ha fondato la Hike Foundation che si preoccupa di seguire ragazzi a rischio in condizioni disagiate fornendo loro risorse e programmi interattivi per aiutarli a portare avanti e completare con successo il loro percorso scolastico. Per questo suo impegno è stato proclamato Walter Payton Man of the Year nel 2012. Dalle sue parole traspare ciò che permette ai pro life americani di salvare ogni anno migliaia di vite umane: l’entusiasmo, la gioia e la consapevolezza di combattere per una causa santa, cioè quella di difendere la creatura più innocente e indifesa, il bambino non ancora nato. «Forse con il tuo impegno non sarai in grado di salvare migliaia di vite, ma quell’unica vita che tu puoi salvare oggi, significa molto», spiega Birk al National Catholic Register. «Possiamo tutti fare qualcosa: che sia educando i nostri figli a essere pro life, contattare i nostri parlamentari, o fare volontariato nei centri che forniscono aiuto alle donne in difficoltà per una gravidanza… tutte queste cose però vanno unite alla preghiera, cosa che ciascuno può e dovrebbe fare, perché la preghiera è la base di qualsiasi buona azione. Ogni piccolo sforzo aiuta a portare avanti la cultura della vita». 

    

    




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