L'ultima follia gay: Gesù e gli apostoli sono dei nostri
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di Gianfranco Amato20-07-2014 AA+A++

La denuncia penale contro lo sketch blasfemo mandato in onda su Rai2, in cui Gesù veniva presentato come un gay, ha provocato diverse reazioni. La più interessante è quella di coloro che non solo non hanno visto nulla di male nell’iniziativa della Tv di Stato, ma che, anzi, hanno difeso a spada tratta l’assurda pretesa che Nostro Signore fosse un omosessuale dichiarato. Hanno invocato, a supporto della tesi, «importanti e recenti documenti storici» che comproverebbero inequivocabilmente l’orientamento sessuale del Cristo. 

In realtà è una storia ampiamente conosciuta e, ormai, per nulla recente. Si tratta di quella settantina di codici scoperti, circa dieci anni fa, in una grotta della Giordania, che avrebbero dovuto rivoluzionare la concezione del cristianesimo e la Chiesa cattolica. Invece, non hanno scalfito minimante né l’uno né l’altra. Nella polemica seguita alla denuncia contro la Rai è tornato in circolazione anche il provocatorio articolo pubblicato il 4 novembre 2011 sul prestigioso quotidiano britannico The Guardian, a firma del professor Michael Ruse, darwiniano docente di filosofia alla Florida State University. Il titolo dell’articolo non lascia dubbi sul contenuto, affermando apoditticamente l’omosessualità dichiarata di Gesù Cristo: “Jesus as an openly gay man”. Anche Ruse si rifà alla scoperta dei codici giordani, per dichiarare che «Gesù era inequivocabilmente e apertamente omosessuale». 

Ma non era il solo. Secondo il professore, infatti, «Lui e i suoi discepoli formavano un cenacolo di omosessuali, ed erano tra loro legati da sentimenti di amore e mutuo sostegno». Sempre Ruse nel suo articolo ci spiega che già nel Vangelo ufficiale «ci sono chiari esempi di omosessualità – il “discepolo amato” gioca in questo senso un ruolo significativo –, e c’è l’affermazione delle gioie dell’amicizia e dello stare insieme amandosi vicendevolmente». «In quest’ottica», secondo Ruse,  «si comprende perfettamente quel passaggio oscuro in cui Gesù esorta i suoi seguaci a rompere i legami familiari: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Luca 14,26)», perché «appare ora chiaro che quella esortazione non è tanto un ripudio negativo della famiglia, quanto piuttosto un invito positivo a unirsi per affermare la gioia dell’amore e dello stile di vita omosessuale (“gay lifestyle”)». 

Le nuove scoperte della grotta in Giordania darebbero un’ulteriore conferma di questa prospettiva. Ruse cita, infatti, una parabola riportata dai codici in cui si parla di «due giovani uomini», con «evidenti richiami alla relazione omosessuale tra Davide e Gionata, perché Gesù parla di un giovane uomo che aveva la sua anima “legata all’anima” dell’altro, e che lo amava, come se fosse la sua anima». Ma il nostro professore sul Guardian si spinge oltre, e arriva a psicoanalizzare anche il rapporto tra Gesù e la Beata Vergine. Evidenzia, infatti, Ruse come appaia «intrigante il fatto che siano propri i cattolici, più dei protestanti, a essere vicini alla verità sull’omosessualità di Gesù, poiché essi hanno compreso il particolarissimo legame che univa il Salvatore alla Madre», tipico degli omosessuali. 

Poteva mancare il povero San Giuseppe? No di certo: il rapporto col padre era antitetico rispetto a quello avuto con la madre. Basta leggere cosa scrive in proposito Ruse: «C’è (nei nuovi codici) almeno un episodio in cui lo stesso Gesù litiga violentemente con Giuseppe, che mostra una grande ostilità e vanta un’evidente pretesa di “virilità”. Prima si sarebbe potuto pensare che, data la verginità di Maria, il comportamento di Giuseppe riflettesse l’ambiguità del suo status all’interno della famiglia; ma ora appare molto più riconducibile al classico esempio del triangolo freudiano: madre iperpossessiva, padre ostile, figlio omosessuale». 

Ma l’articolo del docente della Florida State University ci spiega pure perché di tutto ciò si è sempre saputo poco: «Una nuova epistola paolina recentemente scoperta, quella agli ateniesi, evidenzia una maggiore influenza platonica, in particolare quella della Repubblica. Paolo di Tarso, che era anch’egli omosessuale e che aveva ricevuto un’educazione classica, vedeva la stessa omosessualità come un ostacolo al successo del cristianesimo in un contesto sociale all’epoca altamente omofobo. Perciò, i sentimenti e la pratica omosessuale erano coltivati in gran segreto dai soli leader, dai “guardiani” del cristianesimo. Ovviamente questa è una tradizione che si è sviluppata ed è durata nel tempo. Non è un caso che John Henry Newman sta per essere canonizzato». 

Neppure i santi sono stati risparmiati. Ci sarebbe da ridere, se il contenuto di queste farneticazioni non fosse stato scritto da un illustre accademico americano, su una delle più prestigiose e antiche testate giornalistiche del Regno Unito – il Guardian è stato fondato nel 1821 da un gruppo di imprenditori protestanti guidati da John Edward Taylor – e se il tutto non avesse travalicato i limiti della decenza e del blasfemo. A chiusura dell’articolo il professor Ruse ci lascia con una frase inquietante: «Il cristianesimo è destinato a non essere più lo stesso». Più che una profezia, oggi quella frase sembra una minaccia.

L’omosessualismo sta sostituendo il marxismo a livello culturale, con la stessa logica di potere gramsciana, quella delle casematte. Ieri era la lotta di classe che spiegava la storia e la dinamica evolutiva dell’umanità. Oggi è l’ideologia gay che domina e pretende di spiegare tutto. Il povero Marx si rivolterà nella tomba. Il suo amico Engels, invece, aveva capito tutto. Glielo scrisse in una lettera inviata da Manchester il 22 giugno 1869: «I pederasti iniziano a contarsi e scoprono di formare una potenza all'interno dello Stato. Mancava solo un’organizzazione, ma secondo questo libro sembra che esista già in segreto. E poiché contano uomini tanto importanti nei vecchi partiti ed anche nei nuovi, da Rösing a Schweitzer, la loro vittoria è inevitabile. D’ora in poi sarà: “Guerre aux cons, paix aux trous de cul”» (Karl Marx - Friedrich Engels, Opere Complete, vol. 43, Lettere 1868-1870, lett. n.195, pag. 349, Editori Riuniti, Roma, 1975). Oggi sarebbe considerato omofobo anche Engels.

 

 

 




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